A large number of studies have already investigated the use of songs and radio programmes as political tool during the fascist regime in Italy. Compared with those analysis this book is characterized by two peculiarities: 1) an historiographical use of entertainment items not simply as a sterile “reflecting theory”, but interrogating them as outright documents, looking for stratified links that lead from the “text” to the historical context and take back the mental landscape of authors and users in that age; 2) a view focused more on the impact and the outcomes of propaganda/censorship in entertainment section rather than on the strategies and the organization modalities implemented by Italian Fascism. In particular, the essay looks at another extremely interesting question: over and above the pressures of a State that “longed” to be totalitarian, to what extent were Italians perceiving this intrusiveness as a liberty limitation or as individual self-reliance restriction? To what extent Italians felt Mussolini’s dictatorship weight? Eventually (taking back a subject matter of the conference theme), «how culpable were Italians? Were the Italian people themselves to blame for the evils of fascism or were they manipulated by a repressive, one-party dictatorship which was ever ready to use force and violence in order to impose conformity and obedience?»

E’ ormai noto come il regime abbia “corteggiato” canzoni e radio per la loro indiscutibile aderenza sociale e come, viceversa, abbia osteggiato con ogni mezzo la diffusione di materiali dal contenuto ideologico alieno ai principi fascisti o disfattista dell’immagine nazionale. Meno conosciuti, invece, sono gli esiti prodotti da queste azioni. Rispetto agli innumerevoli saggi che si sono occupati di accompagnare il lettore attraverso la società del Ventennio, questo libro torna sul tema del “consenso” con alcune peculiarità: l’utilizzo dei materiali dell’intrattenimento interrogati come veri e propri documenti; uno scrupoloso lavoro sulle fonti archivistiche; l’attenzione all’impatto e ai risultati – pur senza trascurare le strategie e le modalità organizzative – di “propaganda cantata” da una parte e censura dall’altra. Ma, al di là delle ingerenze di uno Stato che ambiva ad essere totalitario, fino a che punto i ceti medi, serbatoio sociale privilegiato da Mussolini per la costruzione del consenso, percepirono queste manovre come i disegni di un regime pronto ad usare ogni mezzo per imporre il conformismo? Fino a che punto avvertirono questa manipolazione di elementi del tempo libero come un limite alla libertà stessa? Fino a che punto vissero il tentativo politico di definire paradigmi culturali attraverso il coinvolgimento emotivo come una subdola operazione di “ingegneria sociale”? In definitiva, gli italiani sentirono il peso della dittatura o furono colpevoli di averlo alleggerito con la loro acquiescenza? Questo libro cerca di dare una risposta a queste domande e, anche se solo come lavoro di sintesi, ricostruisce un tratto di percorso importante di storia della radio e della musica leggera in Italia.

Lanotte, G., Mussolini e la sua "Orchestra". Radio e musica nell'Italia fascista, Prospettiva Editrice, Civitavecchia 2016: 216 [http://hdl.handle.net/10807/95939]

Mussolini e la sua "Orchestra". Radio e musica nell'Italia fascista

Lanotte, Gioachino
Primo
2016

Abstract

E’ ormai noto come il regime abbia “corteggiato” canzoni e radio per la loro indiscutibile aderenza sociale e come, viceversa, abbia osteggiato con ogni mezzo la diffusione di materiali dal contenuto ideologico alieno ai principi fascisti o disfattista dell’immagine nazionale. Meno conosciuti, invece, sono gli esiti prodotti da queste azioni. Rispetto agli innumerevoli saggi che si sono occupati di accompagnare il lettore attraverso la società del Ventennio, questo libro torna sul tema del “consenso” con alcune peculiarità: l’utilizzo dei materiali dell’intrattenimento interrogati come veri e propri documenti; uno scrupoloso lavoro sulle fonti archivistiche; l’attenzione all’impatto e ai risultati – pur senza trascurare le strategie e le modalità organizzative – di “propaganda cantata” da una parte e censura dall’altra. Ma, al di là delle ingerenze di uno Stato che ambiva ad essere totalitario, fino a che punto i ceti medi, serbatoio sociale privilegiato da Mussolini per la costruzione del consenso, percepirono queste manovre come i disegni di un regime pronto ad usare ogni mezzo per imporre il conformismo? Fino a che punto avvertirono questa manipolazione di elementi del tempo libero come un limite alla libertà stessa? Fino a che punto vissero il tentativo politico di definire paradigmi culturali attraverso il coinvolgimento emotivo come una subdola operazione di “ingegneria sociale”? In definitiva, gli italiani sentirono il peso della dittatura o furono colpevoli di averlo alleggerito con la loro acquiescenza? Questo libro cerca di dare una risposta a queste domande e, anche se solo come lavoro di sintesi, ricostruisce un tratto di percorso importante di storia della radio e della musica leggera in Italia.
Italiano
Monografia o trattato scientifico
Prospettiva Editrice
Lanotte, G., Mussolini e la sua "Orchestra". Radio e musica nell'Italia fascista, Prospettiva Editrice, Civitavecchia 2016: 216 [http://hdl.handle.net/10807/95939]
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