Intorno alle undici battaglie dell’Isonzo si dispiega un complesso intreccio diplomatico che assume particolare rilievo nel coso del 1917 anche a causa della c.d. ‘Rivoluzione di febbraio’ che apre la strada all’uscita della Russia dalla Prima guerra mondiale. Il 1917 assiste, infatti, a uno spostamento dell’attenzione degli alleati verso il fronte italiano. La formazione del gabinetto Lloyd George, nel dicembre 1916, porta alla rivalutazione, da parte di Londra, di una strategia ‘orientalista’ vista dai vertici militari come il tentativo del Primo ministro di ridimensionare il loro ruolo nella condotta delle operazioni. Dopo il fallimento dell’offensiva di Nivelle (16 aprile-9 maggio 1917), un’azione sul fronte italiano avrebbe inoltre contribuito a ridare fiato alle forze anglo-francesi e a sostenere quelle russe, scosse dagli eventi politici dei mesi precedenti e dagli effetti che questi avevano avuto sulla loro organizzazione e la loro operatività. Alla viglia di quella che sarebbe stata l’‘offensiva Kerenskij’ (1-19 luglio), l’azione italiana aveva, infine, un importante valore diversivo, contribuendo a bloccare lungo l’Isonzo aliquote consistenti dell’esercito austro-ungarico. Il cedimento del fronte russo sotto la controffensiva della Südarmee austro-tedesca e della 3^ e 7^ armata austro-ungariche (18 luglio), e il suo ripiegamento fino alla linea del fiume Zbruč, al confine fra la Galizia austro-ungarica e i territori dell’ex impero zarista, aggiunse alle cose un ulteriore senso d’urgenza. Sul piano pratico, la collaborazione fra i belligeranti rimase, però, limitata. Alla viglia dell’undicesima battaglia dell’Isonzo, la presenza alleata in Italia si riduceva – oltre che ai reparti di Croce Rossa – a dieci batterie di obici della Royal Garrison Artillery, a sei batterie da 155 mm francesi e dieci batterie pesanti, sempre francesi. Tuttavia, essendo la fornitura di tali unità vincolata al loro impiego in funzione offensiva, la postura di difesa a oltranza assunta dalle forze italiane dopo il 18 settembre portò alla richiesta che esse fossero nuovamente trasferite sul fronte occidentale. Dietro questa richiesta stava un’incomprensione di fondo. Agli occhi degli alleati, nonostante l’usura subita, il Regio Esercito appariva, infatti, quello meno provato sia in termini umani sia materiali. Questa convinzione, unita a quella (condivisa dall’Alto comando tedesco) per cui lo scontro decisivo sarebbe stato combattuto sul fronte occidentale, concorre a spiegare una scelta la cui conseguenze appaiono, in ogni caso, marginali rispetto alle evoluzioni successive. Più in generale, il coordinamento dello sforzo bellico costituisce il vero punto critico dei rapporti interalleati. Punto critico che non sarà superato nemmeno con la costituzione del Comando supremo di guerra voluto da Lloyd George dopo Caporetto e che -- al contrario -- sarà reso più scottante dall’entrata in linea delle forze statunitensi, nel corso dell’inverno 1917 e della primavera del 1918.

Pastori, G., Le battaglie dell’Isonzo e la scena politica internazionale, in Papo, A., Nemeth, G. (ed.), Doline di dolore. Le battaglie dell’Isonzo, Luglio, San Dorligo della Valle 2016: 46- 60 [http://hdl.handle.net/10807/93628]

Le battaglie dell’Isonzo e la scena politica internazionale

Pastori, Gianluca
2016

Abstract

Intorno alle undici battaglie dell’Isonzo si dispiega un complesso intreccio diplomatico che assume particolare rilievo nel coso del 1917 anche a causa della c.d. ‘Rivoluzione di febbraio’ che apre la strada all’uscita della Russia dalla Prima guerra mondiale. Il 1917 assiste, infatti, a uno spostamento dell’attenzione degli alleati verso il fronte italiano. La formazione del gabinetto Lloyd George, nel dicembre 1916, porta alla rivalutazione, da parte di Londra, di una strategia ‘orientalista’ vista dai vertici militari come il tentativo del Primo ministro di ridimensionare il loro ruolo nella condotta delle operazioni. Dopo il fallimento dell’offensiva di Nivelle (16 aprile-9 maggio 1917), un’azione sul fronte italiano avrebbe inoltre contribuito a ridare fiato alle forze anglo-francesi e a sostenere quelle russe, scosse dagli eventi politici dei mesi precedenti e dagli effetti che questi avevano avuto sulla loro organizzazione e la loro operatività. Alla viglia di quella che sarebbe stata l’‘offensiva Kerenskij’ (1-19 luglio), l’azione italiana aveva, infine, un importante valore diversivo, contribuendo a bloccare lungo l’Isonzo aliquote consistenti dell’esercito austro-ungarico. Il cedimento del fronte russo sotto la controffensiva della Südarmee austro-tedesca e della 3^ e 7^ armata austro-ungariche (18 luglio), e il suo ripiegamento fino alla linea del fiume Zbruč, al confine fra la Galizia austro-ungarica e i territori dell’ex impero zarista, aggiunse alle cose un ulteriore senso d’urgenza. Sul piano pratico, la collaborazione fra i belligeranti rimase, però, limitata. Alla viglia dell’undicesima battaglia dell’Isonzo, la presenza alleata in Italia si riduceva – oltre che ai reparti di Croce Rossa – a dieci batterie di obici della Royal Garrison Artillery, a sei batterie da 155 mm francesi e dieci batterie pesanti, sempre francesi. Tuttavia, essendo la fornitura di tali unità vincolata al loro impiego in funzione offensiva, la postura di difesa a oltranza assunta dalle forze italiane dopo il 18 settembre portò alla richiesta che esse fossero nuovamente trasferite sul fronte occidentale. Dietro questa richiesta stava un’incomprensione di fondo. Agli occhi degli alleati, nonostante l’usura subita, il Regio Esercito appariva, infatti, quello meno provato sia in termini umani sia materiali. Questa convinzione, unita a quella (condivisa dall’Alto comando tedesco) per cui lo scontro decisivo sarebbe stato combattuto sul fronte occidentale, concorre a spiegare una scelta la cui conseguenze appaiono, in ogni caso, marginali rispetto alle evoluzioni successive. Più in generale, il coordinamento dello sforzo bellico costituisce il vero punto critico dei rapporti interalleati. Punto critico che non sarà superato nemmeno con la costituzione del Comando supremo di guerra voluto da Lloyd George dopo Caporetto e che -- al contrario -- sarà reso più scottante dall’entrata in linea delle forze statunitensi, nel corso dell’inverno 1917 e della primavera del 1918.
Italiano
Doline di dolore. Le battaglie dell’Isonzo
88 6803 181 7
Luglio
Pastori, G., Le battaglie dell’Isonzo e la scena politica internazionale, in Papo, A., Nemeth, G. (ed.), Doline di dolore. Le battaglie dell’Isonzo, Luglio, San Dorligo della Valle 2016: 46- 60 [http://hdl.handle.net/10807/93628]
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