Il tema del meticciato è indagato rispetto al mondo delle associazioni che sono ingaggiate sul territorio milanese nell’ambito del dialogo e dell’incontro interculturale e interreligioso, in particolare proprio tra musulmani e cristiani. Sono presentati e discussi nel capitolo i temi emersi dall’analisi delle interviste a testimoni privilegiati, cioè i referenti delle organizzazioni laiche, cattoliche e musulmane che hanno partecipato all’indagine. In primo luogo, sono emersi molteplici aspetti di conflittualità, non riconducibili esclusivamente a una differenza legata ai luoghi di origine (paesi e culture di provenienza, lingue, correnti religiose interne all’Islam), ma anche a esperienze del post-migrazione, che stanno determinando disaccordi tra uomini e donne, tra prima e seconda generazione, tra chi intende l’incontro sul piano prettamente teologico/dottrinale e chi invece sceglie di partire da bisogni concreti e questioni pratiche. Un altro nodo cruciale e non più rinviabile è relativo alla giustizia sociale, che passa attraverso il riconoscimento della cittadinanza, con i diritti e i doveri che ne conseguono (in primis, il diritto a uno spazio per il culto). La percezione di ingiustizia è molto forte, in particolare se proiettata sulle seconde generazioni. Si evidenzia come ciò che è stato tollerato per le prime generazioni non è più accettabile per le seconde, pena l’evocazione di sentimenti di odio, frustrazione e rabbia.
Meda, S. G., Giuliani, C., Verso uno spazio pubblico condiviso nella pro-spettiva delle organizzazioni laiche, cattoliche e musulmane, in Regalia, C., Giuliani, C., Meda, S. (ed.), La sfida del meticciato nella migrazione musulmana. Una ricerca sul territorio milanese, Franco Angeli, MILANO -- ITA 2016: <<ISMU INIZIATIVE E STUDI SULLA MULTIETNICITÀ>>, 73- 93 [http://hdl.handle.net/10807/86927]
Verso uno spazio pubblico condiviso nella pro-spettiva delle organizzazioni laiche, cattoliche e musulmane
Meda, Stefania Giada;Giuliani, Cristina
2016
Abstract
Il tema del meticciato è indagato rispetto al mondo delle associazioni che sono ingaggiate sul territorio milanese nell’ambito del dialogo e dell’incontro interculturale e interreligioso, in particolare proprio tra musulmani e cristiani. Sono presentati e discussi nel capitolo i temi emersi dall’analisi delle interviste a testimoni privilegiati, cioè i referenti delle organizzazioni laiche, cattoliche e musulmane che hanno partecipato all’indagine. In primo luogo, sono emersi molteplici aspetti di conflittualità, non riconducibili esclusivamente a una differenza legata ai luoghi di origine (paesi e culture di provenienza, lingue, correnti religiose interne all’Islam), ma anche a esperienze del post-migrazione, che stanno determinando disaccordi tra uomini e donne, tra prima e seconda generazione, tra chi intende l’incontro sul piano prettamente teologico/dottrinale e chi invece sceglie di partire da bisogni concreti e questioni pratiche. Un altro nodo cruciale e non più rinviabile è relativo alla giustizia sociale, che passa attraverso il riconoscimento della cittadinanza, con i diritti e i doveri che ne conseguono (in primis, il diritto a uno spazio per il culto). La percezione di ingiustizia è molto forte, in particolare se proiettata sulle seconde generazioni. Si evidenzia come ciò che è stato tollerato per le prime generazioni non è più accettabile per le seconde, pena l’evocazione di sentimenti di odio, frustrazione e rabbia.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.