Facendo riferimento a un ampio panorama di studi, il saggio analizza l’orientamento maturato dalla Chiesa cattolica nei confronti della pretesa totalitaria fascista, che ha alternato momenti di frizione e fasi di maggior distensione. Se negli anni Venti il magistero condannava la «statolatria pagana» fascista, con la deriva razzista e filo-nazista degli anni Trenta inseriva il fascismo tra i fenomeni totalitari, di per sé incompatibili con una concezione che presentava la Chiesa come il modello ideale di organizzazione collettiva. Vi contribuiva la dottrina della regalità di Cristo, che opponeva l’universalismo cattolico a quello della «Terza Roma» fascista. A sua volta la «religione politica» fascista alternava l’anticlericalismo alla ricerca di un’intesa, che doveva essere sanzionata dai Patti Lateranensi e che avrebbe integrato il cattolicesimo nell’apparato ideologico del regime. In questo quadro si collocano la liquidazione del Partito Popolare, la riforma dell’Azione Cattolica di Pio XI, il consolidamento dell’Università del Sacro Cuore, le tensioni di metà degli anni Venti e quelle del ’31, nonché l’attività antifascista del Movimento guelfo d’azione. Le consonanze degli anni Trenta, veicolate dal corporativismo, dalla guerra di Spagna e dalla fondazione dell’Impero, si interruppero con l’introduzione in Italia del razzismo e dell’antisemitismo. Nel corso del conflitto mondiale la Santa Sede mantenne una linea cauta e realistica, tesa ad assistere le vittime e a mettere in salvo prigionieri e perseguitati. I radiomessaggi natalizi di Pio XII produssero un corpus dottrinale cui i cattolici fecero riferimento al momento della rico¬struzione democratica.

Bocci, M., Chiesa, cattolici e fascismo, in Vaccaro, L. (ed.), Storia religiosa dell'Italia, Centro Ambrosiano, Milano 2016: 759- 790 [http://hdl.handle.net/10807/84603]

Chiesa, cattolici e fascismo

Bocci, Maria
Primo
2016

Abstract

Facendo riferimento a un ampio panorama di studi, il saggio analizza l’orientamento maturato dalla Chiesa cattolica nei confronti della pretesa totalitaria fascista, che ha alternato momenti di frizione e fasi di maggior distensione. Se negli anni Venti il magistero condannava la «statolatria pagana» fascista, con la deriva razzista e filo-nazista degli anni Trenta inseriva il fascismo tra i fenomeni totalitari, di per sé incompatibili con una concezione che presentava la Chiesa come il modello ideale di organizzazione collettiva. Vi contribuiva la dottrina della regalità di Cristo, che opponeva l’universalismo cattolico a quello della «Terza Roma» fascista. A sua volta la «religione politica» fascista alternava l’anticlericalismo alla ricerca di un’intesa, che doveva essere sanzionata dai Patti Lateranensi e che avrebbe integrato il cattolicesimo nell’apparato ideologico del regime. In questo quadro si collocano la liquidazione del Partito Popolare, la riforma dell’Azione Cattolica di Pio XI, il consolidamento dell’Università del Sacro Cuore, le tensioni di metà degli anni Venti e quelle del ’31, nonché l’attività antifascista del Movimento guelfo d’azione. Le consonanze degli anni Trenta, veicolate dal corporativismo, dalla guerra di Spagna e dalla fondazione dell’Impero, si interruppero con l’introduzione in Italia del razzismo e dell’antisemitismo. Nel corso del conflitto mondiale la Santa Sede mantenne una linea cauta e realistica, tesa ad assistere le vittime e a mettere in salvo prigionieri e perseguitati. I radiomessaggi natalizi di Pio XII produssero un corpus dottrinale cui i cattolici fecero riferimento al momento della rico¬struzione democratica.
Italiano
Storia religiosa dell'Italia
978-88-6894-151-2
Centro Ambrosiano
Bocci, M., Chiesa, cattolici e fascismo, in Vaccaro, L. (ed.), Storia religiosa dell'Italia, Centro Ambrosiano, Milano 2016: 759- 790 [http://hdl.handle.net/10807/84603]
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