Il Califfato non fu in principio una forma di governo. Se fosse stato una forma di governo, avrebbe dovuto garantire la presenza di una struttura burocratico-normativa complessa che invece per almeno i primi cinquant’anni di storia islamica non esiste. Termine derivato da Khilâfa (“vicariato”) e attribuito ai successori del Profeta Muhammad (m. 632) in quanto suoi vicari, il califfo non poteva contare nella fase dei Califfi ben guidati (632-661) su una struttura di governo esplicita, ma su un avvicendamento necessario per non vanificare il tentativo di unione dei numerosi clan della penisola araba. È inoltre storicamente accertato come nei primi decenni successivi alla morte del Profeta ebbe luogo una duplice disputa. Politica da un lato: se la successione dovesse riguardare esclusivamente un appartenente al clan di Muhammad o meno; religiosa dall’altro, in relazione a quale titolo attribuire al successore: Khalîfat Rasûl Allâh (“vicario dell’Inviato di Dio”), o direttamente Khalîfat Allâh (“vicario di Dio”), opzione quest’ultima che avrebbe concesso un ruolo spirituale ben più ampio del primo. Soltanto nella fase omayyade (661-750) e nel primo secolo di quella abbaside (750-861), il vicario del Profeta assunse l’onore e l’onere di esserlo anche di Dio, con competenze e attributi di fatto religiosi che lo equiparavano al ruolo imamale. In certo modo riassumendo questi dibattiti, il celebre storico Ibn Khaldûn distingueva nel XIV secolo tre forme di governo: quello naturale (al-mulk al-tabî‘î), quello politico (al-mulk al-siyâsî) e il Califfato, cioè quel regime che si conforma legalmente a una visione islamica della vita e del dopo-vita. I principi fondativi sono per il primo la legge naturale, per il secondo la ragione e l’esperienza politica, mentre per il terzo la Legge islamica o sharî‘a. La principale differenza tra Califfato e altri regimi consiste nell’interesse che il Califfato persegue nel regolamentare religiosamente la vita di ogni giorno in attesa di quella dopo la morte, mentre il regime naturale o politico hanno come unico obbiettivo la regolamentazione dell’esistenza su questa terra.

Demichelis, M., Il califfato Islamico. Propaganda e sostanza all'origine dell'ISIS., in Alessandro Zaccur, A. Z. (ed.), Il tablet e la mezzaluna. Islam e Media al tempo del meticciato., Marsilio Editore, Venezia 2016: 44- 53 [http://hdl.handle.net/10807/73569]

Il califfato Islamico. Propaganda e sostanza all'origine dell'ISIS.

Demichelis, Marco
Primo
2016

Abstract

Il Califfato non fu in principio una forma di governo. Se fosse stato una forma di governo, avrebbe dovuto garantire la presenza di una struttura burocratico-normativa complessa che invece per almeno i primi cinquant’anni di storia islamica non esiste. Termine derivato da Khilâfa (“vicariato”) e attribuito ai successori del Profeta Muhammad (m. 632) in quanto suoi vicari, il califfo non poteva contare nella fase dei Califfi ben guidati (632-661) su una struttura di governo esplicita, ma su un avvicendamento necessario per non vanificare il tentativo di unione dei numerosi clan della penisola araba. È inoltre storicamente accertato come nei primi decenni successivi alla morte del Profeta ebbe luogo una duplice disputa. Politica da un lato: se la successione dovesse riguardare esclusivamente un appartenente al clan di Muhammad o meno; religiosa dall’altro, in relazione a quale titolo attribuire al successore: Khalîfat Rasûl Allâh (“vicario dell’Inviato di Dio”), o direttamente Khalîfat Allâh (“vicario di Dio”), opzione quest’ultima che avrebbe concesso un ruolo spirituale ben più ampio del primo. Soltanto nella fase omayyade (661-750) e nel primo secolo di quella abbaside (750-861), il vicario del Profeta assunse l’onore e l’onere di esserlo anche di Dio, con competenze e attributi di fatto religiosi che lo equiparavano al ruolo imamale. In certo modo riassumendo questi dibattiti, il celebre storico Ibn Khaldûn distingueva nel XIV secolo tre forme di governo: quello naturale (al-mulk al-tabî‘î), quello politico (al-mulk al-siyâsî) e il Califfato, cioè quel regime che si conforma legalmente a una visione islamica della vita e del dopo-vita. I principi fondativi sono per il primo la legge naturale, per il secondo la ragione e l’esperienza politica, mentre per il terzo la Legge islamica o sharî‘a. La principale differenza tra Califfato e altri regimi consiste nell’interesse che il Califfato persegue nel regolamentare religiosamente la vita di ogni giorno in attesa di quella dopo la morte, mentre il regime naturale o politico hanno come unico obbiettivo la regolamentazione dell’esistenza su questa terra.
Italiano
Il tablet e la mezzaluna. Islam e Media al tempo del meticciato.
978-88-317-4043-2
Marsilio Editore
Demichelis, M., Il califfato Islamico. Propaganda e sostanza all'origine dell'ISIS., in Alessandro Zaccur, A. Z. (ed.), Il tablet e la mezzaluna. Islam e Media al tempo del meticciato., Marsilio Editore, Venezia 2016: 44- 53 [http://hdl.handle.net/10807/73569]
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