Dal punto di vista italiano il Carso rappresenta una delle esperienze focali (forse la vera esperienza focale) della Prima guerra mondiale. Sul fronte del Carso – e, più in generale sul fronte isontino – si concentra, nel corso del conflitto, il 50% delle perdite. La memoria della ‘guerra nazionale’ è in larga misura legata al Carso, così come in larga misura legata al Carso è la memoria di quella che, di quella guerra, è stata la sconfitta più bruciante. Il Carso è, infine, la fucina in cui struttura il modo italiano di intendere la guerra. La trincea del Carso è, in questo senso, qualcosa di fondamentalmente diverso rispetto a quella del fronte occidentale, sia sul piano tecnico sia nella rappresentazione che ne viene data. La stessa materialschlacht, che avrebbe trovato la sua teorizzazione e la sua applicazione su più larga scala sul fornte occidentale, nasce, in realtà, su quello italiano nel corso del 1915 e da questo si diffonde, l’anno seguente in Europa, a Verdun (febbraio-dicembre 1916) e sulla Somme (luglio-novembre 1916). Partendo da queste premesse, una comparazione fra la realtà del Carso e quella della ‘guerra europea’ (in particolare quella del fronte occidentale) appare non priva di interesse. Spesso considerato secondario, il fronte italiano è, infatti, legato a quello francese da numerosi elementi. Pur con i necessari adattamenti, durante il conflitto, diverse esperienze si sarebbero travasate fra i due ambiti, favorendo nel Regio Esercito l’avvio di un processo di apprendimento che – per quanto limitato – avrebbe comportato una progressiva trasformazione (e uno svecchiamento) delle sue pratiche e delle sue dottrine. Anche sul piano strategico le vicende del fronte italiano avrebbero rispecchiato quelle del più ampio teatro europeo, come attestato, fra l’altro, dalla tempistica dell’entrata in guerra dell’Italia, resa cruciale dalla crisi della Russia dopo il successo austro-tedesco nell’offensiva di Gorlice (maggio-giugno 1915) e dal fallimento del precedente tentativo delle forze dell’Intesa di aprire, ad aprile, un nuovo fronte a Gallipoli. Non meno importante è, infine, il ruolo che il Carso ha avuto nella costruzione della memoria della Prima guerra mondiale. Anche se le cifre assolute delle perdite italiane e austro-ungariche non sono paragonabili con quelle del fronte francese, pure l’esperienza dei combattenti ha contribuito ad associare strettamente la realtà italiana all’idea stessa della guerra di trincea. La sostanziale immobilità delle posizioni costituisce il principale punto di convergenza fra i due fronti. In entrambi i casi, ad essa si accompagnano, poi, le ripetute quanto infruttuose ‘spallate’ che avrebbero caratterizzato sia il lento progresso italiano sull’Isonzo, sia le offensive alleate (sostanzialmente inefficaci) fra le Fiandre e il confine elvetico. Anche in questo caso, al di là delle diversità esteriori, quella che emerge è, quindi, l’affinità profonda dei due scenari; un’affinità che – sul piano umano come su quello materiale – concorre a confermare la natura al contempo unitaria e periodizzante della Prima guerra mondiale come ‘guerra europea’.

Pastori, G., Fronti a confronto. Guerra italiana e guerra europea tra affinità e differenze, in Nemeth, G., Papo, A. (ed.), L’inferno del Carso. Guerra, memoria letteratura, Luglio, San Dorligo della Valle 2015: 40- 58 [http://hdl.handle.net/10807/72130]

Fronti a confronto. Guerra italiana e guerra europea tra affinità e differenze

Pastori
2015

Abstract

Dal punto di vista italiano il Carso rappresenta una delle esperienze focali (forse la vera esperienza focale) della Prima guerra mondiale. Sul fronte del Carso – e, più in generale sul fronte isontino – si concentra, nel corso del conflitto, il 50% delle perdite. La memoria della ‘guerra nazionale’ è in larga misura legata al Carso, così come in larga misura legata al Carso è la memoria di quella che, di quella guerra, è stata la sconfitta più bruciante. Il Carso è, infine, la fucina in cui struttura il modo italiano di intendere la guerra. La trincea del Carso è, in questo senso, qualcosa di fondamentalmente diverso rispetto a quella del fronte occidentale, sia sul piano tecnico sia nella rappresentazione che ne viene data. La stessa materialschlacht, che avrebbe trovato la sua teorizzazione e la sua applicazione su più larga scala sul fornte occidentale, nasce, in realtà, su quello italiano nel corso del 1915 e da questo si diffonde, l’anno seguente in Europa, a Verdun (febbraio-dicembre 1916) e sulla Somme (luglio-novembre 1916). Partendo da queste premesse, una comparazione fra la realtà del Carso e quella della ‘guerra europea’ (in particolare quella del fronte occidentale) appare non priva di interesse. Spesso considerato secondario, il fronte italiano è, infatti, legato a quello francese da numerosi elementi. Pur con i necessari adattamenti, durante il conflitto, diverse esperienze si sarebbero travasate fra i due ambiti, favorendo nel Regio Esercito l’avvio di un processo di apprendimento che – per quanto limitato – avrebbe comportato una progressiva trasformazione (e uno svecchiamento) delle sue pratiche e delle sue dottrine. Anche sul piano strategico le vicende del fronte italiano avrebbero rispecchiato quelle del più ampio teatro europeo, come attestato, fra l’altro, dalla tempistica dell’entrata in guerra dell’Italia, resa cruciale dalla crisi della Russia dopo il successo austro-tedesco nell’offensiva di Gorlice (maggio-giugno 1915) e dal fallimento del precedente tentativo delle forze dell’Intesa di aprire, ad aprile, un nuovo fronte a Gallipoli. Non meno importante è, infine, il ruolo che il Carso ha avuto nella costruzione della memoria della Prima guerra mondiale. Anche se le cifre assolute delle perdite italiane e austro-ungariche non sono paragonabili con quelle del fronte francese, pure l’esperienza dei combattenti ha contribuito ad associare strettamente la realtà italiana all’idea stessa della guerra di trincea. La sostanziale immobilità delle posizioni costituisce il principale punto di convergenza fra i due fronti. In entrambi i casi, ad essa si accompagnano, poi, le ripetute quanto infruttuose ‘spallate’ che avrebbero caratterizzato sia il lento progresso italiano sull’Isonzo, sia le offensive alleate (sostanzialmente inefficaci) fra le Fiandre e il confine elvetico. Anche in questo caso, al di là delle diversità esteriori, quella che emerge è, quindi, l’affinità profonda dei due scenari; un’affinità che – sul piano umano come su quello materiale – concorre a confermare la natura al contempo unitaria e periodizzante della Prima guerra mondiale come ‘guerra europea’.
Italiano
L’inferno del Carso. Guerra, memoria letteratura
9788868031237
Pastori, G., Fronti a confronto. Guerra italiana e guerra europea tra affinità e differenze, in Nemeth, G., Papo, A. (ed.), L’inferno del Carso. Guerra, memoria letteratura, Luglio, San Dorligo della Valle 2015: 40- 58 [http://hdl.handle.net/10807/72130]
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