Per avviare un percorso di vero sviluppo umano si deve partire inderogabilmente dalla salute. La salute incrocia fattori diversi e decisivi in tutte le fasi dell’esistenza: educazione, lavoro, equilibrio di genere, distribuzione delle ricchezze e accesso alle risorse, protezione sociale, capacità di autodeterminazione e qualità di una democrazia. La salute richiede di mettere in atto politiche intersettoriali e di verificare il grado di integrazione tra settori. La salute è un rilevatore dell’andamento di altri indicatori, e l’equità in salute misura la qualità e l’estensione della titolarità di cittadinanza attribuita agli individui in una società. Ma le scuole di medicina sono in grado di formare professionisti capaci di rispondere ai bisogni di salute delle persone e delle comunità che andranno a servire? Come rispondono alle sfide che l’epoca della globalizzazione e della complessità pone? Come affrontano il tema della responsabilità sociale? Nel 2010 la rivista «The Lancet» decise di costituire una Commissione con lo scopo di analizzare lo stato della formazione dei professionisti sanitari nel mondo e di fornire raccomandazioni per il futuro. L’iniziativa, dal titolo Education on health professionals for the 21st century: a global independent commission, coinvolse venti esperti provenienti da ogni parte del mondo: furono evidenziate clamorose diseguaglianze nella salute all’interno dei paesi e tra paesi, confermando il fallimento collettivo nel distribuire in maniera equa gli straordinari progressi della medicina. Ci troviamo inoltre a fronteggiare le nuove sfide della globalizzazione che includono nuove infezioni, rischi ambientali e comportamentali, insieme alla rapida transizione demografica ed epidemiologica. In tutto il mondo i sistemi sanitari faticano a restare al passo e diventano sempre più complessi e costosi, richiedendo un impegno sempre maggiore agli operatori sanitari. Ma la formazione dei professionisti, in tutto il mondo, sembra aver sottovalutato tutto ciò: i programmi didattici delle università rimangono ancora fortemente ancorati ad una visione bio-medica e riduzionista e non abbracciano un approccio sistemico. Non vengono promossi lavori di gruppo, la stratificazione di genere è ancora ingiustificatamente mantenuta, si focalizza su problemi tecnici senza valutare il più ampio contesto, ci si concentra sui singoli episodi e si tralascia la continuità delle cure, si prediligono le cure ospedaliere a scapito delle cure primarie. Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza di questi limiti e non sono mancati i tentativi di innovare i piani di studi, che si sono però tradotti in iniziative marginali rispetto al nucleo centrale della formazione medica. A fronte delle riforme del sistema sanitario che si sono succedute, non si è pensato di fare una riforma non tanto della facoltà di medicina ma dei suoi paradigmi formativi. Fare formazione in salute globale non vuol dire integrare i curricula universitari con tematiche specifiche, ma introdurre un nuovo modo di pensare e agire la salute per generare reali cambiamenti sia nella comunità sia nell’intera società. Riforme curriculari hanno aumentato e diminuito il numero degli esami, armonizzato e standardizzato alcuni parametri, non entrando nel merito dell’innovazione dell’approccio, dei contenuti e delle metodologie formative. Risulta invece cogente produrre dei cambiamenti nelle attitudini dei medici nei riguardi dei determinanti della salute, nell’assistenza sanitaria e nel sistema sociale, In ambito formativo è importante introdurre gli studenti già nelle fasi iniziali della loro carriera di studi ai i determinanti sociali di salute perché ciò li aiuterà a migliorare la salute della società. La formazione sui determinanti sociali di salute dovrebbe essere inclusa tout court anche nelle discipline cliniche, dove la discussione sulle cause di una malattia dovrebbe tener conto del contesto familiare del paziente, del suo ambiente di vita e di lavoro. I problemi riguardanti le diseguaglianze nella salute e dei determinanti sociali di salute dovrebbero essere inseriti in tutte la parti del curriculum degli studi e nella formazione pratica. Agli studenti inoltre dovrebbe essere fornita l’opportunità di fare esperienze in ambito sociale, a contatto con operatori sociali, gruppi comunitari, organizzazioni di volontariato. La formazione dei professionisti sanitari ha bisogno di una riforma che produca due fondamentali risultati: l’apprendimento trasformativo e l’interdipendenza nell’educazione. L’apprendimento trasformativo ha il compito di aiutare lo sviluppo della leadership e trasformare i professionisti in attori del cambiamento. L’interdipendenza è un elemento chiave in un approccio sistemico perché mette in evidenza il modo in cui varie componenti interagiscono l’una con l’altra, senza presupporre che queste debbano essere uguali. Come risultato finale l’interdipendenza nell’educazione produce alcuni passaggi importanti: da un’educazione isolata ad una armonizzata all’interno del sistema sanitario; da istituzioni autosufficienti a reti, alleanze, consorzi; da assetti istituzionali autoreferenziali a un patrimonio comune di flussi globali di contenuti educativi, risorse pedagogiche e innovazioni.

Bruno, S., Ricciardi, G., Medicina globale e medicina globalizzata.La formazione dei nuovi professionisti della salute., in Morini, S., Filetti, S. (ed.), L’umanizzazione della Medicina globalizzata, Libreria Editrice Vaticana, Roma 2015: <<Collana Nuovo Umanesimo>>, 213- 225 [http://hdl.handle.net/10807/71777]

Medicina globale e medicina globalizzata. La formazione dei nuovi professionisti della salute.

Bruno, Stefania;Ricciardi, Gualtiero
2015

Abstract

Per avviare un percorso di vero sviluppo umano si deve partire inderogabilmente dalla salute. La salute incrocia fattori diversi e decisivi in tutte le fasi dell’esistenza: educazione, lavoro, equilibrio di genere, distribuzione delle ricchezze e accesso alle risorse, protezione sociale, capacità di autodeterminazione e qualità di una democrazia. La salute richiede di mettere in atto politiche intersettoriali e di verificare il grado di integrazione tra settori. La salute è un rilevatore dell’andamento di altri indicatori, e l’equità in salute misura la qualità e l’estensione della titolarità di cittadinanza attribuita agli individui in una società. Ma le scuole di medicina sono in grado di formare professionisti capaci di rispondere ai bisogni di salute delle persone e delle comunità che andranno a servire? Come rispondono alle sfide che l’epoca della globalizzazione e della complessità pone? Come affrontano il tema della responsabilità sociale? Nel 2010 la rivista «The Lancet» decise di costituire una Commissione con lo scopo di analizzare lo stato della formazione dei professionisti sanitari nel mondo e di fornire raccomandazioni per il futuro. L’iniziativa, dal titolo Education on health professionals for the 21st century: a global independent commission, coinvolse venti esperti provenienti da ogni parte del mondo: furono evidenziate clamorose diseguaglianze nella salute all’interno dei paesi e tra paesi, confermando il fallimento collettivo nel distribuire in maniera equa gli straordinari progressi della medicina. Ci troviamo inoltre a fronteggiare le nuove sfide della globalizzazione che includono nuove infezioni, rischi ambientali e comportamentali, insieme alla rapida transizione demografica ed epidemiologica. In tutto il mondo i sistemi sanitari faticano a restare al passo e diventano sempre più complessi e costosi, richiedendo un impegno sempre maggiore agli operatori sanitari. Ma la formazione dei professionisti, in tutto il mondo, sembra aver sottovalutato tutto ciò: i programmi didattici delle università rimangono ancora fortemente ancorati ad una visione bio-medica e riduzionista e non abbracciano un approccio sistemico. Non vengono promossi lavori di gruppo, la stratificazione di genere è ancora ingiustificatamente mantenuta, si focalizza su problemi tecnici senza valutare il più ampio contesto, ci si concentra sui singoli episodi e si tralascia la continuità delle cure, si prediligono le cure ospedaliere a scapito delle cure primarie. Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza di questi limiti e non sono mancati i tentativi di innovare i piani di studi, che si sono però tradotti in iniziative marginali rispetto al nucleo centrale della formazione medica. A fronte delle riforme del sistema sanitario che si sono succedute, non si è pensato di fare una riforma non tanto della facoltà di medicina ma dei suoi paradigmi formativi. Fare formazione in salute globale non vuol dire integrare i curricula universitari con tematiche specifiche, ma introdurre un nuovo modo di pensare e agire la salute per generare reali cambiamenti sia nella comunità sia nell’intera società. Riforme curriculari hanno aumentato e diminuito il numero degli esami, armonizzato e standardizzato alcuni parametri, non entrando nel merito dell’innovazione dell’approccio, dei contenuti e delle metodologie formative. Risulta invece cogente produrre dei cambiamenti nelle attitudini dei medici nei riguardi dei determinanti della salute, nell’assistenza sanitaria e nel sistema sociale, In ambito formativo è importante introdurre gli studenti già nelle fasi iniziali della loro carriera di studi ai i determinanti sociali di salute perché ciò li aiuterà a migliorare la salute della società. La formazione sui determinanti sociali di salute dovrebbe essere inclusa tout court anche nelle discipline cliniche, dove la discussione sulle cause di una malattia dovrebbe tener conto del contesto familiare del paziente, del suo ambiente di vita e di lavoro. I problemi riguardanti le diseguaglianze nella salute e dei determinanti sociali di salute dovrebbero essere inseriti in tutte la parti del curriculum degli studi e nella formazione pratica. Agli studenti inoltre dovrebbe essere fornita l’opportunità di fare esperienze in ambito sociale, a contatto con operatori sociali, gruppi comunitari, organizzazioni di volontariato. La formazione dei professionisti sanitari ha bisogno di una riforma che produca due fondamentali risultati: l’apprendimento trasformativo e l’interdipendenza nell’educazione. L’apprendimento trasformativo ha il compito di aiutare lo sviluppo della leadership e trasformare i professionisti in attori del cambiamento. L’interdipendenza è un elemento chiave in un approccio sistemico perché mette in evidenza il modo in cui varie componenti interagiscono l’una con l’altra, senza presupporre che queste debbano essere uguali. Come risultato finale l’interdipendenza nell’educazione produce alcuni passaggi importanti: da un’educazione isolata ad una armonizzata all’interno del sistema sanitario; da istituzioni autosufficienti a reti, alleanze, consorzi; da assetti istituzionali autoreferenziali a un patrimonio comune di flussi globali di contenuti educativi, risorse pedagogiche e innovazioni.
Italiano
L’umanizzazione della Medicina globalizzata
N/A
Bruno, S., Ricciardi, G., Medicina globale e medicina globalizzata.La formazione dei nuovi professionisti della salute., in Morini, S., Filetti, S. (ed.), L’umanizzazione della Medicina globalizzata, Libreria Editrice Vaticana, Roma 2015: <>, 213- 225 [http://hdl.handle.net/10807/71777]
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