Nel secondo dopoguerra l’avvento della televisione fa dell’attore comico non solo il massimo protagonista dello spettacolo, ma anche il re dei media per la sua presenza continua e trasversale nel mondo del cinema, della radio, della televisione, della pubblicità, della musica e, non ultimo, dello stesso teatro. Il motivo di tale irresistibile ascesa sta nello stretto legame che unisce il comico alla cultura popolare. La televisione italiana nacque e si sviluppò avendo come modello fondamentale del suo palinsesto il teatro “maggiore” della commedia e del dramma. Il contributo decisivo alla popolarità televisiva venne però da attori comici e intrattenitori cresciuti nel teatro “minore” del varietà, dell’avanspettacolo e della rivista. Nel periodo dal ’45 al ’78 il comico intermediale presenta due distinte facce. La prima, fino alla fine degli anni ’60, vede come tema principale il disagio e l’incanto della modernità, il contrasto tra una mentalità contadina, provinciale, piccolo borghese e il mirabolante stile di vita delle metropoli industrializzate e della ricca borghesia. La seconda fase mette in luce le magagne del capitalismo, le ipocrisie del mondo borghese, gli sporchi giochi del potere. Sono gli anni della contestazione e il comico diventa militante della politica e della satira per difendere i nuovi oppressi e sognare un mondo più giusto. Se i re della risata della prima fase escono dal varietà, dall’avanspettacolo, dalla rivista, i nuovi comici escono da ambienti dello spettacolo di alto livello quali il cabaret e i gruppi teatrali di ricerca.

Bernardi, C., Il comico: in media rex., in Colombo, F., Eugeni, R. (ed.), Storia della comunicazione e dello spettacolo in Italia. II. I media alla sfida della democrazia (1945-1978), Vita e Pensiero, Milano 2015: 60- 63 [http://hdl.handle.net/10807/68995]

Il comico: in media rex.

Bernardi, Claudio
2015

Abstract

Nel secondo dopoguerra l’avvento della televisione fa dell’attore comico non solo il massimo protagonista dello spettacolo, ma anche il re dei media per la sua presenza continua e trasversale nel mondo del cinema, della radio, della televisione, della pubblicità, della musica e, non ultimo, dello stesso teatro. Il motivo di tale irresistibile ascesa sta nello stretto legame che unisce il comico alla cultura popolare. La televisione italiana nacque e si sviluppò avendo come modello fondamentale del suo palinsesto il teatro “maggiore” della commedia e del dramma. Il contributo decisivo alla popolarità televisiva venne però da attori comici e intrattenitori cresciuti nel teatro “minore” del varietà, dell’avanspettacolo e della rivista. Nel periodo dal ’45 al ’78 il comico intermediale presenta due distinte facce. La prima, fino alla fine degli anni ’60, vede come tema principale il disagio e l’incanto della modernità, il contrasto tra una mentalità contadina, provinciale, piccolo borghese e il mirabolante stile di vita delle metropoli industrializzate e della ricca borghesia. La seconda fase mette in luce le magagne del capitalismo, le ipocrisie del mondo borghese, gli sporchi giochi del potere. Sono gli anni della contestazione e il comico diventa militante della politica e della satira per difendere i nuovi oppressi e sognare un mondo più giusto. Se i re della risata della prima fase escono dal varietà, dall’avanspettacolo, dalla rivista, i nuovi comici escono da ambienti dello spettacolo di alto livello quali il cabaret e i gruppi teatrali di ricerca.
Italiano
Storia della comunicazione e dello spettacolo in Italia. II. I media alla sfida della democrazia (1945-1978)
9788834330135
Bernardi, C., Il comico: in media rex., in Colombo, F., Eugeni, R. (ed.), Storia della comunicazione e dello spettacolo in Italia. II. I media alla sfida della democrazia (1945-1978), Vita e Pensiero, Milano 2015: 60- 63 [http://hdl.handle.net/10807/68995]
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