During the 19th century, wide debates and experiences in Europe revealed the increasing appreciation for agricultural education of the poorer classes, especially for young people that were imprisoned. After this phase, the usefulness of agricultural education emerged as a mean to solve the problem of all abandoned and orphaned children coming from rural areas. The essay deals with the phenomenon of agricultural schools for poor children in Italy from the '40s to the WWI (beyond which the war orphans became the main focus of attention). Firstly founded in the regions better linked to the international search for an alternative re-education system of the “derelict” young people (Piedmont, Tuscany, Lombardy, Lazio), immediately after the Unification these institutions were developed principally by the Benedictines, an order threatened of disappearing for the hostility of the Italian State. But actually the State began to create a new youth detention system, where the cooperation of private institutions was essential. At the end of the century, mainly the new religious institutes (Salesians of don Bosco, Congregation of Saint Joseph - Murialdines, Servants of Charity of don Guanella, etc.) promoted many agricultural schools for poor youths, males and females, developing suitable vocational teaching methods. Sometimes this commitment was conceived as a way for maintaining the stability of the rural equilibria, coping with the menace of the industrial change.

Nel corso dell’Ottocento varie sperimentazioni e dibattiti rivelano la scoperta delle virtù dell’agricoltura a fini educativi e, in particolare, il suo valore ai fini della formazione professionale e del collocamento dei minori orfani e "derelitti". Il saggio esamina il complesso delle "colonie agricole" per ragazzi poveri e abbandonati sorte dagli anni Quaranta in avanti in Italia (dal Piemonte alla Toscana, dalla Lombardia al Lazio), una gamma di esperienze residenziali istituite anche sulla base di un confronto con altri paesi europei. Quindi vengono considerate le scuole agrarie promosse dai Benedettini dopo l’Unità e l’atteggiamento del nuovo Stato, combattuto tra l’interesse a collocare "discoli" e "derelitti" in istituti alternativi a quelli detentivi e a disporre di scuole agrarie promosse da privati, da un lato, e i forti pregiudizi della classe dirigente nazionale contro l’intervento dello Stato nell’economia e della Chiesa nell’educazione. Di fatto, stante l’ordinamento assai debole della formazione professionale a livello nazionale, le colonie agricole si svilupparono prevalentemente su iniziativa di singole figure di filantropi, di alcuni enti locali e soprattutto delle congregazioni religiose a orientamento sociale, dal momento in cui queste ultime si dedicarono alla gioventù rurale, tanto maschile quanto femminile. Le «colonie agricole» divennero così lo strumento per una qualificata formazione agraria dei minori appartenenti alle classi più disagiate e spesso anche un tentativo di valorizzare l’agricoltura di fronte a trasformazioni percepite come una minaccia degli equilibri economici e sociali del Paese.

Fumi, G., La terra migliora l’uomo. Le colonie agricole per la gioventù "irregolare" nell’Italia del secolo XIX, in Fumi, G., Cenedella, C. (ed.), Oltre l’assistenza. Lavoro e formazione professionale negli istituti per l’infanzia “irregolare” in Italia tra Sette e Novecento, Vita e Pensiero, Milano 2015: <<Ricerche. Storia>>, 79- 127 [http://hdl.handle.net/10807/68757]

La terra migliora l’uomo. Le colonie agricole per la gioventù "irregolare" nell’Italia del secolo XIX

Fumi, Gianpiero
2015

Abstract

Nel corso dell’Ottocento varie sperimentazioni e dibattiti rivelano la scoperta delle virtù dell’agricoltura a fini educativi e, in particolare, il suo valore ai fini della formazione professionale e del collocamento dei minori orfani e "derelitti". Il saggio esamina il complesso delle "colonie agricole" per ragazzi poveri e abbandonati sorte dagli anni Quaranta in avanti in Italia (dal Piemonte alla Toscana, dalla Lombardia al Lazio), una gamma di esperienze residenziali istituite anche sulla base di un confronto con altri paesi europei. Quindi vengono considerate le scuole agrarie promosse dai Benedettini dopo l’Unità e l’atteggiamento del nuovo Stato, combattuto tra l’interesse a collocare "discoli" e "derelitti" in istituti alternativi a quelli detentivi e a disporre di scuole agrarie promosse da privati, da un lato, e i forti pregiudizi della classe dirigente nazionale contro l’intervento dello Stato nell’economia e della Chiesa nell’educazione. Di fatto, stante l’ordinamento assai debole della formazione professionale a livello nazionale, le colonie agricole si svilupparono prevalentemente su iniziativa di singole figure di filantropi, di alcuni enti locali e soprattutto delle congregazioni religiose a orientamento sociale, dal momento in cui queste ultime si dedicarono alla gioventù rurale, tanto maschile quanto femminile. Le «colonie agricole» divennero così lo strumento per una qualificata formazione agraria dei minori appartenenti alle classi più disagiate e spesso anche un tentativo di valorizzare l’agricoltura di fronte a trasformazioni percepite come una minaccia degli equilibri economici e sociali del Paese.
Italiano
Oltre l’assistenza. Lavoro e formazione professionale negli istituti per l’infanzia “irregolare” in Italia tra Sette e Novecento
978-88-343-2984-9
Fumi, G., La terra migliora l’uomo. Le colonie agricole per la gioventù "irregolare" nell’Italia del secolo XIX, in Fumi, G., Cenedella, C. (ed.), Oltre l’assistenza. Lavoro e formazione professionale negli istituti per l’infanzia “irregolare” in Italia tra Sette e Novecento, Vita e Pensiero, Milano 2015: <<Ricerche. Storia>>, 79- 127 [http://hdl.handle.net/10807/68757]
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