All'inizio del XX secolo i pittori si confrontano con una nuova immagine della città, scandita dalle inedite altezze degli edifici, dai suoi cantieri, dalla luminosità trasfigurante della luce elettrica. Questi aspetti urbani innestano una diversa dimensione percettiva negli artisti, che adattano la loro pittura al nuovo modo di vedere la realtà. In Italia i futuristi, nel loro slancio verso la modernità, interpretano la città verticale come la realizzazione dello spirito, lo “slancio vitale” bergsoniano, dell'uomo moderno. La vertigine dell'altezza è evidente sia nelle opere di Boccioni, che mostrano il brulicare dei cantieri dei nuovi edifici della periferia di Milano, sia nelle visioni aeree di Tato e Tullio Crali, che si lanciano in picchiata con i loro velivoli tra i palazzi della metropoli del futuro. Tali opere si confrontano inevitabilmente con lo spirito americano dei dipinti e delle fotografie di Stieglitz, Steichen, Coburn e soprattutto di Joseph Stella, che recuperando lo spirito futurista, immortala nei suoi dipinti i grattacieli di New York. L'ottimismo futurista della modernità si scontrerà però presto con la prima guerra mondiale. Ciò porterà inevitabilmente a un cambiamento di visione della realtà urbana e suoi alti palazzi si configureranno come il simbolo di un sogno perduto. Lo si coglie in Italia nei dipinti metafisici di Carlo Carrà e nelle periferie milanesi di Mario Sironi. Il grattacielo assume ancora in questi anni il valore di metafora dell'uomo moderno, ma non rappresenta più la sfida dell'uomo alla gravità, bensì il rifugio grigio e silenzioso della sua solitudine.

Di Raddo, E., La città sale. L'immaginario e la realtà del grattacielo tra Italia e Stati Uniti nei pittori di inizio secolo, in Coppa, A., Tenconi, L. (ed.), Grattanuvole. Un secolo di grattacieli a Milano, Maggioli Editore, Milano 2015: 63- 67 [http://hdl.handle.net/10807/68552]

La città sale. L'immaginario e la realtà del grattacielo tra Italia e Stati Uniti nei pittori di inizio secolo

Di Raddo, Elena
2015

Abstract

All'inizio del XX secolo i pittori si confrontano con una nuova immagine della città, scandita dalle inedite altezze degli edifici, dai suoi cantieri, dalla luminosità trasfigurante della luce elettrica. Questi aspetti urbani innestano una diversa dimensione percettiva negli artisti, che adattano la loro pittura al nuovo modo di vedere la realtà. In Italia i futuristi, nel loro slancio verso la modernità, interpretano la città verticale come la realizzazione dello spirito, lo “slancio vitale” bergsoniano, dell'uomo moderno. La vertigine dell'altezza è evidente sia nelle opere di Boccioni, che mostrano il brulicare dei cantieri dei nuovi edifici della periferia di Milano, sia nelle visioni aeree di Tato e Tullio Crali, che si lanciano in picchiata con i loro velivoli tra i palazzi della metropoli del futuro. Tali opere si confrontano inevitabilmente con lo spirito americano dei dipinti e delle fotografie di Stieglitz, Steichen, Coburn e soprattutto di Joseph Stella, che recuperando lo spirito futurista, immortala nei suoi dipinti i grattacieli di New York. L'ottimismo futurista della modernità si scontrerà però presto con la prima guerra mondiale. Ciò porterà inevitabilmente a un cambiamento di visione della realtà urbana e suoi alti palazzi si configureranno come il simbolo di un sogno perduto. Lo si coglie in Italia nei dipinti metafisici di Carlo Carrà e nelle periferie milanesi di Mario Sironi. Il grattacielo assume ancora in questi anni il valore di metafora dell'uomo moderno, ma non rappresenta più la sfida dell'uomo alla gravità, bensì il rifugio grigio e silenzioso della sua solitudine.
Italiano
Grattanuvole. Un secolo di grattacieli a Milano
978-88-916-0919-9
Di Raddo, E., La città sale. L'immaginario e la realtà del grattacielo tra Italia e Stati Uniti nei pittori di inizio secolo, in Coppa, A., Tenconi, L. (ed.), Grattanuvole. Un secolo di grattacieli a Milano, Maggioli Editore, Milano 2015: 63- 67 [http://hdl.handle.net/10807/68552]
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