Il concetto di minoranza creativa è stato introdotto in ambito storico-sociologico (Toynbee, 1934-1961) per designare quei ristretti gruppi di persone che in una fase di cristallizzazione culturale e politica dell’ordine sociale o in situazioni storiche segnate da gravi problemi collettivi, adottano pratiche e modalità di azione innovative sul piano tecnico, sociale ed esistenziale destinate poi, in alcuni casi, sul lungo periodo, a diffondersi su ampia scala diventando patrimonio comune di un’intera società. Allo stato attuale, il recupero di questo concetto nell’ambito degli studi sulla qualità della vita si dimostra rilevante perché apre il campo a inesplorate opportunità di comprensione di alcune originali proposte sociali di miglioramento della qualità della vita che solo apparentemente e forse temporaneamente si possono considerare liminali o di nicchia. Si tratta di esperienze che declinano i generici e inflazionati principi di sostenibilità in nuovi significati e in modalità di rapportarsi alle risorse ambientali, ai prodotti alimentari e ai beni comuni talmente innovative da non essere spesso riconosciute e comprese nell’immediato dalla maggioranza dell’opinione pubblica ma che aprono percorsi verso i quali la società, nel suo complesso, sarà chiamata, quasi inevitabilmente, a convergere, come già avvenuto in molti casi in passato. Dopo la disamina della nozione di minoranza creativa e il suo inserimento in un quadro teorico più ampio volto alla comprensione dei processi di transizione verso la sostenibilità, il contributo si propone di analizzare il caso emblematico di una minoranza impegnata nella ricerca della qualità nell’ambito della produzione e del consumo di prodotti alimentari che sembra ben rappresentare i molti e in alcuni frangenti controversi aspetti richiamati dal concetto di riferimento. L’obiettivo è quello di chiarire la funzione sociale e culturale che le sperimentazioni a più livelli delle minoranze creative svolgono nella delineazione/anticipazione di possibili scenari futuri e di avanzare una proposta di lettura delle dinamiche sociali che stanno alla base della eventuale estensione delle buone pratiche da queste promosse dal piano micro-sociale a quello macro-sociale.

Corradi, V., Qualità della vita, liminalità e innovazione. La funzione socio-culturale delle minoranze creative, in Corvo, P., Fassino, G. (ed.), Quando il cibo si fa benessere. Alimentazione e qualità della vita, Franco Angeli, Milano 2015: 2015 41- 53 [http://hdl.handle.net/10807/65567]

Qualità della vita, liminalità e innovazione. La funzione socio-culturale delle minoranze creative

Corradi, Valerio
2015

Abstract

Il concetto di minoranza creativa è stato introdotto in ambito storico-sociologico (Toynbee, 1934-1961) per designare quei ristretti gruppi di persone che in una fase di cristallizzazione culturale e politica dell’ordine sociale o in situazioni storiche segnate da gravi problemi collettivi, adottano pratiche e modalità di azione innovative sul piano tecnico, sociale ed esistenziale destinate poi, in alcuni casi, sul lungo periodo, a diffondersi su ampia scala diventando patrimonio comune di un’intera società. Allo stato attuale, il recupero di questo concetto nell’ambito degli studi sulla qualità della vita si dimostra rilevante perché apre il campo a inesplorate opportunità di comprensione di alcune originali proposte sociali di miglioramento della qualità della vita che solo apparentemente e forse temporaneamente si possono considerare liminali o di nicchia. Si tratta di esperienze che declinano i generici e inflazionati principi di sostenibilità in nuovi significati e in modalità di rapportarsi alle risorse ambientali, ai prodotti alimentari e ai beni comuni talmente innovative da non essere spesso riconosciute e comprese nell’immediato dalla maggioranza dell’opinione pubblica ma che aprono percorsi verso i quali la società, nel suo complesso, sarà chiamata, quasi inevitabilmente, a convergere, come già avvenuto in molti casi in passato. Dopo la disamina della nozione di minoranza creativa e il suo inserimento in un quadro teorico più ampio volto alla comprensione dei processi di transizione verso la sostenibilità, il contributo si propone di analizzare il caso emblematico di una minoranza impegnata nella ricerca della qualità nell’ambito della produzione e del consumo di prodotti alimentari che sembra ben rappresentare i molti e in alcuni frangenti controversi aspetti richiamati dal concetto di riferimento. L’obiettivo è quello di chiarire la funzione sociale e culturale che le sperimentazioni a più livelli delle minoranze creative svolgono nella delineazione/anticipazione di possibili scenari futuri e di avanzare una proposta di lettura delle dinamiche sociali che stanno alla base della eventuale estensione delle buone pratiche da queste promosse dal piano micro-sociale a quello macro-sociale.
Italiano
Quando il cibo si fa benessere. Alimentazione e qualità della vita
8891713155
Franco Angeli
2015
Corradi, V., Qualità della vita, liminalità e innovazione. La funzione socio-culturale delle minoranze creative, in Corvo, P., Fassino, G. (ed.), Quando il cibo si fa benessere. Alimentazione e qualità della vita, Franco Angeli, Milano 2015: 2015 41- 53 [http://hdl.handle.net/10807/65567]
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