La ricerca promossa dall’Università Cattolica nel corso del 2013/2014 si colloca quindi all’interno di questi interessi generali, ma introduce alcune peculiarità distintive. La specificità di questa ulteriore rilevazione, di cui in questa sede presentiamo una parte dei risultati, è una visione di activity che supera la contrapposizione partecipazione/ritiro dal mercato del lavoro e si focalizza su tre ambiti caratterizzanti la propensione all’azione dei giovani anziani. Tre sono in estrema sintesi i settori analizzati: a. la propensione dei giovani anziani agli scambi intergenerazionali sia all’interno delle reti primarie, sia nei confronti della comunità sociale (Rossi, Bramanti, Moscatelli, 2014); b. il possesso e l’utilizzo dei nuovi media come strumento di supporto e di nuova socializzazione (Carlo, 2014); c. la partecipazione attiva in azioni di volontariato in ambito associativo (Boccacin, 2015). In questa visione l’activity, non è un generico attivismo e neanche esclusivamente un impegno di tipo professionale, ma si compone di una serie di possibilità che contribuiscono a definire il modus vivendi (Archer, 2003) dei soggetti anziani. L’interrogativo di ricerca è quindi la comprensione di quanto l’activity, così intesa, sia condizione di benessere per i soggetti. Cioè, chi sta meglio, quali strategie di vita mette in atto, cosa è più importante per invecchiare bene. Secondo la prospettiva relazionale, qui assunta, il quadro delle variabili da considerare nella definizione dell’activity stessa, secondo lo schema AGIL relazionale , include componenti di senso (valori di riferimento e obiettivi di benessere) ed elementi strutturali (vale a dire risorse e regole) che stanno alla base delle decisioni di impegno (engagement) sia nei confronti delle generazioni, sia delle realtà associative, sia della partecipazione socio-politica. In questo contributo ci si focalizzerà solo su alcune delle risultanze empiriche emerse dalla ricerca, in particolare ci si propone di comprendere le caratteristiche dei giovani anziani (65-74) in Italia, quali i loro ambiti di activity e, soprattutto, in che misura i differenti modus vivendi (Archer, 2003) sono forieri di condizioni di benessere e di un buon livello di soddisfazione complessiva. Cerchiamo cioè di mettere in luce quali strategie adottano i giovani anziani per continuare a sentirsi bene, una volta che i principali ambiti di impegno sono venuti meno o, comunque, decisamente ridimensionati.

Bramanti, D., Meda, S. G., Anziani attivi in Italia: engagement e benessere tra ricomposizione e ritiro, in Bassi, A., Moro, G. (ed.), Politiche sociali innovative e diritti di cittadinanza, Franco Angeli, Milano 2015: 131- 158 [http://hdl.handle.net/10807/65387]

Anziani attivi in Italia: engagement e benessere tra ricomposizione e ritiro

Bramanti, Donatella;Meda, Stefania Giada
2015

Abstract

La ricerca promossa dall’Università Cattolica nel corso del 2013/2014 si colloca quindi all’interno di questi interessi generali, ma introduce alcune peculiarità distintive. La specificità di questa ulteriore rilevazione, di cui in questa sede presentiamo una parte dei risultati, è una visione di activity che supera la contrapposizione partecipazione/ritiro dal mercato del lavoro e si focalizza su tre ambiti caratterizzanti la propensione all’azione dei giovani anziani. Tre sono in estrema sintesi i settori analizzati: a. la propensione dei giovani anziani agli scambi intergenerazionali sia all’interno delle reti primarie, sia nei confronti della comunità sociale (Rossi, Bramanti, Moscatelli, 2014); b. il possesso e l’utilizzo dei nuovi media come strumento di supporto e di nuova socializzazione (Carlo, 2014); c. la partecipazione attiva in azioni di volontariato in ambito associativo (Boccacin, 2015). In questa visione l’activity, non è un generico attivismo e neanche esclusivamente un impegno di tipo professionale, ma si compone di una serie di possibilità che contribuiscono a definire il modus vivendi (Archer, 2003) dei soggetti anziani. L’interrogativo di ricerca è quindi la comprensione di quanto l’activity, così intesa, sia condizione di benessere per i soggetti. Cioè, chi sta meglio, quali strategie di vita mette in atto, cosa è più importante per invecchiare bene. Secondo la prospettiva relazionale, qui assunta, il quadro delle variabili da considerare nella definizione dell’activity stessa, secondo lo schema AGIL relazionale , include componenti di senso (valori di riferimento e obiettivi di benessere) ed elementi strutturali (vale a dire risorse e regole) che stanno alla base delle decisioni di impegno (engagement) sia nei confronti delle generazioni, sia delle realtà associative, sia della partecipazione socio-politica. In questo contributo ci si focalizzerà solo su alcune delle risultanze empiriche emerse dalla ricerca, in particolare ci si propone di comprendere le caratteristiche dei giovani anziani (65-74) in Italia, quali i loro ambiti di activity e, soprattutto, in che misura i differenti modus vivendi (Archer, 2003) sono forieri di condizioni di benessere e di un buon livello di soddisfazione complessiva. Cerchiamo cioè di mettere in luce quali strategie adottano i giovani anziani per continuare a sentirsi bene, una volta che i principali ambiti di impegno sono venuti meno o, comunque, decisamente ridimensionati.
Italiano
Politiche sociali innovative e diritti di cittadinanza
97888917117117
Bramanti, D., Meda, S. G., Anziani attivi in Italia: engagement e benessere tra ricomposizione e ritiro, in Bassi, A., Moro, G. (ed.), Politiche sociali innovative e diritti di cittadinanza, Franco Angeli, Milano 2015: 131- 158 [http://hdl.handle.net/10807/65387]
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