Un tema di crescente attenzione nel dibattito pubblico, senza però spesso riuscire ad andare oltre la superficie, è il fenomeno dei Neet. Il capitolo di Alfieri e collaboratori cerca, oltre a far chiarezza sulla definizione di tale categoria, di approfondirne condizioni e caratteristiche, ma anche di analizzare l’effetto corrosivo sulle altre dimensioni di vita. appartenenza sociale riduce anche la partecipazione sociale e politica. Il fenomeno Neet presenta quindi non solo un aspetto quantitativo, per la sua ampia espansione, ma anche qualitativo, per il fatto che il disagio sta scivolando sempre più in profondità, alimentando un malessere che mescola frustrazione personale e risentimento sociale. L’Italia è uno dei paesi con percentuale di Neet più elevata nell’Unione europea (solo Bulgaria e Grecia presentano valori peggiori ai nostri). Si tratta di una categoria molto differenziata al proprio interno. Una parte è composta da persone che stanno cercando lavoro, sono in procinto di iniziare un’attività o comunque stanno facendo esperienze di qualche tipo, seppur non strettamente lavorative. Un’altra parte è formata da quelle che tradizionalmente vengono definite «casalinghe» e da persone che si stanno prendendo cura di qualcuno in famiglia. Ed infine, la parte più rilevante è rappresentata da chi vorrebbe lavorare ma, dopo tentativi inutili ed esperienze negative, sta scivolando verso una cronica condizione di inattività. Le analisi presentate nel capitolo mostrano come la disponibilità ad entrare in percorsi di attivazione, soprattutto per quest’ultimo gruppo, sia molto elevata. Suggeriscono quindi l’utilità e l’urgenza di azioni che, oltre a contrastare l’abbandono prematuro degli studi, forniscano strumenti di orientamento, riqualificazione e aumento dell’occupabilità secondo le migliori esperienze presenti nel resto dell’Unione europea. Le ricadute negative del lasciare espandere e cronicizzare questa condizione, che produce impoverimento economico e disagio sociale, sono molteplici sia a livello collettivo sia individuale. I dati analizzati mostrano come rispetto agli altri giovani sia più forte la caduta della fiducia non solo nei confronti delle istituzioni politiche, ma anche della società più in generale. Questo indebolimento del senso di

Alfieri, S., Rosina, A., Sironi, E., Marta, E., Marzana, D., Un ritratto dei giovani Neet italiani, La condizione giovanile in Italia. Rapporto Giovani 2014, Il Mulino, Bologna 2014: 81-96 [http://hdl.handle.net/10807/65120]

Un ritratto dei giovani Neet italiani

Alfieri, Sara;Rosina, Alessandro;Sironi, Emiliano;Marta, Elena;Marzana, Daniela
2014

Abstract

Un tema di crescente attenzione nel dibattito pubblico, senza però spesso riuscire ad andare oltre la superficie, è il fenomeno dei Neet. Il capitolo di Alfieri e collaboratori cerca, oltre a far chiarezza sulla definizione di tale categoria, di approfondirne condizioni e caratteristiche, ma anche di analizzare l’effetto corrosivo sulle altre dimensioni di vita. appartenenza sociale riduce anche la partecipazione sociale e politica. Il fenomeno Neet presenta quindi non solo un aspetto quantitativo, per la sua ampia espansione, ma anche qualitativo, per il fatto che il disagio sta scivolando sempre più in profondità, alimentando un malessere che mescola frustrazione personale e risentimento sociale. L’Italia è uno dei paesi con percentuale di Neet più elevata nell’Unione europea (solo Bulgaria e Grecia presentano valori peggiori ai nostri). Si tratta di una categoria molto differenziata al proprio interno. Una parte è composta da persone che stanno cercando lavoro, sono in procinto di iniziare un’attività o comunque stanno facendo esperienze di qualche tipo, seppur non strettamente lavorative. Un’altra parte è formata da quelle che tradizionalmente vengono definite «casalinghe» e da persone che si stanno prendendo cura di qualcuno in famiglia. Ed infine, la parte più rilevante è rappresentata da chi vorrebbe lavorare ma, dopo tentativi inutili ed esperienze negative, sta scivolando verso una cronica condizione di inattività. Le analisi presentate nel capitolo mostrano come la disponibilità ad entrare in percorsi di attivazione, soprattutto per quest’ultimo gruppo, sia molto elevata. Suggeriscono quindi l’utilità e l’urgenza di azioni che, oltre a contrastare l’abbandono prematuro degli studi, forniscano strumenti di orientamento, riqualificazione e aumento dell’occupabilità secondo le migliori esperienze presenti nel resto dell’Unione europea. Le ricadute negative del lasciare espandere e cronicizzare questa condizione, che produce impoverimento economico e disagio sociale, sono molteplici sia a livello collettivo sia individuale. I dati analizzati mostrano come rispetto agli altri giovani sia più forte la caduta della fiducia non solo nei confronti delle istituzioni politiche, ma anche della società più in generale. Questo indebolimento del senso di
Italiano
978-88-15-25325-5
Alfieri, S., Rosina, A., Sironi, E., Marta, E., Marzana, D., Un ritratto dei giovani Neet italiani, La condizione giovanile in Italia. Rapporto Giovani 2014, Il Mulino, Bologna 2014: 81-96 [http://hdl.handle.net/10807/65120]
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