La fine del XIX secolo ha visto il consolidarsi, in particolare nell’Occidente industrializzato, di un paradigma culturale che poneva e tuttora pone il lavoro al centro della vita umana. Sebbene tale modello fosse andato sviluppandosi per almeno un secolo e mezzo, è nei decenni attorno al 1900 cheessodiviene preponderante. Diversi dei discorsi dominanti dell’epoca,sebbene per altri aspetti divergenti –conservatori o progressisti, elitisti o popolari, religiosi o laici –, si trovarono d’accordo nell’esaltare il valore del lavoro. La letteratura e le arti furono tantospecchio di questa trasformazionequanto attori che contribuironoattivamente a plasmare,metabolizzaree promuovere tale prospettiva ideologica. Come spiega la ricercatrice storica e sociale Alessandra Pescarolo, autrice del libro Il lavoro delle donne nell’Italia contemporanea,“le ricerche sul lavoro delle donne si sono sviluppate molto negli ultimi anni, con studi importanti ma frammentati”(Pescarolo2019,n.p.).In particolare, c’è ancora molto da scoprire su come le lavoratrici –proprio in un momento in cui la loro partecipazione al mondo del lavoro stava crescendo –abbiano contribuito all’affermazione della centralità del lavoro e dell’etica del lavoro, non solo in termini di produzione economica e di sistema capitalista, ma anche come dimensione fondamentale dell’identità e della vita personale. Nello specifico, il passaggio delle donne dalla sfera domestica e agricola a quella industriale ha rappresentato un cambiamento a dir poco radicale.Icontributi raccolti in questo numero speciale offrono una riflessione sul modo in cui le rappresentazioni letterarie e artistiche del lavoro femminile (retribuito e non retribuito) nel periodo compreso fra il 1870 e il 1930 rendono conto delle modalità attraverso le quali il genere, inteso come il complesso dei meccanismi sociali e culturali che determinano la sua assegnazione e performatività all’interno di un sistema tradizionalmente binario, abbia di fatto influenzato uncambiamento culturalesenza precedenti. Muovendo da diverse prospettive e discipline i contributi si interroganosu come rappresentazioni di aspettative, norme e ruoli di genere abbiano contribuito a modellare o a sfidare la narrativa dominante sul lavoro. In particolare, la ricerca è stata orientata dalle seguenti domande: come è stata rappresentata l’interconnessione tra lavoro, identità e genere nella letteratura e nelle arti a cavallo del XX secolo? Cosa ci dicono queste narrazioni letterarie e rappresentazioni artistiche sull’esclusione delle donne lavoratrici, sui loro ruoli segregati o sulle loro vite emancipate? In che misura la letteratura, in particolare, e le arti, in generale, hanno contribuito a consolidare o a mettere in questione le ideologie del lavoro e che ruolo ha svolto in questo processo la distinzione di genere?

Bellini, F., Marchi, L. (eds.), Gender & Work. Rappresentazioni di genere che confermano, complicano e sfidano l’etica del lavoro, <<DE GENERE>>, 2026; 2026: (12): 138 [https://hdl.handle.net/10807/347576]

Gender & Work. Rappresentazioni di genere che confermano, complicano e sfidano l’etica del lavoro

Bellini, Federico;
2026

Abstract

La fine del XIX secolo ha visto il consolidarsi, in particolare nell’Occidente industrializzato, di un paradigma culturale che poneva e tuttora pone il lavoro al centro della vita umana. Sebbene tale modello fosse andato sviluppandosi per almeno un secolo e mezzo, è nei decenni attorno al 1900 cheessodiviene preponderante. Diversi dei discorsi dominanti dell’epoca,sebbene per altri aspetti divergenti –conservatori o progressisti, elitisti o popolari, religiosi o laici –, si trovarono d’accordo nell’esaltare il valore del lavoro. La letteratura e le arti furono tantospecchio di questa trasformazionequanto attori che contribuironoattivamente a plasmare,metabolizzaree promuovere tale prospettiva ideologica. Come spiega la ricercatrice storica e sociale Alessandra Pescarolo, autrice del libro Il lavoro delle donne nell’Italia contemporanea,“le ricerche sul lavoro delle donne si sono sviluppate molto negli ultimi anni, con studi importanti ma frammentati”(Pescarolo2019,n.p.).In particolare, c’è ancora molto da scoprire su come le lavoratrici –proprio in un momento in cui la loro partecipazione al mondo del lavoro stava crescendo –abbiano contribuito all’affermazione della centralità del lavoro e dell’etica del lavoro, non solo in termini di produzione economica e di sistema capitalista, ma anche come dimensione fondamentale dell’identità e della vita personale. Nello specifico, il passaggio delle donne dalla sfera domestica e agricola a quella industriale ha rappresentato un cambiamento a dir poco radicale.Icontributi raccolti in questo numero speciale offrono una riflessione sul modo in cui le rappresentazioni letterarie e artistiche del lavoro femminile (retribuito e non retribuito) nel periodo compreso fra il 1870 e il 1930 rendono conto delle modalità attraverso le quali il genere, inteso come il complesso dei meccanismi sociali e culturali che determinano la sua assegnazione e performatività all’interno di un sistema tradizionalmente binario, abbia di fatto influenzato uncambiamento culturalesenza precedenti. Muovendo da diverse prospettive e discipline i contributi si interroganosu come rappresentazioni di aspettative, norme e ruoli di genere abbiano contribuito a modellare o a sfidare la narrativa dominante sul lavoro. In particolare, la ricerca è stata orientata dalle seguenti domande: come è stata rappresentata l’interconnessione tra lavoro, identità e genere nella letteratura e nelle arti a cavallo del XX secolo? Cosa ci dicono queste narrazioni letterarie e rappresentazioni artistiche sull’esclusione delle donne lavoratrici, sui loro ruoli segregati o sulle loro vite emancipate? In che misura la letteratura, in particolare, e le arti, in generale, hanno contribuito a consolidare o a mettere in questione le ideologie del lavoro e che ruolo ha svolto in questo processo la distinzione di genere?
2026
Italiano
Inglese
Bellini, F., Marchi, L. (eds.), Gender & Work. Rappresentazioni di genere che confermano, complicano e sfidano l’etica del lavoro, <<DE GENERE>>, 2026; 2026: (12): 138 [https://hdl.handle.net/10807/347576]
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