Nos autem, cui mundus est patria velut piscibus equor Per quanto figlio di un esilio mai pienamente accettato e scritto in un’epoca che a noi non può che apparire lontanissima, questo passaggio del De Vulgari Eloquentia sottolinea un aspetto della natura umana che tende sovente a essere dimenticato, soprattutto in un contesto come quello attuale sempre più dominato da visioni manichee che sembrano non lasciar spazio alcuno a posizioni terze, dal prevalere dell’interesse particolare sui meccanismi di gestione collettiva e dal riaffermarsi di visioni che esaltano la sacralità del territorio e dei confini. Quelle parole, per quanto scritte in un ambito estremamente diverso, ci ricordano che esistono orizzonti altri ai quali poter guardare e aspirare. Orizzonti che, proprio le discipline geopolitiche - sovente accusate di fomentare logiche competitive basate su assunti deterministici - possono aiutarci a comprendere meglio, in virtù di una natura composita e articolata che rifugge da analisi monodimensionali e statiche. In questo contesto, la varietà delle lenti interpretative della geopolitica costituisce, quindi, un valore aggiunto che mai come oggi può mettere a disposizione chiavi di lettura capaci di abbracciare la complessità e l’estrema fluidità di un sistema internazionale in profonda transizione. È muovendo da queste basi che il presente volume intende proseguire la missione intrapresa dal Centro Studi Internazionali di Geopolitica negli ultimi sedici anni: puntare lo sguardo oltre i confini - reali e immaginati –promuovendo una visione del mondo capace di ondare oltre l’immediato e di contrapporsi a rigidi schematismi tanto affascinanti quanto inadeguati a comprendere le sfide e le opportunità del contesto globale.
Plebani, A., Introduzione, in Plebani, A. (ed.), Dinamiche geopolitiche contemporanee. Ce.St.In.Geo. geopolitical outlook 2024, EDUCatt, MILANO -- ITA 2024: 7- 9 [https://hdl.handle.net/10807/347517]
Introduzione
Plebani, Andrea
2024
Abstract
Nos autem, cui mundus est patria velut piscibus equor Per quanto figlio di un esilio mai pienamente accettato e scritto in un’epoca che a noi non può che apparire lontanissima, questo passaggio del De Vulgari Eloquentia sottolinea un aspetto della natura umana che tende sovente a essere dimenticato, soprattutto in un contesto come quello attuale sempre più dominato da visioni manichee che sembrano non lasciar spazio alcuno a posizioni terze, dal prevalere dell’interesse particolare sui meccanismi di gestione collettiva e dal riaffermarsi di visioni che esaltano la sacralità del territorio e dei confini. Quelle parole, per quanto scritte in un ambito estremamente diverso, ci ricordano che esistono orizzonti altri ai quali poter guardare e aspirare. Orizzonti che, proprio le discipline geopolitiche - sovente accusate di fomentare logiche competitive basate su assunti deterministici - possono aiutarci a comprendere meglio, in virtù di una natura composita e articolata che rifugge da analisi monodimensionali e statiche. In questo contesto, la varietà delle lenti interpretative della geopolitica costituisce, quindi, un valore aggiunto che mai come oggi può mettere a disposizione chiavi di lettura capaci di abbracciare la complessità e l’estrema fluidità di un sistema internazionale in profonda transizione. È muovendo da queste basi che il presente volume intende proseguire la missione intrapresa dal Centro Studi Internazionali di Geopolitica negli ultimi sedici anni: puntare lo sguardo oltre i confini - reali e immaginati –promuovendo una visione del mondo capace di ondare oltre l’immediato e di contrapporsi a rigidi schematismi tanto affascinanti quanto inadeguati a comprendere le sfide e le opportunità del contesto globale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



