L’articolo indaga la relazione storica, teorica e mediale tra sogno e realtà virtuale, proponendo una genealogia incrociata delle tecnologie immersive e delle teorie del sogno. A partire dall’analogia tra immagine onirica e immagine VR — entrambe immersive, corporee, interattive e multisensoriali — il contributo mostra come questa somiglianza non sia soltanto fenomenologica, ma anche il risultato di una lunga influenza storica e reciproca tra dispositivi ottici, immaginari scientifici e modelli della coscienza. Nella cultura ottocentesca, panorami, fantasmagorie e lanterne magiche offrono metafore e modelli per rendere collettivamente accessibile l’esperienza individuale del sogno. Nelle scienze cognitive contemporanee, invece, la realtà virtuale diventa un paradigma per concepire il sogno come simulazione offline, ambiente protetto e spazio di addestramento esperienziale. Attraverso il confronto con casi come Evolution of Verse, Bravemind, Carne y Arena e The Key, l’articolo sostiene che la VR riattivi oggi una concezione del sogno non più come semplice via d’accesso all’inconscio, ma come forma cosciente, performativa e protetta di esperienza alterata.
Grossi, G. M., › States of altered virtuality‹. Historische Schnittstellen zwischen Traumtheorie und Virtual Reality, in D. Angeloch, M. G. H. S. K. T. (ed.), Das nächtliche Wir. Traumwissen und Traumkunst nach dem Jahrhundert der Psychologie, Wallstein, Göttingen 2024: 169- 183 [https://hdl.handle.net/10807/341002]
› States of altered virtuality‹. Historische Schnittstellen zwischen Traumtheorie und Virtual Reality
Grossi, Giancarlo Maria
2024
Abstract
L’articolo indaga la relazione storica, teorica e mediale tra sogno e realtà virtuale, proponendo una genealogia incrociata delle tecnologie immersive e delle teorie del sogno. A partire dall’analogia tra immagine onirica e immagine VR — entrambe immersive, corporee, interattive e multisensoriali — il contributo mostra come questa somiglianza non sia soltanto fenomenologica, ma anche il risultato di una lunga influenza storica e reciproca tra dispositivi ottici, immaginari scientifici e modelli della coscienza. Nella cultura ottocentesca, panorami, fantasmagorie e lanterne magiche offrono metafore e modelli per rendere collettivamente accessibile l’esperienza individuale del sogno. Nelle scienze cognitive contemporanee, invece, la realtà virtuale diventa un paradigma per concepire il sogno come simulazione offline, ambiente protetto e spazio di addestramento esperienziale. Attraverso il confronto con casi come Evolution of Verse, Bravemind, Carne y Arena e The Key, l’articolo sostiene che la VR riattivi oggi una concezione del sogno non più come semplice via d’accesso all’inconscio, ma come forma cosciente, performativa e protetta di esperienza alterata.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



