Una delle più importanti attitudini della musica sacra barocca è indubbiamente rappresentata dal tentativo di coniugare ethos devozionale ed ‘eccedenza’ estetica, musica sacra e spettacolarità. L’Italia settentrionale, con la sua rilevante tradizione, documenta ampiamente questa linea di tendenza. Infatti, le maggiori cappelle attive nel periodo considerato dallo studio (grosso modo dalle ultime decadi del ‘500 al 1650) moltiplicano le occasioni ove l’evento musicale supera i limiti della funzionalità (limiti stabiliti dai vari documenti della Chiesa post-tridentina), per porsi come esperienza estetica autonoma.. Tuttavia, il dato più sorprendete è costituito dal fatto che la spettacolarità finisce con il proporsi anche in ambiti liturgici – quali la quaresima e la settimana santa – che, in virtù di un austero spirito penitenziale, dovrebbero tassativamente escluderla. Per quanto attiene, in particolare, alla settimana santa si registrano diversi casi in cui le cappelle musicali sono impegnate – con i loro gruppi vocali e strumentali – a celebrare con grande solennità i diversi ‘uffici’ previsti dal calendario liturgico. A trovare una forte accentuazione è anzitutto il Triduo delle tenebre. In pieno contrasto con il Caeremoniale Episcoporum (1600), a Bergamo (Santa Maria Maggiore e Cattedrale), a Parma (Cattedrale e Steccata) e a Padova (Sant’Antonio), a partire dalle ultime due decadi del ‘500, tale ufficio sviluppa con le Lamentazioni, i Responsori, il Benedictus e il Miserere un’attitudine del tutto nuova per la musica sacra, proponendo la presenza degli strumenti. La celebrazione dell’Ufficio delle tenebre assume così un marcato carattere impressivo, incentivato sia dalla gestualità di un rituale altamente suggestivo, sia da un’ambientazione composta da apparati carichi di significati simbolici. Sebbene manchino precise indicazioni per quanto attiene al periodo considerato, il tratto delle grandi solennità doveva caratterizzare anche il Triduo delle tenebre in San Petronio a Bologna. In effetti, l’unica fonte secentesca disponibile, gli “Ordini” del 1658, rivela inequivocabilmente un modello assai vicino a quello delineato da alcune delle più importanti cappelle padane. Oltretutto, il coinvolgimento integrale del complesso vocale-strumentale, previsto dagli “Ordini” in occasione del triduo, poteva offrire l’opportunità di un’organizzazione spaziale della musica in più fonti di suono (due di queste disposte sugli organi), con piena adesione ad un’arte coloristica e decorativa, votata ad esaltare, anche visivamente, la magnificenza della chiesa ed il fasto delle cerimonie. Piuttosto distante da questi modelli, volti ad attribuire un’impronta eminentemente spettacolare alla funzione liturgica, si pone invece San Marco a Venezia. In questa chiesa, infatti, il prepotente richiamo della tradizione, si esprime nel rilancio dell’archetipo cinquecentesco dei salmi spezzati, vale a dire di una coralità che esclude l’uso degli strumenti. Tuttavia, al di là di questo richiamo alla tradizione, il Triduo delle tenebre rivela anche in San Marco i tratti inconfondibili di un’impostazione altamente spettacolare. Esso, di fatto, si articola in un percorso nel quale musica, preghiera, gestualità ed apparati s’incontrano nel segno di un disegno unitario proteso ad una seducente teatralità. Tale disegno ritorna – con più rilevante amplificazione – nelle processioni che si susseguono, sempre nella basilica veneziana, nella settimana santa (in particolare in quella del venerdì santo): in queste straordinarie occasioni, la percezione globale di effetti acustici e visivi porta l’ethos devozionale a tradursi in stupore e meraviglia. A ben vedere, l’imporsi della spettacolarità in diversi contesti, se da un lato attesta quanto le cappelle dell’Italia del Nord seguissero le linee di tendenza stilisticamente più avanzate (si pensi ai ‘concerti’ proposti non solo nella settimana santa, ma anche in quaresima), dall’altro indica una piena adesione all’estetica barocca. Un’estetica che mira ad una persuasione fine a se stessa. Anche in chiesa, infatti, gli astanti, prima ancora che dei fedeli, sono un pubblico da conquistare con tutti gli artifici dell’arte.

Padoan, M., Ethos devozionale e spettacolarita nella musica sacra. Quaresima e Settimana Santa nel Nord Italia nel primo Barocco, in Sergo Martinott, S. M. (ed.), La Musica a Milano in Lombardia e oltre, Vita e Pensiero, Milano 2000: 13- 64 [http://hdl.handle.net/10807/33995]

Ethos devozionale e spettacolarita nella musica sacra. Quaresima e Settimana Santa nel Nord Italia nel primo Barocco

Padoan
2000

Abstract

Una delle più importanti attitudini della musica sacra barocca è indubbiamente rappresentata dal tentativo di coniugare ethos devozionale ed ‘eccedenza’ estetica, musica sacra e spettacolarità. L’Italia settentrionale, con la sua rilevante tradizione, documenta ampiamente questa linea di tendenza. Infatti, le maggiori cappelle attive nel periodo considerato dallo studio (grosso modo dalle ultime decadi del ‘500 al 1650) moltiplicano le occasioni ove l’evento musicale supera i limiti della funzionalità (limiti stabiliti dai vari documenti della Chiesa post-tridentina), per porsi come esperienza estetica autonoma.. Tuttavia, il dato più sorprendete è costituito dal fatto che la spettacolarità finisce con il proporsi anche in ambiti liturgici – quali la quaresima e la settimana santa – che, in virtù di un austero spirito penitenziale, dovrebbero tassativamente escluderla. Per quanto attiene, in particolare, alla settimana santa si registrano diversi casi in cui le cappelle musicali sono impegnate – con i loro gruppi vocali e strumentali – a celebrare con grande solennità i diversi ‘uffici’ previsti dal calendario liturgico. A trovare una forte accentuazione è anzitutto il Triduo delle tenebre. In pieno contrasto con il Caeremoniale Episcoporum (1600), a Bergamo (Santa Maria Maggiore e Cattedrale), a Parma (Cattedrale e Steccata) e a Padova (Sant’Antonio), a partire dalle ultime due decadi del ‘500, tale ufficio sviluppa con le Lamentazioni, i Responsori, il Benedictus e il Miserere un’attitudine del tutto nuova per la musica sacra, proponendo la presenza degli strumenti. La celebrazione dell’Ufficio delle tenebre assume così un marcato carattere impressivo, incentivato sia dalla gestualità di un rituale altamente suggestivo, sia da un’ambientazione composta da apparati carichi di significati simbolici. Sebbene manchino precise indicazioni per quanto attiene al periodo considerato, il tratto delle grandi solennità doveva caratterizzare anche il Triduo delle tenebre in San Petronio a Bologna. In effetti, l’unica fonte secentesca disponibile, gli “Ordini” del 1658, rivela inequivocabilmente un modello assai vicino a quello delineato da alcune delle più importanti cappelle padane. Oltretutto, il coinvolgimento integrale del complesso vocale-strumentale, previsto dagli “Ordini” in occasione del triduo, poteva offrire l’opportunità di un’organizzazione spaziale della musica in più fonti di suono (due di queste disposte sugli organi), con piena adesione ad un’arte coloristica e decorativa, votata ad esaltare, anche visivamente, la magnificenza della chiesa ed il fasto delle cerimonie. Piuttosto distante da questi modelli, volti ad attribuire un’impronta eminentemente spettacolare alla funzione liturgica, si pone invece San Marco a Venezia. In questa chiesa, infatti, il prepotente richiamo della tradizione, si esprime nel rilancio dell’archetipo cinquecentesco dei salmi spezzati, vale a dire di una coralità che esclude l’uso degli strumenti. Tuttavia, al di là di questo richiamo alla tradizione, il Triduo delle tenebre rivela anche in San Marco i tratti inconfondibili di un’impostazione altamente spettacolare. Esso, di fatto, si articola in un percorso nel quale musica, preghiera, gestualità ed apparati s’incontrano nel segno di un disegno unitario proteso ad una seducente teatralità. Tale disegno ritorna – con più rilevante amplificazione – nelle processioni che si susseguono, sempre nella basilica veneziana, nella settimana santa (in particolare in quella del venerdì santo): in queste straordinarie occasioni, la percezione globale di effetti acustici e visivi porta l’ethos devozionale a tradursi in stupore e meraviglia. A ben vedere, l’imporsi della spettacolarità in diversi contesti, se da un lato attesta quanto le cappelle dell’Italia del Nord seguissero le linee di tendenza stilisticamente più avanzate (si pensi ai ‘concerti’ proposti non solo nella settimana santa, ma anche in quaresima), dall’altro indica una piena adesione all’estetica barocca. Un’estetica che mira ad una persuasione fine a se stessa. Anche in chiesa, infatti, gli astanti, prima ancora che dei fedeli, sono un pubblico da conquistare con tutti gli artifici dell’arte.
Italiano
La Musica a Milano in Lombardia e oltre
88-343-0499-3
Padoan, M., Ethos devozionale e spettacolarita nella musica sacra. Quaresima e Settimana Santa nel Nord Italia nel primo Barocco, in Sergo Martinott, S. M. (ed.), La Musica a Milano in Lombardia e oltre, Vita e Pensiero, Milano 2000: 13- 64 [http://hdl.handle.net/10807/33995]
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10807/33995
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact