Nella Valle d’Aosta, l’attuale configurazione politica di Regione a statuto speciale prevede la coesistenza, accanto alla lingua nazionale italiana, del francese, lingua di pubblica amministrazione fino al diciannovesimo secolo. Si tratta, tuttavia, di una coesistenza forzata, in quanto ormai meno del 1% della popolazione utilizza il francese come lingua madre, al massimo conservando in molti casi l’utilizzazione del dialetto franco-provenzale nei rapporti interpersonali. Peraltro, il dialetto sarà destinato, nel volgere di alcuni decenni, ad una progressiva emarginazione anche a causa della contaminazione linguistica di popolazione immigrata da altre regioni italiane e alla sempre più marcata preponderanza dell’italiano nell’uso quotidiano. Già alla fine degli anni ‘30, il governo fascista aveva tentato una massiccia italianizzazione della regione modificando radicalmente tutta la toponomastica tradizionale, abolendo quella francese e introducendo toponimi italiani, alcune volte già esistenti, altre volte reinventati semplicemente traducendo il significato della versione preesistente. Con la caduta del regime e dopo la Seconda guerra mondiale, la necessità di giustificare lo statuto di autonomia della Regione ripristinò la preesistente toponomastica francese, senza risolvere problemi di uniformazione delle varie versioni in uso e della corretta corrispondenza tra fonemi e grafemi nel rispetto della corretta pronuncia francese dei termini ufficializzati. Si è così creata una discrepanza tra ufficialità e tradizione orale che evidenzia quanto il francese sia oggi una lingua di pubblica amministrazione fortemente sovraimposta per motivi di carattere politico. Da qualche tempo è in atto il tentativo di recupero della toponomastica tradizionale franco-provenzale, interpellando la tradizione orale della popolazione autoctona e applicando i termini toponomastici così riscoperti in alcuni ambiti locali, ad esempio introducendo il toponimo dialettale in affiancamento a quello francofono ufficiale nei cartelli stradali. Questa operazione, pur non inficiando l’importanza politica del francese nella vita amministrativa regionale, ha il merito fondamentale di mantenere viva la memoria della tradizione orale ancora in uso presso la popolazione locale, riproponendo e conservando termini altrimenti destinati all’estinzione e al totale oblio nel volgere di una generazione. Dopo una breve disamina dell’attuale normativa in uso, inerente l’utilizzazione ufficiale della toponomastica francese all’interno della regione, il paper prende in considerazione i tentativi di recupero della toponomastica tradizionale e i problemi della loro conservazione in una cartografia peraltro ancora in gran parte da realizzare. Gli argomenti esaminati toccano le problematiche della genesi e del significato dei toponimi, della loro uniformazione grafemica e dell’utilizzazione nella cartellonistica stradale, della competenza toponimica della popolazione autoctona, della preservazione delle fonti orali, della georeferenziazione in mappe a grande scala, della possibilità di utilizzo di tale patrimonio culturale nel marketing dell’immagine e dell’offerta turistica locale. Saranno trattati i temi della metodologia applicata nella riscoperta e conservazione dei toponimi, della loro trascrizione in grafemi di utilizzo comune, della georeferenziazione, del loro rapporto con la toponomastica ufficiale, troppo spesso improntata alla imposizione di una lingua francese che non sempre corrisponde agli usi e costumi della popolazione locale. Saranno quindi proposte le linee guida di un possibile futuro filone di ricerca finalizzato al recupero e alla conservazione di un patrimonio culturale altrimenti destinato ad essere completamente perduto.
Lucarno, G., Travi, M., Complessità dei rapporti tra toponomastica ufficiale e tradizione orale in Valle d’Aosta, in Var, V., Bollettino dell’Atlante linguistico italiano, Atlante linguistico italiano, TORINO -- ITA 2025 49: 231-250 [https://hdl.handle.net/10807/339801]
Complessità dei rapporti tra toponomastica ufficiale e tradizione orale in Valle d’Aosta
Lucarno, Guido
;
2025
Abstract
Nella Valle d’Aosta, l’attuale configurazione politica di Regione a statuto speciale prevede la coesistenza, accanto alla lingua nazionale italiana, del francese, lingua di pubblica amministrazione fino al diciannovesimo secolo. Si tratta, tuttavia, di una coesistenza forzata, in quanto ormai meno del 1% della popolazione utilizza il francese come lingua madre, al massimo conservando in molti casi l’utilizzazione del dialetto franco-provenzale nei rapporti interpersonali. Peraltro, il dialetto sarà destinato, nel volgere di alcuni decenni, ad una progressiva emarginazione anche a causa della contaminazione linguistica di popolazione immigrata da altre regioni italiane e alla sempre più marcata preponderanza dell’italiano nell’uso quotidiano. Già alla fine degli anni ‘30, il governo fascista aveva tentato una massiccia italianizzazione della regione modificando radicalmente tutta la toponomastica tradizionale, abolendo quella francese e introducendo toponimi italiani, alcune volte già esistenti, altre volte reinventati semplicemente traducendo il significato della versione preesistente. Con la caduta del regime e dopo la Seconda guerra mondiale, la necessità di giustificare lo statuto di autonomia della Regione ripristinò la preesistente toponomastica francese, senza risolvere problemi di uniformazione delle varie versioni in uso e della corretta corrispondenza tra fonemi e grafemi nel rispetto della corretta pronuncia francese dei termini ufficializzati. Si è così creata una discrepanza tra ufficialità e tradizione orale che evidenzia quanto il francese sia oggi una lingua di pubblica amministrazione fortemente sovraimposta per motivi di carattere politico. Da qualche tempo è in atto il tentativo di recupero della toponomastica tradizionale franco-provenzale, interpellando la tradizione orale della popolazione autoctona e applicando i termini toponomastici così riscoperti in alcuni ambiti locali, ad esempio introducendo il toponimo dialettale in affiancamento a quello francofono ufficiale nei cartelli stradali. Questa operazione, pur non inficiando l’importanza politica del francese nella vita amministrativa regionale, ha il merito fondamentale di mantenere viva la memoria della tradizione orale ancora in uso presso la popolazione locale, riproponendo e conservando termini altrimenti destinati all’estinzione e al totale oblio nel volgere di una generazione. Dopo una breve disamina dell’attuale normativa in uso, inerente l’utilizzazione ufficiale della toponomastica francese all’interno della regione, il paper prende in considerazione i tentativi di recupero della toponomastica tradizionale e i problemi della loro conservazione in una cartografia peraltro ancora in gran parte da realizzare. Gli argomenti esaminati toccano le problematiche della genesi e del significato dei toponimi, della loro uniformazione grafemica e dell’utilizzazione nella cartellonistica stradale, della competenza toponimica della popolazione autoctona, della preservazione delle fonti orali, della georeferenziazione in mappe a grande scala, della possibilità di utilizzo di tale patrimonio culturale nel marketing dell’immagine e dell’offerta turistica locale. Saranno trattati i temi della metodologia applicata nella riscoperta e conservazione dei toponimi, della loro trascrizione in grafemi di utilizzo comune, della georeferenziazione, del loro rapporto con la toponomastica ufficiale, troppo spesso improntata alla imposizione di una lingua francese che non sempre corrisponde agli usi e costumi della popolazione locale. Saranno quindi proposte le linee guida di un possibile futuro filone di ricerca finalizzato al recupero e alla conservazione di un patrimonio culturale altrimenti destinato ad essere completamente perduto.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



