Gli assistenti sociali, nell’esercizio della propria pratica professionale a livello di fieldwork (Folgheraiter, 2011), sono saldamente impegnati nel contrasto alla violenza di genere agita contro le donne. Come sostenuto da ANCI e DiRe (2014, p.72) «i Centri Antiviolenza e il Servizio Sociale locale rappresentano i nodi di rete indispensabili per accompagnare la donna che subisce o ha subito violenza […] a costruire il percorso di “vita” alternativo alla condizione di violenza subìta e realizzare il progetto di autonomia». Nei servizi e nelle reti dedicate al supporto alle donne che hanno subìto violenza, il Lavoro Sociale ha individuato il proprio oggetto di intervento, il sociale di cui occuparsi, dedicandosi al sostegno dei percorsi verso l’autonomia, occupandosi dell’ascolto nei colloqui di accoglienza, del sostegno economico, dell’emergenza abitativa e della dimensione lavorativa (Milani & Grumi, 2023). Per gli assistenti sociali, il contrasto alla violenza contro le donne non si esaurisce nei servizi specificamente dedicati al sostegno delle vittime. Attraversa anche servizi con finalità e destinatari differenti. Si pensi in primis agli operatori che svolgono attività professionale nei servizi di tutela minorile o a coloro che si occupano di persone con disabilità e non autosufficienza (Corradini, 2024) o, ancora, a coloro che esercitano in contesti di contrasto alle dipendenze da alcol e sostanze. Il contrasto alla violenza di genere contro le donne permea la pratica degli assistenti sociali in maniera trasversale a ogni ambito e/o area di intervento. Ne consegue la necessità di riflettere non solo sulla pratica degli assistenti sociali impegnati nei servizi specificamente dedicati al contrasto della violenza, ma anche su quella dell’intera professione, e dunque sulla formazione e sulla ricerca che la riguardano. A partire da queste premesse il presente contributo si pone l’obiettivo di riflettere sulla pratica degli assistenti sociali di tutela minorile che incontrano situazioni di violenza intima tra partner (IPV, Intimate Partner Violence). Focalizzandosi sulla fase di assessment tipica dei contesti di tutela minorile (l’indagine psico-sociale) si offriranno spunti di riflessione e si metteranno in rilievo i nodi critici emersi dalla letteratura scientifica. Nella seconda parte del contributo si presenteranno brevi risultati di una ricerca condotta dall’autore sul tema in oggetto, provando a delineare spazi di riflessione per i professionisti del Lavoro Sociale.

Grassini, M., L’assistente sociale nella valutazione delle situazioni di violenza: focus sulle madri e invisibilità dei padri, in Micaela Crism, M. C. (ed.), Sostenere le madri e i figli vittime di violenza domestica. Metodologie, prassi e strumenti multidisciplinari, Edizioni Centro Studi Erickson, Trento 2026: 183- 196 [https://hdl.handle.net/10807/336336]

L’assistente sociale nella valutazione delle situazioni di violenza: focus sulle madri e invisibilità dei padri

Grassini, Marco
Primo
2026

Abstract

Gli assistenti sociali, nell’esercizio della propria pratica professionale a livello di fieldwork (Folgheraiter, 2011), sono saldamente impegnati nel contrasto alla violenza di genere agita contro le donne. Come sostenuto da ANCI e DiRe (2014, p.72) «i Centri Antiviolenza e il Servizio Sociale locale rappresentano i nodi di rete indispensabili per accompagnare la donna che subisce o ha subito violenza […] a costruire il percorso di “vita” alternativo alla condizione di violenza subìta e realizzare il progetto di autonomia». Nei servizi e nelle reti dedicate al supporto alle donne che hanno subìto violenza, il Lavoro Sociale ha individuato il proprio oggetto di intervento, il sociale di cui occuparsi, dedicandosi al sostegno dei percorsi verso l’autonomia, occupandosi dell’ascolto nei colloqui di accoglienza, del sostegno economico, dell’emergenza abitativa e della dimensione lavorativa (Milani & Grumi, 2023). Per gli assistenti sociali, il contrasto alla violenza contro le donne non si esaurisce nei servizi specificamente dedicati al sostegno delle vittime. Attraversa anche servizi con finalità e destinatari differenti. Si pensi in primis agli operatori che svolgono attività professionale nei servizi di tutela minorile o a coloro che si occupano di persone con disabilità e non autosufficienza (Corradini, 2024) o, ancora, a coloro che esercitano in contesti di contrasto alle dipendenze da alcol e sostanze. Il contrasto alla violenza di genere contro le donne permea la pratica degli assistenti sociali in maniera trasversale a ogni ambito e/o area di intervento. Ne consegue la necessità di riflettere non solo sulla pratica degli assistenti sociali impegnati nei servizi specificamente dedicati al contrasto della violenza, ma anche su quella dell’intera professione, e dunque sulla formazione e sulla ricerca che la riguardano. A partire da queste premesse il presente contributo si pone l’obiettivo di riflettere sulla pratica degli assistenti sociali di tutela minorile che incontrano situazioni di violenza intima tra partner (IPV, Intimate Partner Violence). Focalizzandosi sulla fase di assessment tipica dei contesti di tutela minorile (l’indagine psico-sociale) si offriranno spunti di riflessione e si metteranno in rilievo i nodi critici emersi dalla letteratura scientifica. Nella seconda parte del contributo si presenteranno brevi risultati di una ricerca condotta dall’autore sul tema in oggetto, provando a delineare spazi di riflessione per i professionisti del Lavoro Sociale.
2026
Italiano
Sostenere le madri e i figli vittime di violenza domestica. Metodologie, prassi e strumenti multidisciplinari
9788859045229
Edizioni Centro Studi Erickson
Grassini, M., L’assistente sociale nella valutazione delle situazioni di violenza: focus sulle madri e invisibilità dei padri, in Micaela Crism, M. C. (ed.), Sostenere le madri e i figli vittime di violenza domestica. Metodologie, prassi e strumenti multidisciplinari, Edizioni Centro Studi Erickson, Trento 2026: 183- 196 [https://hdl.handle.net/10807/336336]
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