Il saggio analizza la Direttiva europea sulla Corporate Sustainability Due Diligence, la quale segnala un'apertura del diritto europeo verso un modello cosiddetto 'neo istituzionale'. In questo modello, le norme giuridiche sono vincolate a principi e obiettivi materiali, senza regredire in tendenze dirigistiche. L'autore si concentra sul "dovere di diligenza" imposto alle imprese per prevenire impatti negativi sui diritti umani e sull'ambiente lungo la loro catena di attività. Ciò solleva la questione della qualificazione giuridica di tale dovere, che appare oscillare tra le Verkehrspflichten e la logica più stringente delle Schutzpflichten, in particolare quando è in gioco la tutela dei lavoratori coinvolti nella catena di attività. Il saggio analizza poi le tutele civili, la responsabilità (art. 29) e la 'riparazione' degli impatti (art. 12), nonché le loro interrelazioni. Lo studio del contenuto della Direttiva è costantemente accompagnato da riferimenti al recente pacchetto Omnibus, nella misura in cui esso è destinato a incidere sui doveri e sulle tutele previsti dalla Direttiva stessa. Infine, l'analisi si estende ai piani di transizione climatica, i quali, intersecandosi con il fenomeno del contenzioso climatico, portano l'interprete a interrogarsi se – e in che misura – l'interesse generale alla mitigazione del cambiamento climatico possa essere perseguito attraverso le forme del diritto privato.
Portonera, G., “Dovere di diligenza” e tutele civili nella Corporate Sustainability Due Diligence Directive, in Accordino, A. P., Marchese, M. A., Tommasini M, T. M. F. (ed.), Le sfide giuridiche della Green Economy 4.0, Editoriale Scientifica Napoli, Napoli 2025: 263- 308 [https://hdl.handle.net/10807/334977]
“Dovere di diligenza” e tutele civili nella Corporate Sustainability Due Diligence Directive
Portonera, Giuseppe
2025
Abstract
Il saggio analizza la Direttiva europea sulla Corporate Sustainability Due Diligence, la quale segnala un'apertura del diritto europeo verso un modello cosiddetto 'neo istituzionale'. In questo modello, le norme giuridiche sono vincolate a principi e obiettivi materiali, senza regredire in tendenze dirigistiche. L'autore si concentra sul "dovere di diligenza" imposto alle imprese per prevenire impatti negativi sui diritti umani e sull'ambiente lungo la loro catena di attività. Ciò solleva la questione della qualificazione giuridica di tale dovere, che appare oscillare tra le Verkehrspflichten e la logica più stringente delle Schutzpflichten, in particolare quando è in gioco la tutela dei lavoratori coinvolti nella catena di attività. Il saggio analizza poi le tutele civili, la responsabilità (art. 29) e la 'riparazione' degli impatti (art. 12), nonché le loro interrelazioni. Lo studio del contenuto della Direttiva è costantemente accompagnato da riferimenti al recente pacchetto Omnibus, nella misura in cui esso è destinato a incidere sui doveri e sulle tutele previsti dalla Direttiva stessa. Infine, l'analisi si estende ai piani di transizione climatica, i quali, intersecandosi con il fenomeno del contenzioso climatico, portano l'interprete a interrogarsi se – e in che misura – l'interesse generale alla mitigazione del cambiamento climatico possa essere perseguito attraverso le forme del diritto privato.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



