La guerra commerciale iniziata da Donald Trump ha avuto un unico effetto certo: la crescita dell’incertezza su scala globale. Secondo molti analisti, l’ispiratore di questo “nuovo disordine internazionale” sarebbe Stephen Miran, capo del Council of Economic Advisers. Miran ritiene che la causa del deficit commerciale USA sia l’afflusso netto di capitali che apprezza il dollaro e che riduce quindi la competitività delle merci statunitensi. Gran parte del risparmio internazionale si riversa infatti sugli asset USA percepiti come safe assets per il ruolo di moneta di riserva internazionale (MRI) del dollaro. Secondo Miran, per ridurre il deficit commerciale occorrerebbe, insieme all’introduzione graduale dei dazi, un deprezzamento sostanzioso del dollaro, mantenendo però il ruolo di MRI di quest’ultimo. Tale deprezzamento dovrebbe riflettere un intervento coordinato delle Banche Centrali e/o dei Governi, il “Mar-a-Lago Accord”: chi non sottoscrive questo “New Grand Bargain” verrà escluso dall’ombrello militare e dall’accesso al mercato USA. Molte delle proposizioni su cui si fonda il “New Grand Bargain” non hanno un chiaro supporto empirico. Un deprezzamento sostanzioso del dollaro accentuerebbe gli effetti inflazionistici (per gli USA) dell’imposizione dei dazi e potrebbe render meno attraenti i titoli USA, spingendo verso l’alto i rendimenti di questi ultimi, con conseguente aumento dell’onere del debito pubblico. Ma l’anello debole della proposta è legato al ruolo del dollaro: da un lato si vorrebbe un dollaro debole per eliminare gli squilibri commerciali, dall’altro si vorrebbe mantenere il suo status di valuta di riserva; due condizioni difficilmente conciliabili.
Lossani, M. A., Delli Gatti, D., Capire la guerra dei dazi. Trump e il suo stratega Miran , 2025, URL: https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-Capire la guerra dei dazi Trump e il suo stratega Miran.pdf [https://hdl.handle.net/10807/333742]
Capire la guerra dei dazi. Trump e il suo stratega Miran
Lossani, Marco Angelo
;Delli Gatti, Domenico
2025
Abstract
La guerra commerciale iniziata da Donald Trump ha avuto un unico effetto certo: la crescita dell’incertezza su scala globale. Secondo molti analisti, l’ispiratore di questo “nuovo disordine internazionale” sarebbe Stephen Miran, capo del Council of Economic Advisers. Miran ritiene che la causa del deficit commerciale USA sia l’afflusso netto di capitali che apprezza il dollaro e che riduce quindi la competitività delle merci statunitensi. Gran parte del risparmio internazionale si riversa infatti sugli asset USA percepiti come safe assets per il ruolo di moneta di riserva internazionale (MRI) del dollaro. Secondo Miran, per ridurre il deficit commerciale occorrerebbe, insieme all’introduzione graduale dei dazi, un deprezzamento sostanzioso del dollaro, mantenendo però il ruolo di MRI di quest’ultimo. Tale deprezzamento dovrebbe riflettere un intervento coordinato delle Banche Centrali e/o dei Governi, il “Mar-a-Lago Accord”: chi non sottoscrive questo “New Grand Bargain” verrà escluso dall’ombrello militare e dall’accesso al mercato USA. Molte delle proposizioni su cui si fonda il “New Grand Bargain” non hanno un chiaro supporto empirico. Un deprezzamento sostanzioso del dollaro accentuerebbe gli effetti inflazionistici (per gli USA) dell’imposizione dei dazi e potrebbe render meno attraenti i titoli USA, spingendo verso l’alto i rendimenti di questi ultimi, con conseguente aumento dell’onere del debito pubblico. Ma l’anello debole della proposta è legato al ruolo del dollaro: da un lato si vorrebbe un dollaro debole per eliminare gli squilibri commerciali, dall’altro si vorrebbe mantenere il suo status di valuta di riserva; due condizioni difficilmente conciliabili.| File | Dimensione | Formato | |
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