In Italia la solidarietà familiare non è solo un valore, ma una pratica quotidiana profondamente radicata nella cultura collettiva. Osservarla da vicino significa interrogarsi su come gli obblighi reciproci percepiti tra individui influenzino le scelte personali, familiari e anche il ricorso ai servizi di assistenza. Le reti di supporto informali, infatti, possono rappresentare al tempo stesso una risorsa fondamentale e un vincolo che orienta, talvolta limita, i percorsi di vita. È proprio da questa prospettiva che nasce il progetto di rilevante interesse nazionale PRIN 22 “Il capitale sociale nelle pratiche di cura in Italia: caregiving e supporto sociale in tempi di pandemia”, realizzato da una partnership tra l’Università Cattolica del Sacro Cuore sede di Milano e le Università di Verona e del Molise. Una ricerca innovativa sia per l’oggetto di studio, sia per l’impianto metodologico adottato. Al centro dell’indagine non c’è soltanto il caregiver informale – chi si prende cura di una persona fragile, malata o disabile – ma l’intera rete relazionale in cui questa funzione si inserisce. Lo sguardo dei ricercatori si sposta così dal ruolo prevalentemente funzionale dell’assistenza alla sua dimensione relazionale: il caregiving non riguarda mai un solo individuo, ma coinvolge la famiglia, gli amici, i vicini, le reti di prossimità che possono sostenere, affiancare, oppure essere profondamente condizionate dalla situazione di cura. È il caso, ad esempio, dei giovani caregiver, la cui possibilità di progettare il futuro può risultare fortemente limitata.
Bramanti, D., Ferrucci, F., Tronca, L. (eds.), Dal caregiver al caregiving. Relazioni di cura, capitale sociale e politiche di welfare, Educatt Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano -- ITA 2026: 146 [https://hdl.handle.net/10807/329376]
Dal caregiver al caregiving. Relazioni di cura, capitale sociale e politiche di welfare
Bramanti, Donatella;
2026
Abstract
In Italia la solidarietà familiare non è solo un valore, ma una pratica quotidiana profondamente radicata nella cultura collettiva. Osservarla da vicino significa interrogarsi su come gli obblighi reciproci percepiti tra individui influenzino le scelte personali, familiari e anche il ricorso ai servizi di assistenza. Le reti di supporto informali, infatti, possono rappresentare al tempo stesso una risorsa fondamentale e un vincolo che orienta, talvolta limita, i percorsi di vita. È proprio da questa prospettiva che nasce il progetto di rilevante interesse nazionale PRIN 22 “Il capitale sociale nelle pratiche di cura in Italia: caregiving e supporto sociale in tempi di pandemia”, realizzato da una partnership tra l’Università Cattolica del Sacro Cuore sede di Milano e le Università di Verona e del Molise. Una ricerca innovativa sia per l’oggetto di studio, sia per l’impianto metodologico adottato. Al centro dell’indagine non c’è soltanto il caregiver informale – chi si prende cura di una persona fragile, malata o disabile – ma l’intera rete relazionale in cui questa funzione si inserisce. Lo sguardo dei ricercatori si sposta così dal ruolo prevalentemente funzionale dell’assistenza alla sua dimensione relazionale: il caregiving non riguarda mai un solo individuo, ma coinvolge la famiglia, gli amici, i vicini, le reti di prossimità che possono sostenere, affiancare, oppure essere profondamente condizionate dalla situazione di cura. È il caso, ad esempio, dei giovani caregiver, la cui possibilità di progettare il futuro può risultare fortemente limitata.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



