Introduzione Le relazioni diplomatiche tra Oman e Stati Uniti sono al centro della presente ricostruzione attraverso il caso studio del viaggio della nave Sultanah nel 1840: un’epoca, questa, di grandi trasformazioni globali. Il 30 aprile 1840, la nave Sultanah raggiunse un traguardo storico con il suo arrivo nel porto di New York, segnando un momento cruciale nella storia diplomatica dell’oceano Indiano e dei rapporti internazionali. Dopo un impegnativo viaggio di 87 giorni da Zanzibar, la Sultanah divenne la prima imbarcazione a completare una traversata transoceanica collegando gli oceani Indiano e Atlantico. A bordo vi era il primo diplomatico inviato dall’ibadita Al Bu Sa‘id, il Sultano dell’Oman e di Zanzibar, Sayyid Sa‘id bin Sultan (1804-6-1856). Sebbene formalmente un’impresa commerciale, la missione perseguiva obiettivi che andavano ben oltre il semplice commercio, riflettendo più ampie ambizioni diplomatiche e geopolitiche. New York, all’epoca il principale centro commerciale degli Stati Uniti, rappresentava un nodo strategico per il commercio internazionale e le relazioni politiche nel XIX secolo. L’equipaggio della Sultanah incarnava la complessa interconnessione del mondo dell’oceano Indiano, essendo composto da genti provenienti da diversi contesti culturali e socioeconomici: un cuoco di Goa, marinai est-africani ridotti in schiavitù, due donne inglesi e due passeggeri francesi. Al suo arrivo, gli ufficiali della nave annunciarono la loro presenza con rulli cerimoniali di tamburo e offrirono in dono due leoni africani (!) al Presidente degli Stati Uniti, Martin Van Buren (1782-1862), un gesto simbolico delle aperture diplomatiche del Sultano omanita nei confronti degli Stati Uniti. Il viaggio della Sultanah si inserisce nelle più ampie dinamiche del XIX secolo, testimoniando il rafforzamento dei legami diplomatici tra il Sultanato Al Bu Sa‘id e gli Stati Uniti, formalizzati già nel Trattato di Amicizia e Commercio del 1833. Inoltre, mise in evidenza il ruolo dell’oceano Indiano come crocevia di scambi transculturali e di negoziazione politica, connettendo Africa, Asia e Americhe. L’organizzazione della missione, che coniugava esplorazione marittima, aspirazioni commerciali e diplomazia, rifletteva le numerose strategie adottate dal Sultano Al Bu Sa‘id per consolidare il proprio potere regionale e internazionale in un contesto di crescente espansione imperiale europea.

Nicolini, B., Tra Leoni e Tempeste: La Sultanah e la sua MissioneDiplomatica attraverso Due Oceani (1840), L’Africa liberataStudi in memoria di Angelo Del Boca e Gian Paolo Calchi NovatiA cura di Paolo Borruso, Carocci Editore, Roma 2026 2026: 10-22 [https://hdl.handle.net/10807/329336]

Tra Leoni e Tempeste: La Sultanah e la sua Missione Diplomatica attraverso Due Oceani (1840)

Nicolini, Beatrice
Primo
Writing – Original Draft Preparation
2026

Abstract

Introduzione Le relazioni diplomatiche tra Oman e Stati Uniti sono al centro della presente ricostruzione attraverso il caso studio del viaggio della nave Sultanah nel 1840: un’epoca, questa, di grandi trasformazioni globali. Il 30 aprile 1840, la nave Sultanah raggiunse un traguardo storico con il suo arrivo nel porto di New York, segnando un momento cruciale nella storia diplomatica dell’oceano Indiano e dei rapporti internazionali. Dopo un impegnativo viaggio di 87 giorni da Zanzibar, la Sultanah divenne la prima imbarcazione a completare una traversata transoceanica collegando gli oceani Indiano e Atlantico. A bordo vi era il primo diplomatico inviato dall’ibadita Al Bu Sa‘id, il Sultano dell’Oman e di Zanzibar, Sayyid Sa‘id bin Sultan (1804-6-1856). Sebbene formalmente un’impresa commerciale, la missione perseguiva obiettivi che andavano ben oltre il semplice commercio, riflettendo più ampie ambizioni diplomatiche e geopolitiche. New York, all’epoca il principale centro commerciale degli Stati Uniti, rappresentava un nodo strategico per il commercio internazionale e le relazioni politiche nel XIX secolo. L’equipaggio della Sultanah incarnava la complessa interconnessione del mondo dell’oceano Indiano, essendo composto da genti provenienti da diversi contesti culturali e socioeconomici: un cuoco di Goa, marinai est-africani ridotti in schiavitù, due donne inglesi e due passeggeri francesi. Al suo arrivo, gli ufficiali della nave annunciarono la loro presenza con rulli cerimoniali di tamburo e offrirono in dono due leoni africani (!) al Presidente degli Stati Uniti, Martin Van Buren (1782-1862), un gesto simbolico delle aperture diplomatiche del Sultano omanita nei confronti degli Stati Uniti. Il viaggio della Sultanah si inserisce nelle più ampie dinamiche del XIX secolo, testimoniando il rafforzamento dei legami diplomatici tra il Sultanato Al Bu Sa‘id e gli Stati Uniti, formalizzati già nel Trattato di Amicizia e Commercio del 1833. Inoltre, mise in evidenza il ruolo dell’oceano Indiano come crocevia di scambi transculturali e di negoziazione politica, connettendo Africa, Asia e Americhe. L’organizzazione della missione, che coniugava esplorazione marittima, aspirazioni commerciali e diplomazia, rifletteva le numerose strategie adottate dal Sultano Al Bu Sa‘id per consolidare il proprio potere regionale e internazionale in un contesto di crescente espansione imperiale europea.
2026
Italiano
9788829032969
Carocci Editore
2026
Nicolini, B., Tra Leoni e Tempeste: La Sultanah e la sua MissioneDiplomatica attraverso Due Oceani (1840), L’Africa liberataStudi in memoria di Angelo Del Boca e Gian Paolo Calchi NovatiA cura di Paolo Borruso, Carocci Editore, Roma 2026 2026: 10-22 [https://hdl.handle.net/10807/329336]
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