Il capitolo riflette su come l’accoglienza, oggi, metta alla prova le comunità locali: tra paure, polarizzazioni e silenzi, si rischia di chiudersi o di ridurre l’aiuto a una risposta tecnica e frammentata. L’autore propone invece l’accoglienza come processo relazionale e trasformativo: non solo offrire un posto o un servizio, ma creare legami, riconoscere dignità e soggettività, costruire reciprocità senza scivolare nella logica della condizionalità (“ti aiuto solo se…”). Attraverso esempi e storie concrete (dall’accoglienza invernale all’emergenza ucraina), mostra come piccoli gesti possano innescare cambiamenti duraturi, facendo crescere corresponsabilità e capacità di stare insieme. Non vengono nascoste le criticità: delega a pochi volontari, fatica dell’animazione comunitaria, complessità delle relazioni, burocrazia e disillusione. Il testo si chiude rilanciando l’accoglienza come cammino collettivo, realistico e graduale: un volto alla volta, una relazione alla volta.
Gollini, A., Dalla paura all'incontro. La comunità che accoglie, in Paolo Velente, O. F., L'altra strada. I corridoi umanitari, universitari, lavorativi, Editrice Missionaria Italiana srl - Impresa Sociale, Bologna 2025 2025: N/A-N/A [https://hdl.handle.net/10807/328637]
Dalla paura all'incontro. La comunità che accoglie
Gollini, Andrea
2025
Abstract
Il capitolo riflette su come l’accoglienza, oggi, metta alla prova le comunità locali: tra paure, polarizzazioni e silenzi, si rischia di chiudersi o di ridurre l’aiuto a una risposta tecnica e frammentata. L’autore propone invece l’accoglienza come processo relazionale e trasformativo: non solo offrire un posto o un servizio, ma creare legami, riconoscere dignità e soggettività, costruire reciprocità senza scivolare nella logica della condizionalità (“ti aiuto solo se…”). Attraverso esempi e storie concrete (dall’accoglienza invernale all’emergenza ucraina), mostra come piccoli gesti possano innescare cambiamenti duraturi, facendo crescere corresponsabilità e capacità di stare insieme. Non vengono nascoste le criticità: delega a pochi volontari, fatica dell’animazione comunitaria, complessità delle relazioni, burocrazia e disillusione. Il testo si chiude rilanciando l’accoglienza come cammino collettivo, realistico e graduale: un volto alla volta, una relazione alla volta.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



