In alcune sue riflessioni sul vissuto sociale dello sport in Italia e su come la digitalizzazione vi ha inciso, Fausto Colombo auspica che l’evoluzione dei media e i cambiamenti nel modo di spettacolarizzare la pratica sportiva ne preservino il portato valoriale intrinseco. È importante “curare la narrazione dello sport”, recuperare la sua “dimensione epica e di avventura”. Una lezione significativa al riguardo – nota incidentalmente il sociologo – la si può trovare “nell’industria cinematografica americana”. Intendo qui raccogliere il circoscritto spunto offerto da questa osservazione di Colombo. Mi propongo di schizzare una disamina del film sportivo hollywoodiano, e di farlo secondo una prospettiva poco frequentata negli studi su questo genere cinematografico: quella della sceneggiatura. Quali sono le costanti di scrittura di film che hanno influito sull’immaginario sportivo globale? Che sfide pone allo sceneggiatore una storia sportiva? Quali sono le sue prerogative drammaturgiche? Su quali leve retoriche conta l’autore di un copione e quali i criteri per azionarle bene? Mi concentrerò su due elementi centrali del film sportivo americano: lo status di underdog del protagonista; la funzione di mentore dell’allenatore. La tesi che così argomenterò è che lo specifico di questo genere è una duplice vena: quella motivazionale e quella formativa. Le quali trovano massima espressione in una scena ricorrente e tipica: quella del discorso con cui l’allenatore incoraggia l’atleta a dare il meglio di sé.

Braga, P., L'underdog e il suo mentore nella scrittura del film sportivo, in Aroldi, P., Mascheroni, G., Pasquali, F., Scifo, B. (ed.), «...e quanto più sapore possibile». Comunicazione, media, industria culturale, Vita e Pensiero, Milano 2025: 65- 74 [https://hdl.handle.net/10807/322716]

L'underdog e il suo mentore nella scrittura del film sportivo

Braga, Paolo
2025

Abstract

In alcune sue riflessioni sul vissuto sociale dello sport in Italia e su come la digitalizzazione vi ha inciso, Fausto Colombo auspica che l’evoluzione dei media e i cambiamenti nel modo di spettacolarizzare la pratica sportiva ne preservino il portato valoriale intrinseco. È importante “curare la narrazione dello sport”, recuperare la sua “dimensione epica e di avventura”. Una lezione significativa al riguardo – nota incidentalmente il sociologo – la si può trovare “nell’industria cinematografica americana”. Intendo qui raccogliere il circoscritto spunto offerto da questa osservazione di Colombo. Mi propongo di schizzare una disamina del film sportivo hollywoodiano, e di farlo secondo una prospettiva poco frequentata negli studi su questo genere cinematografico: quella della sceneggiatura. Quali sono le costanti di scrittura di film che hanno influito sull’immaginario sportivo globale? Che sfide pone allo sceneggiatore una storia sportiva? Quali sono le sue prerogative drammaturgiche? Su quali leve retoriche conta l’autore di un copione e quali i criteri per azionarle bene? Mi concentrerò su due elementi centrali del film sportivo americano: lo status di underdog del protagonista; la funzione di mentore dell’allenatore. La tesi che così argomenterò è che lo specifico di questo genere è una duplice vena: quella motivazionale e quella formativa. Le quali trovano massima espressione in una scena ricorrente e tipica: quella del discorso con cui l’allenatore incoraggia l’atleta a dare il meglio di sé.
2025
Italiano
«...e quanto più sapore possibile». Comunicazione, media, industria culturale
978-88-343-5968-6
Vita e Pensiero
Braga, P., L'underdog e il suo mentore nella scrittura del film sportivo, in Aroldi, P., Mascheroni, G., Pasquali, F., Scifo, B. (ed.), «...e quanto più sapore possibile». Comunicazione, media, industria culturale, Vita e Pensiero, Milano 2025: 65- 74 [https://hdl.handle.net/10807/322716]
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