Nella sua radicale capacità e disposizione al rinnovamento, l’uomo sa riconoscere dappertutto la novità, là dove si trova. Anche l’apertura originaria verso l’altro, che è sempre una novità irriducibile con la quale ci confrontiamo e ci relazioniamo quotidianamente, può essere intesa come una particolare forma della disposizione al nuovo. Dall’altro lato però non bisogna nemmeno trascurare ciò che lo stesso Agostino si trova a dover ammettere nella sua esistenza, che il desiderio perverso si annida dentro le fibre dell’essere umano. In ciò si rivela il volto tragico dell’azione con la quale si introduce nel mondo qualcosa che lo stesso ordinatore ha volutamente ‘lasciato fuori’. L’uomo dunque si distingue da tutti gli altri esseri viventi, non solo per la forma eretta del corpo, che lo orienta verso l’infinito e lo incoraggia ad alimentare la dimensione spirituale, ma anche per la sua capacità di allontanarsi volontariamente dall’orbita del bene che precede e attira ciascun essere verso il proprio compimento.
Pagliacci, D., Armonia della natura ed enigma dell'uomo. una breve rilettura del De natura boni di Agostino, in F. Totar, F. T. (ed.), L’etica tra natura e storicità, EUM - Edizioni Università di Macerata, Macerata 2013: 91- 102 [https://hdl.handle.net/10807/305972]
Armonia della natura ed enigma dell'uomo. una breve rilettura del De natura boni di Agostino
Pagliacci, Donatella
2013
Abstract
Nella sua radicale capacità e disposizione al rinnovamento, l’uomo sa riconoscere dappertutto la novità, là dove si trova. Anche l’apertura originaria verso l’altro, che è sempre una novità irriducibile con la quale ci confrontiamo e ci relazioniamo quotidianamente, può essere intesa come una particolare forma della disposizione al nuovo. Dall’altro lato però non bisogna nemmeno trascurare ciò che lo stesso Agostino si trova a dover ammettere nella sua esistenza, che il desiderio perverso si annida dentro le fibre dell’essere umano. In ciò si rivela il volto tragico dell’azione con la quale si introduce nel mondo qualcosa che lo stesso ordinatore ha volutamente ‘lasciato fuori’. L’uomo dunque si distingue da tutti gli altri esseri viventi, non solo per la forma eretta del corpo, che lo orienta verso l’infinito e lo incoraggia ad alimentare la dimensione spirituale, ma anche per la sua capacità di allontanarsi volontariamente dall’orbita del bene che precede e attira ciascun essere verso il proprio compimento.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.