This book presents and discusses some results from a research study on aesthetics and poverty, recently carried out in Milan (Italy). Beauty, as a quality usually connected with art objects and tied to property and wealth, has been investigated in the ‘unusual’ context of economic poverty, where ownership of objects is precarious or indeed non-existent. Using ethnographic observation and instruments of visual culture (photos), the research investigated the meanings of some particular daily objects (i.e. pictures, clothes, religious images etc.) displayed during meetings with a sample of Italian and immigrant people, living in indigent conditions. The results suggest a critical review of Bourdieu’s theory on aesthetics (1979) and on taste as distinction practice, focusing instead on the ethical and relational dimensions of a grounded aesthetics. As anthropology and material culture studies suggest, the aesthetic object acts in people’s lives as a polysemic item, contiguous with usefulness, rituality, relation. At the crossroads of the aesthetics of existence (Foucault) and daily practices (De Certeau), certain objects considered beautiful become containers of affection, tools for public representation of the self, personal narrative and memories, displaying a practical and emotional control of a present difficult daily life.

L’insolita relazione fra estetica e povertà è al centro della ricerca presentata in questo volume. In tale inconsueta prospettiva, usando interviste, osservazioni etnografiche, foto, le autrici hanno esplorato il ruolo svolto da certi oggetti ‘belli’ nella vita quotidiana di un gruppo di persone che vivono in condizioni di indigenza. La coppia ‘estetica e povertà’ apparentemente provocatoria, è in realtà meno eccentrica di quanto appaia a prima vista, a condizione però di ridefinire i due termini della questione. La prima ri-definizione riguarda il termine estetica, da non intendere come una proprietà rara di certi oggetti ma come una modalità relazionale fra individui e cose, capace di raccontare come certi oggetti ritenuti belli ‘agiscano’ nella vita delle persone anche in contesti di povertà. L’altro presupposto è di considerare la povertà come una condizione mobile, costituita di continue negoziazioni fra uno stato di necessità e una - seppur limitata – possibilità di scelta. I tanti oggetti mostrati e fotografati e le molte storie ascoltate raccontano di un’estetica attiva e quotidiana, collocabile all’incrocio fra l’estetica dell’esistenza di Foucault e le pratiche del quotidiano di De Certeau, in cui certi oggetti, più di altri, diventano deposito di affetti e di memoria, strumenti di rappresentazione pubblica del sé, dispositivi di narrazione e di documentazione del passato fino a svolgere un’azione di consolazione e di contenimento psicologico.

Lunghi, C., Trasforini, M. A., Introduzione. Estetica e povertà: una ricerca singolare, in Lunghi, C., Trasforini, M. A. (ed.), La precarietà degli oggetti, Donzelli, Roma 2010: 5- 19 [http://hdl.handle.net/10807/27607]

Introduzione. Estetica e povertà: una ricerca singolare

Lunghi;
2010

Abstract

L’insolita relazione fra estetica e povertà è al centro della ricerca presentata in questo volume. In tale inconsueta prospettiva, usando interviste, osservazioni etnografiche, foto, le autrici hanno esplorato il ruolo svolto da certi oggetti ‘belli’ nella vita quotidiana di un gruppo di persone che vivono in condizioni di indigenza. La coppia ‘estetica e povertà’ apparentemente provocatoria, è in realtà meno eccentrica di quanto appaia a prima vista, a condizione però di ridefinire i due termini della questione. La prima ri-definizione riguarda il termine estetica, da non intendere come una proprietà rara di certi oggetti ma come una modalità relazionale fra individui e cose, capace di raccontare come certi oggetti ritenuti belli ‘agiscano’ nella vita delle persone anche in contesti di povertà. L’altro presupposto è di considerare la povertà come una condizione mobile, costituita di continue negoziazioni fra uno stato di necessità e una - seppur limitata – possibilità di scelta. I tanti oggetti mostrati e fotografati e le molte storie ascoltate raccontano di un’estetica attiva e quotidiana, collocabile all’incrocio fra l’estetica dell’esistenza di Foucault e le pratiche del quotidiano di De Certeau, in cui certi oggetti, più di altri, diventano deposito di affetti e di memoria, strumenti di rappresentazione pubblica del sé, dispositivi di narrazione e di documentazione del passato fino a svolgere un’azione di consolazione e di contenimento psicologico.
Italiano
La precarietà degli oggetti
9788860364647
Lunghi, C., Trasforini, M. A., Introduzione. Estetica e povertà: una ricerca singolare, in Lunghi, C., Trasforini, M. A. (ed.), La precarietà degli oggetti, Donzelli, Roma 2010: 5- 19 [http://hdl.handle.net/10807/27607]
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