La Lettera (Bologna, 1563) costituisce un esito per alcuni versi anomalo nella produzione matura di Cardano: per la scelta del registro linguistico volgare, in controtendenza rispetto al dominio consueto del latino aperto alla più vasta divulgazione fuori dall’ambito locale; e poi per il tema trattato, che sposta il discorso su un versante ‘minore’, ma non per questo povero di significato, del suo orizzonte enciclopedico – il versante della trattatistica di impronta pedagogica, che rimanda alla ricca tradizione della letteratura di institutio cinquecentesca. Dell’operetta, nata come lettera esortativa di natura privata (anche qui in linea con una consolidata consuetudine), si presentano la genesi e i contenuti essenziali. In conclusione, si esaminano le tecniche compositive del testo, che lascia vistosamente emergere il dato costante della riscrittura e del riuso citazionale, sulla base del duplice patrimonio intrecciato del repertorio classicista umanistico e della tradizione cristianizzata. La Lettera di Cardano-precettore si reinserisce così a pieno titolo nei meccanismi fondanti della sua intera opera di travaso del sapere nei canali della divulgazione editoriale moderna, in cui si riflettono e trovano risoluta conferma i caratteri normativamente ‘istituzionali’ del circuito letterario coevo. È uno spiraglio ulteriore che consente di ricollocare Cardano nell’universo della cultura del suo tempo, controbilanciando le punte dell’innovazione eccentrica che rischiano altrimenti di essere enfatizzate squilibrando la valutazione complessiva della sua figura.

Zardin, D., La «Lettera ad un giovane sua creatura» di Cardano e la tradizione dell'«institutio» cinquecentesca, in Baldi, M., Canziani, G. (ed.), Cardano e la tradizione dei saperi, Angeli, Milano 2003: 281- 305 [http://hdl.handle.net/10807/1854]

La «Lettera ad un giovane sua creatura» di Cardano e la tradizione dell'«institutio» cinquecentesca

Zardin, Danilo
2003

Abstract

La Lettera (Bologna, 1563) costituisce un esito per alcuni versi anomalo nella produzione matura di Cardano: per la scelta del registro linguistico volgare, in controtendenza rispetto al dominio consueto del latino aperto alla più vasta divulgazione fuori dall’ambito locale; e poi per il tema trattato, che sposta il discorso su un versante ‘minore’, ma non per questo povero di significato, del suo orizzonte enciclopedico – il versante della trattatistica di impronta pedagogica, che rimanda alla ricca tradizione della letteratura di institutio cinquecentesca. Dell’operetta, nata come lettera esortativa di natura privata (anche qui in linea con una consolidata consuetudine), si presentano la genesi e i contenuti essenziali. In conclusione, si esaminano le tecniche compositive del testo, che lascia vistosamente emergere il dato costante della riscrittura e del riuso citazionale, sulla base del duplice patrimonio intrecciato del repertorio classicista umanistico e della tradizione cristianizzata. La Lettera di Cardano-precettore si reinserisce così a pieno titolo nei meccanismi fondanti della sua intera opera di travaso del sapere nei canali della divulgazione editoriale moderna, in cui si riflettono e trovano risoluta conferma i caratteri normativamente ‘istituzionali’ del circuito letterario coevo. È uno spiraglio ulteriore che consente di ricollocare Cardano nell’universo della cultura del suo tempo, controbilanciando le punte dell’innovazione eccentrica che rischiano altrimenti di essere enfatizzate squilibrando la valutazione complessiva della sua figura.
Italiano
Cardano e la tradizione dei saperi
Zardin, D., La «Lettera ad un giovane sua creatura» di Cardano e la tradizione dell'«institutio» cinquecentesca, in Baldi, M., Canziani, G. (ed.), Cardano e la tradizione dei saperi, Angeli, Milano 2003: 281- 305 [http://hdl.handle.net/10807/1854]
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