Dopo la fine dalla Prima guerra mondale, le relazioni italo-ungheresi hanno un andamento altalenante, anche a causa dei problemi che Roma incontra nel portare avanti la sua politica adriatica e dei difficili rapporti che intrattiene con le altre Potenze vincitrici, rapporti rispetto ai quali l’applicazione delle clausole del patto di Londra rappresenta il principale oggetto del contendere. Il termine che meglio descrive il rapporto di Roma con Budapest in questa fase è – forse – ‘ambiguità’. Da una parte, l’Ungheria rappresenta il nemico sconfitto in una guerra che ha assunto, sin dall’inizio, forti sottofondi emotivi, dall’altra rappresenta comunque un utile contrappeso alle rivendicazioni degli slavi meridionali, in particolare i croati che, nella Duplice monarchia, avevano assunto, fino allo scoppio del conflitto, posizioni tali da destare risentimento sia presso la minoranza italiana sia presso i vertici magiari. A ciò si aggiunge l’attenzione speciale che la ‘rivoluzione’ di Béla Kun (Ábel Kohn, 1866-1938) innesca in un mondo già inquieto per la presa del potere da parte dei bolscevichi in Russia e per le ripercussioni che questa può avere in una Germania alle prese con la difficile transizione dall’assetto imperiale a quello repubblicano. Su questo sfondo, un ruolo particolare è svolto dalla missione ‘militare e umanitaria’ del colonnello Guido Romanelli, le cui vicende si intersecano con quelle della repubblica dei Consigli e della sua repressione. Insoddisfatta degli esiti della conferenza della pace, in questa fase, l’Italia si propone come la più revisionista fra le Potenze vincitrici, un atteggiamento che si salda con quello di Budapest, soprattutto dopo che il trattato del Trianon trasforma la ‘seconda testa’ della Duplice monarchia in una realtà per molti aspetti secondaria, schiacciata dalle ambizioni territoriali e politiche dei vicini rumeni e jugoslavi.

Pastori, G., La politica balcanico-danubiana dell’Italia e i suoi rapporti con l’Ungheria, in Nemeth, G., Papo, A., Sciacovelli, A. (ed.), Disincanto magiaro. L’Ungheria nel primo dopoguerra, Luglio, San Dorligo della Valle 2021: 45- 60 [http://hdl.handle.net/10807/179023]

La politica balcanico-danubiana dell’Italia e i suoi rapporti con l’Ungheria

Pastori, Gianluca
2021

Abstract

Dopo la fine dalla Prima guerra mondale, le relazioni italo-ungheresi hanno un andamento altalenante, anche a causa dei problemi che Roma incontra nel portare avanti la sua politica adriatica e dei difficili rapporti che intrattiene con le altre Potenze vincitrici, rapporti rispetto ai quali l’applicazione delle clausole del patto di Londra rappresenta il principale oggetto del contendere. Il termine che meglio descrive il rapporto di Roma con Budapest in questa fase è – forse – ‘ambiguità’. Da una parte, l’Ungheria rappresenta il nemico sconfitto in una guerra che ha assunto, sin dall’inizio, forti sottofondi emotivi, dall’altra rappresenta comunque un utile contrappeso alle rivendicazioni degli slavi meridionali, in particolare i croati che, nella Duplice monarchia, avevano assunto, fino allo scoppio del conflitto, posizioni tali da destare risentimento sia presso la minoranza italiana sia presso i vertici magiari. A ciò si aggiunge l’attenzione speciale che la ‘rivoluzione’ di Béla Kun (Ábel Kohn, 1866-1938) innesca in un mondo già inquieto per la presa del potere da parte dei bolscevichi in Russia e per le ripercussioni che questa può avere in una Germania alle prese con la difficile transizione dall’assetto imperiale a quello repubblicano. Su questo sfondo, un ruolo particolare è svolto dalla missione ‘militare e umanitaria’ del colonnello Guido Romanelli, le cui vicende si intersecano con quelle della repubblica dei Consigli e della sua repressione. Insoddisfatta degli esiti della conferenza della pace, in questa fase, l’Italia si propone come la più revisionista fra le Potenze vincitrici, un atteggiamento che si salda con quello di Budapest, soprattutto dopo che il trattato del Trianon trasforma la ‘seconda testa’ della Duplice monarchia in una realtà per molti aspetti secondaria, schiacciata dalle ambizioni territoriali e politiche dei vicini rumeni e jugoslavi.
Italiano
Disincanto magiaro. L’Ungheria nel primo dopoguerra
9788868032821
Luglio
Pastori, G., La politica balcanico-danubiana dell’Italia e i suoi rapporti con l’Ungheria, in Nemeth, G., Papo, A., Sciacovelli, A. (ed.), Disincanto magiaro. L’Ungheria nel primo dopoguerra, Luglio, San Dorligo della Valle 2021: 45- 60 [http://hdl.handle.net/10807/179023]
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