La creatività è un argomento che da sempre ha affascinato filosofi e scienziati. Da Platone a Aristotele, da Kant a Freud, pensatori di diverse discipline si sono interrogati sulla natura del processo creativo. Inizialmente, si pensava che la creatività fosse una sorta di ispirazione divina. Per i latini e gli antichi greci, era riconducibile ad una figura divina (δαίμων) che, ponendosi a metà fra ciò che era divino e ciò che era umano, svolgeva la funzione di intermediario tra i due. Era grazie a figure come le Muse, per esempio, che poeti e musici acquisivano l’ispirazione per le loro composizioni. Solo con l’Umanesimo si è avuto un radicale cambio di rotta. Coerentemente con l’impostazione antropocentrica degli impianti filosofici del tempo, infatti, si è iniziato a considerare la creatività non più come dono divino, ma come frutto delle capacità dell’individuo. Da questo momento, quindi, le riflessioni sulla creatività si sono focalizzate sui fattori individuali in grado di influenzarla. In tal senso, si è progressivamente affermata l’idea per cui la creatività sia un tratto tipico della personalità di un individuo eccezionale: il genio creativo. Il Romanticismo ha successivamente esaltato questa visione fornendole un’aura di mistero e legandola all’idea della sregolatezza che già aveva colpito alcuni filosofi classici come Aristotele e Seneca . È solo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 (con gli studi del matematico Henri Poincaré, per esempio) che la creatività è diventata oggetto di ricerca scientifica; gli scienziati, infatti, ispirati dalle idee del darwinismo, hanno iniziato a interrogarsi su quali fossero i fattori individuali in grado di influenzare la creatività. Grazie ad alcune ricerche (che sono ormai considerate dei classici nella letteratura sui processi creativi), è stato possibile individuare, per esempio, certi tratti tipici delle personalità creative come il non conformismo, la flessibilità di pensiero, la fiducia in sé stessi e l’apertura verso il nuovo. A questi primi studi, prevalentemente di matrice psicologica, sono seguite ricerche in altri campi, come l’economia e la sociologia, che hanno permesso di sviluppare una visione più complessa e articolata della creatività, prendendo in considerazione non solo le caratteristiche personali del singolo individuo, ma anche l’influenza di variabili contestuali legate, per esempio, alle caratteristiche organizzative degli ambienti di lavoro. Il presente capitolo propone una review delle principali teorie della creatività. In particolare, partendo dagli studi di matrice psicologica proseguirà nell’evidenziare le determinanti contestuali più importanti. In tal senso, dopo essersi soffermati su quelle che agiscono a livello di gruppo e di organizzazione, si procederà a discutere gli studi più recenti che hanno adottato una concezione più estesa di contesto. In particolare, verrà dato ampio spazio al ruolo svolto dalla dimensione spaziale, illustrando come le caratteristiche fisiche (soprattutto dei nuovi spazi di lavoro) possano stimolare i processi creativi. Il capitolo si chiude con un breve accenno alla visione sociale della creatività e al ruolo potenzialmente svolto dalle caratteristiche geografiche e territoriali.

Montanari, F., De Molli, F., L’organizzazione della creatività, in Buonocore Filomen, B. F., Montanari Fabrizio, M. F., Solari Luc, S. L. (ed.), Organizzazione aziendale. Comportamenti e decisioni per il management, De Agostini, Milano 2020: 235- 260 [http://hdl.handle.net/10807/176711]

L’organizzazione della creatività

Montanari, Fabrizio;De Molli, Federica
2020

Abstract

La creatività è un argomento che da sempre ha affascinato filosofi e scienziati. Da Platone a Aristotele, da Kant a Freud, pensatori di diverse discipline si sono interrogati sulla natura del processo creativo. Inizialmente, si pensava che la creatività fosse una sorta di ispirazione divina. Per i latini e gli antichi greci, era riconducibile ad una figura divina (δαίμων) che, ponendosi a metà fra ciò che era divino e ciò che era umano, svolgeva la funzione di intermediario tra i due. Era grazie a figure come le Muse, per esempio, che poeti e musici acquisivano l’ispirazione per le loro composizioni. Solo con l’Umanesimo si è avuto un radicale cambio di rotta. Coerentemente con l’impostazione antropocentrica degli impianti filosofici del tempo, infatti, si è iniziato a considerare la creatività non più come dono divino, ma come frutto delle capacità dell’individuo. Da questo momento, quindi, le riflessioni sulla creatività si sono focalizzate sui fattori individuali in grado di influenzarla. In tal senso, si è progressivamente affermata l’idea per cui la creatività sia un tratto tipico della personalità di un individuo eccezionale: il genio creativo. Il Romanticismo ha successivamente esaltato questa visione fornendole un’aura di mistero e legandola all’idea della sregolatezza che già aveva colpito alcuni filosofi classici come Aristotele e Seneca . È solo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 (con gli studi del matematico Henri Poincaré, per esempio) che la creatività è diventata oggetto di ricerca scientifica; gli scienziati, infatti, ispirati dalle idee del darwinismo, hanno iniziato a interrogarsi su quali fossero i fattori individuali in grado di influenzare la creatività. Grazie ad alcune ricerche (che sono ormai considerate dei classici nella letteratura sui processi creativi), è stato possibile individuare, per esempio, certi tratti tipici delle personalità creative come il non conformismo, la flessibilità di pensiero, la fiducia in sé stessi e l’apertura verso il nuovo. A questi primi studi, prevalentemente di matrice psicologica, sono seguite ricerche in altri campi, come l’economia e la sociologia, che hanno permesso di sviluppare una visione più complessa e articolata della creatività, prendendo in considerazione non solo le caratteristiche personali del singolo individuo, ma anche l’influenza di variabili contestuali legate, per esempio, alle caratteristiche organizzative degli ambienti di lavoro. Il presente capitolo propone una review delle principali teorie della creatività. In particolare, partendo dagli studi di matrice psicologica proseguirà nell’evidenziare le determinanti contestuali più importanti. In tal senso, dopo essersi soffermati su quelle che agiscono a livello di gruppo e di organizzazione, si procederà a discutere gli studi più recenti che hanno adottato una concezione più estesa di contesto. In particolare, verrà dato ampio spazio al ruolo svolto dalla dimensione spaziale, illustrando come le caratteristiche fisiche (soprattutto dei nuovi spazi di lavoro) possano stimolare i processi creativi. Il capitolo si chiude con un breve accenno alla visione sociale della creatività e al ruolo potenzialmente svolto dalle caratteristiche geografiche e territoriali.
2020
Italiano
Organizzazione aziendale. Comportamenti e decisioni per il management
978-88-8008-394-8
De Agostini
Montanari, F., De Molli, F., L’organizzazione della creatività, in Buonocore Filomen, B. F., Montanari Fabrizio, M. F., Solari Luc, S. L. (ed.), Organizzazione aziendale. Comportamenti e decisioni per il management, De Agostini, Milano 2020: 235- 260 [http://hdl.handle.net/10807/176711]
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