Could an house be an affective refuge, if it is empty and without family relationships? In The invention of Hugo Cabret by Brian Selznick (2007), Hugo lives in an unadorned and provisional hiding place, not in an house. The surface of his normal life, because he is used to wind the clocks in the Paris railway station, is not his real identity. He is an orphan, similar to Dickens’ characters, he lives behind the large windows of the clocks but he always looks through the glass doors. In fact he wants to discover his own roots and to reconstruct his own identity. The door is a metaphor on the content level and on the narrative strategy level. The door separates the compression reality of daily life from the imaginary world of early silent films. What lies behind the door becomes what the reader finds turning the page of the book. Doors and windows disclose unusual places or objects. From the technical-narrative point of view they constitute the motor of the history and they capture the reader’s attention. The Selznick’s graphic novel introduces some new elements in the field of picturebooks through the transformation of literary aspects and iconic solutions adopted by writers and illustrators in the past. The evocative power of the pictures suggests Where the wild things are by M. Sendak (1963) and the transformation of the environment: an unadorned inside environment becomes luxuriant with a jungle inside. The imaginary power of the moon and the progressive focusing are present in Sendak and in Selznick too. At the opening of Selznick’ s picturebook the moon is faraway and unreachable, then it becomes a possible dream in A trip to the moon by G. Melies and a reproducible drawing by the mechanical robot. The picture of the moon by Melies, based on pictures by G. Dorè, is Hugo’s home. That moon is a symbol of paternal affective roots and an amorous glance toward the future. In this way the doors disappear.

Come può la casa essere un caldo rifugio dalle plurime valenze affettive, quando essa è disabitata e priva di relazioni familiari? Nella Straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick (2007), quello di Hugo è un nascondiglio disadorno e provvisorio e non una casa vera e propria. L’apparente normalità del suo lavoro di manutentore degli orologi nella stazione di Parigi, cela in realtà un’orfanezza di dickensiana memoria e il protagonista vive dietro le grandi vetrate degli orologi ma costantemente guarda oltre di esse per scoprire le proprie radici e per ricostruire la propria identità. La porta che separa la realtà chiusa e costrittiva del quotidiano dal mondo visionario e immaginifico rappresentato dal cinema delle origini è metafora a livello di contenuti e strategia narrativa di tipo tecnico – formale. Ciò che si trova dietro la porta diventa ciò che il lettore trova voltando la pagina del libro. Il desiderio di scoprire oltre il già noto è reso narrativamente possibile da porte e sportelli che svelano luoghi e oggetti inusuali. Mentre dal punto di vista tecnico-narrativo costituiscono il motore della storia in grado di tenere deste nel lettore attenzione e aspettative. La graphic novel di Selznick innova il panorama dei picturebooks tramite la riformulazione e la trasformazione di aspetti letterari e soluzioni rappresentative anche autorevolmente adottate nel passato. Il respiro rappresentativo deve molto a Nel paese dei mostri selvaggi M. Sendak e alle possibilità trasformative dell’ambiente nella compenetrazione tra ambiente interno disadorno ed esterno rigoglioso, nel potere immaginifico della luna e della sua progressiva focalizzazione e al tempo stesso nel polivalente significato che essa assume. Per Hugo Cabret la luna prima lontana e irraggiungibile diventa emblema di sogno esperibile, rappresentata nel cinema muto di Melies e riproducibile all’infinito dall’automa meccanico riparato dal padre. Quel disegno onirico della luna di Melies, che a sua volta richiama il sole malato di Gustave Dorè, è la casa simbolica di Hugo, sintesi tra le radici affettive paterne e sguardo innamorato del futuro. E anche le porte scompaiono.

Fava, S., Oltre la casa: la luna come simbolo di ricerca identitaria, in Giuseppe Zago, C. C. M. C. (ed.), La casa. Figure, modelli e visioni nella letteratura per l'infanzia dal Novecento ad oggi, Pensa MultiMedia, Lecce- Rovato 2019: <<EMBLEMI>>, 207- 216 [http://hdl.handle.net/10807/151493]

Oltre la casa: la luna come simbolo di ricerca identitaria

Fava, Sabrina
2019

Abstract

Come può la casa essere un caldo rifugio dalle plurime valenze affettive, quando essa è disabitata e priva di relazioni familiari? Nella Straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick (2007), quello di Hugo è un nascondiglio disadorno e provvisorio e non una casa vera e propria. L’apparente normalità del suo lavoro di manutentore degli orologi nella stazione di Parigi, cela in realtà un’orfanezza di dickensiana memoria e il protagonista vive dietro le grandi vetrate degli orologi ma costantemente guarda oltre di esse per scoprire le proprie radici e per ricostruire la propria identità. La porta che separa la realtà chiusa e costrittiva del quotidiano dal mondo visionario e immaginifico rappresentato dal cinema delle origini è metafora a livello di contenuti e strategia narrativa di tipo tecnico – formale. Ciò che si trova dietro la porta diventa ciò che il lettore trova voltando la pagina del libro. Il desiderio di scoprire oltre il già noto è reso narrativamente possibile da porte e sportelli che svelano luoghi e oggetti inusuali. Mentre dal punto di vista tecnico-narrativo costituiscono il motore della storia in grado di tenere deste nel lettore attenzione e aspettative. La graphic novel di Selznick innova il panorama dei picturebooks tramite la riformulazione e la trasformazione di aspetti letterari e soluzioni rappresentative anche autorevolmente adottate nel passato. Il respiro rappresentativo deve molto a Nel paese dei mostri selvaggi M. Sendak e alle possibilità trasformative dell’ambiente nella compenetrazione tra ambiente interno disadorno ed esterno rigoglioso, nel potere immaginifico della luna e della sua progressiva focalizzazione e al tempo stesso nel polivalente significato che essa assume. Per Hugo Cabret la luna prima lontana e irraggiungibile diventa emblema di sogno esperibile, rappresentata nel cinema muto di Melies e riproducibile all’infinito dall’automa meccanico riparato dal padre. Quel disegno onirico della luna di Melies, che a sua volta richiama il sole malato di Gustave Dorè, è la casa simbolica di Hugo, sintesi tra le radici affettive paterne e sguardo innamorato del futuro. E anche le porte scompaiono.
Italiano
La casa. Figure, modelli e visioni nella letteratura per l'infanzia dal Novecento ad oggi
9788867606832
Pensa MultiMedia
Fava, S., Oltre la casa: la luna come simbolo di ricerca identitaria, in Giuseppe Zago, C. C. M. C. (ed.), La casa. Figure, modelli e visioni nella letteratura per l'infanzia dal Novecento ad oggi, Pensa MultiMedia, Lecce- Rovato 2019: <<EMBLEMI>>, 207- 216 [http://hdl.handle.net/10807/151493]
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