Il racconto di Liridona, una ragazza albanese di 27 anni che vive a Reggio Emilia nel quartiere della zona Stazione. Arrivata in Italia con la sua famiglia all’età di 12 anni, nell’estate della maturità ha notato come il fratello più piccolo, di 6 anni, non sapesse come trascorrere i pomeriggi: non c’erano attività organizzate né luoghi pubblici o privati di aggregazione in cui bambini potessero ritrovarsi. Insieme alle sorelle e a due amiche hanno pensato di provare ad organizzare dei momenti di gioco per i bambini del quartiere. Hanno invitato alcuni bambini del palazzo ad una merenda condivisa nel parchetto pubblico della zona. Con loro grande sorpresa quel giorno sono arrivati 22 bambini. Hanno passato un pomeriggio insieme che ha rotto le loro routine fatte di televisione e videogames. Non potevano ignorare quella voglia di stare insieme e di divertirsi e così hanno deciso di continuare. Da quel luglio del 2011 l’attività di animazione del quartiere continua fino ad oggi coinvolgendo più di 200 bambini e ragazzi. All’inizio non è stato semplice trovare una cornice formale che potesse accogliere un’esperienza sorta in modo spontaneo così delicata e complessa. Tuttavia, con il tempo, Liridona ha conosciuto altre realtà e operatori e il servizio si è inserito passo dopo passo in progettazioni più ampie, entrando in relazione con i Servizi Sociali e con enti del Terzo Settore fino a diventare un vero e proprio lavoro sociale di comunità. Entrare in contatto con questi bambini ha significato inevitabilmente conoscere le loro famiglie con le loro fatiche e sfide quotidiane. Liridona e altri operatori hanno incontrato, entrando casa per casa, oltre 90 famiglie e, grazie alla loro motivazione e al loro impegno, sono nate molte attività, tra cui un servizio di food sharing, azioni di supporto all’imprenditoria femminile, attività sportive per le donne e gruppi di mutuo supporto. Una delle principali sfide che hanno dovuto affrontare è stata la ricerca di spazi idonei ad ospitare questo complesso processo in continua evoluzione. Il quartiere della zona stazione, come spesso accade anche in altre città, raccoglie famiglie per lo più straniere e in difficoltà economica. Essendo una soluzione vissuta dalle famiglie come sistemazione temporanea nell’attesa di trasferirsi in altri quartieri percepiti migliori per la qualità di vita, alloggi e spazi comuni risultano scarsamente valorizzati, senza manutenzione e spesso utilizzati per attività illecite. Per superare l’ambiguità insita nell’utilizzare spazi condominiali privati per attività semipubbliche, hanno scelto di procedere tramite metodi di partecipazione urbana, coinvolgendo un gruppo di architetti dello spazio pubblico. Il processo problematico di confronto tra gli stakeholders coinvolti ha costretto tutti gli operatori a uscire dai confini delle proprie professioni e prendere in considerazione la comunità come luogo di condivisione non solo di bisogni e necessità, ma anche come laboratorio di idee e innovazione sociale che trasforma gli spazi in cui vive. Il contributo racconta, tramite la voce di Liridona, come può nascere una professione sociale a partire da un sapere esperienziale messo a disposizione della propria comunità d'appartenenza.

Rexha, L., Panciroli, C., Notari, G., Vitrani, U., Bagni, F., Costruire una professione a partire da esperienze di vita, in Luca Bizzarr, L. B. (ed.), Il ritorno a casa degli ulissi. Le professioni al tempo della rigenerazione urbana, Pacini Editore S.p.A., Pisa 2019: 105- 113 [http://hdl.handle.net/10807/151286]

Costruire una professione a partire da esperienze di vita

Panciroli, Chiara;Notari, Giulia;
2019

Abstract

Il racconto di Liridona, una ragazza albanese di 27 anni che vive a Reggio Emilia nel quartiere della zona Stazione. Arrivata in Italia con la sua famiglia all’età di 12 anni, nell’estate della maturità ha notato come il fratello più piccolo, di 6 anni, non sapesse come trascorrere i pomeriggi: non c’erano attività organizzate né luoghi pubblici o privati di aggregazione in cui bambini potessero ritrovarsi. Insieme alle sorelle e a due amiche hanno pensato di provare ad organizzare dei momenti di gioco per i bambini del quartiere. Hanno invitato alcuni bambini del palazzo ad una merenda condivisa nel parchetto pubblico della zona. Con loro grande sorpresa quel giorno sono arrivati 22 bambini. Hanno passato un pomeriggio insieme che ha rotto le loro routine fatte di televisione e videogames. Non potevano ignorare quella voglia di stare insieme e di divertirsi e così hanno deciso di continuare. Da quel luglio del 2011 l’attività di animazione del quartiere continua fino ad oggi coinvolgendo più di 200 bambini e ragazzi. All’inizio non è stato semplice trovare una cornice formale che potesse accogliere un’esperienza sorta in modo spontaneo così delicata e complessa. Tuttavia, con il tempo, Liridona ha conosciuto altre realtà e operatori e il servizio si è inserito passo dopo passo in progettazioni più ampie, entrando in relazione con i Servizi Sociali e con enti del Terzo Settore fino a diventare un vero e proprio lavoro sociale di comunità. Entrare in contatto con questi bambini ha significato inevitabilmente conoscere le loro famiglie con le loro fatiche e sfide quotidiane. Liridona e altri operatori hanno incontrato, entrando casa per casa, oltre 90 famiglie e, grazie alla loro motivazione e al loro impegno, sono nate molte attività, tra cui un servizio di food sharing, azioni di supporto all’imprenditoria femminile, attività sportive per le donne e gruppi di mutuo supporto. Una delle principali sfide che hanno dovuto affrontare è stata la ricerca di spazi idonei ad ospitare questo complesso processo in continua evoluzione. Il quartiere della zona stazione, come spesso accade anche in altre città, raccoglie famiglie per lo più straniere e in difficoltà economica. Essendo una soluzione vissuta dalle famiglie come sistemazione temporanea nell’attesa di trasferirsi in altri quartieri percepiti migliori per la qualità di vita, alloggi e spazi comuni risultano scarsamente valorizzati, senza manutenzione e spesso utilizzati per attività illecite. Per superare l’ambiguità insita nell’utilizzare spazi condominiali privati per attività semipubbliche, hanno scelto di procedere tramite metodi di partecipazione urbana, coinvolgendo un gruppo di architetti dello spazio pubblico. Il processo problematico di confronto tra gli stakeholders coinvolti ha costretto tutti gli operatori a uscire dai confini delle proprie professioni e prendere in considerazione la comunità come luogo di condivisione non solo di bisogni e necessità, ma anche come laboratorio di idee e innovazione sociale che trasforma gli spazi in cui vive. Il contributo racconta, tramite la voce di Liridona, come può nascere una professione sociale a partire da un sapere esperienziale messo a disposizione della propria comunità d'appartenenza.
2019
Italiano
Il ritorno a casa degli ulissi. Le professioni al tempo della rigenerazione urbana
978-88-6995-581-5
Pacini Editore S.p.A.
Rexha, L., Panciroli, C., Notari, G., Vitrani, U., Bagni, F., Costruire una professione a partire da esperienze di vita, in Luca Bizzarr, L. B. (ed.), Il ritorno a casa degli ulissi. Le professioni al tempo della rigenerazione urbana, Pacini Editore S.p.A., Pisa 2019: 105- 113 [http://hdl.handle.net/10807/151286]
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