A partire dalla questione dell’altro, del due, del legame con il simile, come cruciale nel sorgere stesso della psicoanalisi, e dalla varia elaborazione freudiana di quella pulsione che non fa legame, antilegame, detta pulsione “di morte”, il presente lavoro affronta interrogativi cruciali sul tema del “confliggere”: conflitto generazionale nevrotico, ribellione, lotta dei figli contro il padre, aria da tragedia che soffia nel quieto della pace domestica della famiglia borghese, “uccisione” del padre e anche, quindi, rivalità fraterna, il conflitto è centrale nel cuore stesso del soggetto freudiano, la cui nascita è nascita al simbolico, al e attraverso il medium della parola, di cui l’iscrizione del nome è immediato riscontro. Ma che cosa istituisce questa mediazione come efficace? Come può darsi effettivamente alterità che non faccia sorgere l’altro solo come antagonista? Partire dalla questione che l’immagine allo specchio pone, è stata per Jacques Lacan una via privilegiata, via anche politica, come del resto troviamo anche in  Freud, perché l’immagine identificatoria, pur primordiale, va poi a incidere in modo quasi diretto sul rapporto con le modalità complesse dei legami: riguarda infatti direttamente e allo stesso tempo i legami familiari con la polis, in cui reperire, secondo le strutture essenziali della convivenza, inevitabilmente politica, il luogo di questa mediazione. Possiamo così rileggere, nella concezione freudiana della famiglia, non la filogenesi degli affetti, nei variegati fantasmi edipici, ma la questione stessa dell’alterità, dell’Altro in quanto luogo di un riconoscimento simbolico, strutturante il soggetto come istanza di legame. Paci-ficante? Per poter cogliere che cosa permette che questo Altro, in quanto luogo di regolazione di opposti, si costituisca. In questo la posizione paterna è cruciale: guardiano delle buone identificazioni che consentono l'uscita dall'infanzia, modalità classica di pensare i legami familiari, o funzione che prima di tutto nomina, dà nome, consentendo al soggetto di reperirsi non per la via della minaccia di castrazione, ma nell'itinerario di una scelta a riguardo della responsabilità etica della propria posizione, indisgiungibile quindi anche dai suoi effetti sociali.

Maiocchi, M. T., Pace nel nome, in Bonicalzi, F. (ed.), Pensare la pace.Il legame imprendibile, Jaca Book, Milano 2011: <<Di fronte e attraverso. Filosofia>>, 37- 68 [http://hdl.handle.net/10807/15093]

Pace nel nome

Maiocchi, Maria Teresa
2011

Abstract

A partire dalla questione dell’altro, del due, del legame con il simile, come cruciale nel sorgere stesso della psicoanalisi, e dalla varia elaborazione freudiana di quella pulsione che non fa legame, antilegame, detta pulsione “di morte”, il presente lavoro affronta interrogativi cruciali sul tema del “confliggere”: conflitto generazionale nevrotico, ribellione, lotta dei figli contro il padre, aria da tragedia che soffia nel quieto della pace domestica della famiglia borghese, “uccisione” del padre e anche, quindi, rivalità fraterna, il conflitto è centrale nel cuore stesso del soggetto freudiano, la cui nascita è nascita al simbolico, al e attraverso il medium della parola, di cui l’iscrizione del nome è immediato riscontro. Ma che cosa istituisce questa mediazione come efficace? Come può darsi effettivamente alterità che non faccia sorgere l’altro solo come antagonista? Partire dalla questione che l’immagine allo specchio pone, è stata per Jacques Lacan una via privilegiata, via anche politica, come del resto troviamo anche in  Freud, perché l’immagine identificatoria, pur primordiale, va poi a incidere in modo quasi diretto sul rapporto con le modalità complesse dei legami: riguarda infatti direttamente e allo stesso tempo i legami familiari con la polis, in cui reperire, secondo le strutture essenziali della convivenza, inevitabilmente politica, il luogo di questa mediazione. Possiamo così rileggere, nella concezione freudiana della famiglia, non la filogenesi degli affetti, nei variegati fantasmi edipici, ma la questione stessa dell’alterità, dell’Altro in quanto luogo di un riconoscimento simbolico, strutturante il soggetto come istanza di legame. Paci-ficante? Per poter cogliere che cosa permette che questo Altro, in quanto luogo di regolazione di opposti, si costituisca. In questo la posizione paterna è cruciale: guardiano delle buone identificazioni che consentono l'uscita dall'infanzia, modalità classica di pensare i legami familiari, o funzione che prima di tutto nomina, dà nome, consentendo al soggetto di reperirsi non per la via della minaccia di castrazione, ma nell'itinerario di una scelta a riguardo della responsabilità etica della propria posizione, indisgiungibile quindi anche dai suoi effetti sociali.
Italiano
Pensare la pace.Il legame imprendibile
9788816409804
Maiocchi, M. T., Pace nel nome, in Bonicalzi, F. (ed.), Pensare la pace.Il legame imprendibile, Jaca Book, Milano 2011: <<Di fronte e attraverso. Filosofia>>, 37- 68 [http://hdl.handle.net/10807/15093]
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