Il processo produttivo vitivinicolo oggi non può prescindere dalla massimizzazione degli sforzi necessari a garantirne la sostenibilità economica ed ambientale. Il raggiungimento di tali obiettivi è reso sempre più complicato da vari fattori. Da un lato la globalizzazione e le esigenze dei consumatori moderni rendono necessaria un’elevata flessibilità e attenzione alle tendenze dei mercati, mantenendo però sempre saldo il rispetto della tradizione e del territorio; dall’altro, il cambiamento climatico sta modificando e amplificando le difficoltà legate al contesto ambientale in cui la produzione viticola viene svolta. Il vigneto è un sistema particolarmente sensibile a perturbazioni di varia natura e la vite è una specie che, benché dotata di una buona rusticità, modifica rapidamente il proprio comportamento vegeto-produttivo in risposta a input esterni, di natura ambientale o antropica. Tecnicamente, l’ottimizzazione del processo produttivo consiste nella massimizzazione della produttività del vigneto in relazione all’equilibrio biochimico delle uve desiderato. Tale obiettivo può essere pregiudicato da stress biotici e abiotici, che rappresentano una sfida sempre più complicata per i viticoltori in tutti gli areali di coltivazione, nonché il principale ostacolo al mantenimento di una viticoltura che sia redditizia e rispettosa dell’ambiente. Se ne deduce che, nella filiera vitivinicola, sostenibilità e competitività debbano andare di pari passo. In tale contesto, l’adozione di biostimolanti riveste oggi un notevole interesse. La loro integrazione nel processo gestionale del vigneto può essere una delle risorse utili ad affrontare le problematiche emergenti in viticoltura.

Frioni, T., Poni, S., Utilizzo di biostimolanti in viticoltura, in Antonio Ferrant, A. F. (ed.), Biostimolanti in agricoltura, Edagricole, Bologna 2020: 123- 134 [http://hdl.handle.net/10807/145925]

Utilizzo di biostimolanti in viticoltura

Tommaso Frioni
;
Stefano Poni
2020

Abstract

Il processo produttivo vitivinicolo oggi non può prescindere dalla massimizzazione degli sforzi necessari a garantirne la sostenibilità economica ed ambientale. Il raggiungimento di tali obiettivi è reso sempre più complicato da vari fattori. Da un lato la globalizzazione e le esigenze dei consumatori moderni rendono necessaria un’elevata flessibilità e attenzione alle tendenze dei mercati, mantenendo però sempre saldo il rispetto della tradizione e del territorio; dall’altro, il cambiamento climatico sta modificando e amplificando le difficoltà legate al contesto ambientale in cui la produzione viticola viene svolta. Il vigneto è un sistema particolarmente sensibile a perturbazioni di varia natura e la vite è una specie che, benché dotata di una buona rusticità, modifica rapidamente il proprio comportamento vegeto-produttivo in risposta a input esterni, di natura ambientale o antropica. Tecnicamente, l’ottimizzazione del processo produttivo consiste nella massimizzazione della produttività del vigneto in relazione all’equilibrio biochimico delle uve desiderato. Tale obiettivo può essere pregiudicato da stress biotici e abiotici, che rappresentano una sfida sempre più complicata per i viticoltori in tutti gli areali di coltivazione, nonché il principale ostacolo al mantenimento di una viticoltura che sia redditizia e rispettosa dell’ambiente. Se ne deduce che, nella filiera vitivinicola, sostenibilità e competitività debbano andare di pari passo. In tale contesto, l’adozione di biostimolanti riveste oggi un notevole interesse. La loro integrazione nel processo gestionale del vigneto può essere una delle risorse utili ad affrontare le problematiche emergenti in viticoltura.
Italiano
Biostimolanti in agricoltura
978-88-506-5573-1
Edagricole
Frioni, T., Poni, S., Utilizzo di biostimolanti in viticoltura, in Antonio Ferrant, A. F. (ed.), Biostimolanti in agricoltura, Edagricole, Bologna 2020: 123- 134 [http://hdl.handle.net/10807/145925]
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