Come ricordano le commedie rinascimentali, l’inganno e la beffa sono parte del teatro quanto della vita vera. Machiavelli ne sintetizza l’essenza ne Il Principe: «colui che inganna troverrà sempre chi si lascerà ingannare» perché secondo le leggi di natura gli uomini sono ‘tanto semplici’ e ‘tanto obediscono alle necessità presenti’ da essere vittime facili e vulnerabili a causa o della loro stupidità o perché i bisogni, i desideri e le necessità impellenti li portano a mostrare il lato più debole. La beffa, come una lente deformante, amplifica tali difetti e imperfezioni fino a renderli estremi, caricaturali, esagerati. Li espone agli occhi del pubblico insieme alla vergogna e all’umiliazione delle vittime. Tuttavia nella commedia il beffato, succube dell’inganno che sfrutta la sue umane debolezze, vien messo in posizione tale da suscitare il riso anche quando la crudeltà dello scherzo risulta estrema. Per quanto grave l’umiliazione, non v’è ombra di patetico o di sofferente nelle sue disavventure. Né la crudeltà né la eventuale rozzezza degli scherzi diminuisce o intacca il risultato comico quando il meccanismo metateatrale bilancia nella commedia il grado di coinvolgimento e di distacco dello spettatore. Abel non ricorda forse che i personaggi nelle commedie non devono convincerci della loro esistenza, ma che tutto quello che devono fare, è farci ridere? Tuttavia, se sul piano narrativo si esalta la comicità pura e leggera, sul piano drammatico e metateatrale, nella breve incursione dietro le quinte, si lascia margine a un sentimento che va oltre il ridicolo: la commedia rinascimentale ama sperimentare nella zona di confine tra ridere e deridere, scherzare e schernire, tra leggerezza e umiliazione passando quasi impercettibilmente dal comico al tragico.

Belloni, L., "Questo è il mal mio, che toccherà a ridersene a ciascuno ed a me piangerne". Il ridicolo e la beffa: criteri metateatrali nella commedia del Rinascimento, in Sabbatini Marc, S. M. (ed.), IL TEATRO NELLO SPECCHIO. STORIA E FORME DELLA METATEATRALITA' IN ITALIA DAL CINQUE AL NOVECENTO, Pensa Multimedia Editore S.r.l., Lecce, Rovato 2018: <<QUADERNI GINEVRINI D'ITALIANISTICA>>, 27- 44 [http://hdl.handle.net/10807/137367]

"Questo è il mal mio, che toccherà a ridersene a ciascuno ed a me piangerne". Il ridicolo e la beffa: criteri metateatrali nella commedia del Rinascimento

BELLONI LAURA
Primo
2018

Abstract

Come ricordano le commedie rinascimentali, l’inganno e la beffa sono parte del teatro quanto della vita vera. Machiavelli ne sintetizza l’essenza ne Il Principe: «colui che inganna troverrà sempre chi si lascerà ingannare» perché secondo le leggi di natura gli uomini sono ‘tanto semplici’ e ‘tanto obediscono alle necessità presenti’ da essere vittime facili e vulnerabili a causa o della loro stupidità o perché i bisogni, i desideri e le necessità impellenti li portano a mostrare il lato più debole. La beffa, come una lente deformante, amplifica tali difetti e imperfezioni fino a renderli estremi, caricaturali, esagerati. Li espone agli occhi del pubblico insieme alla vergogna e all’umiliazione delle vittime. Tuttavia nella commedia il beffato, succube dell’inganno che sfrutta la sue umane debolezze, vien messo in posizione tale da suscitare il riso anche quando la crudeltà dello scherzo risulta estrema. Per quanto grave l’umiliazione, non v’è ombra di patetico o di sofferente nelle sue disavventure. Né la crudeltà né la eventuale rozzezza degli scherzi diminuisce o intacca il risultato comico quando il meccanismo metateatrale bilancia nella commedia il grado di coinvolgimento e di distacco dello spettatore. Abel non ricorda forse che i personaggi nelle commedie non devono convincerci della loro esistenza, ma che tutto quello che devono fare, è farci ridere? Tuttavia, se sul piano narrativo si esalta la comicità pura e leggera, sul piano drammatico e metateatrale, nella breve incursione dietro le quinte, si lascia margine a un sentimento che va oltre il ridicolo: la commedia rinascimentale ama sperimentare nella zona di confine tra ridere e deridere, scherzare e schernire, tra leggerezza e umiliazione passando quasi impercettibilmente dal comico al tragico.
Italiano
IL TEATRO NELLO SPECCHIO. STORIA E FORME DELLA METATEATRALITA' IN ITALIA DAL CINQUE AL NOVECENTO
9788867605903
Pensa Multimedia Editore S.r.l.
Belloni, L., "Questo è il mal mio, che toccherà a ridersene a ciascuno ed a me piangerne". Il ridicolo e la beffa: criteri metateatrali nella commedia del Rinascimento, in Sabbatini Marc, S. M. (ed.), IL TEATRO NELLO SPECCHIO. STORIA E FORME DELLA METATEATRALITA' IN ITALIA DAL CINQUE AL NOVECENTO, Pensa Multimedia Editore S.r.l., Lecce, Rovato 2018: <>, 27- 44 [http://hdl.handle.net/10807/137367]
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