PREFAZIONE DI SILVIO FERRARI: Questo libro si colloca nella migliore tradizione italiana di studio delle relazioni tra Stato e religioni, una tradizione che, dopo Francesco Ruffini (opportunamente richiamato in apertura del volume), ha avuto i suoi principali rappresentanti in Arturo Carlo Jemolo e Francesco Margiotta Broglio. Nella scia aperta da questi maestri, gli studi di storia e sistemi dei rapporti tra Stato e Chiesa (tale era l’intitolazione tradizionale di questo ambito di ricerca e di insegnamento) hanno avuto alterna fortuna tra i cultori del diritto ecclesiastico, talvolta poco attenti ai rapporti che legano il diritto alla storia e alla politica. Le ricerche in questo campo, però, non sono mai state abbandonate per merito, tra gli altri, di Romeo Astorri dalla cui scuola esce Rossella Bottoni. È quindi il caso di accogliere con soddisfazione la pubblicazione di questo scritto, che riprende un filone tradizionale dell’indagine ecclesiasticistica modernizzandolo in due direzioni. La prima è l’apertura all’Europa, all’Unione europea in primo luogo ma con corposi riferimenti alla Turchia, alla Russia e ad altri paesi extra-UE che fanno già intravedere la fecondità di un’estensione dell’indagine allo spazio più largo degli Stati membri del Consiglio d’Europa, come promesso nell’introduzione al volume. Questa dimensione europea attraversa tutto il libro, tanto la sua prima parte – dedicata ai sistemi di relazione tra Stati e comunità religiosa – quanto la seconda in cui si tratta una serie di questioni che sono al centro degli interessi ecclesiasticistici, dai simboli religiosi alle regole alimentari, dall’insegnamento della religione al diritto di famiglia. In entrambi i casi la problematica è affrontata con un approccio transnazionale, che mira a far emergere analogie e differenze a livello europeo. La domanda sottostante a tutto il volume – ed è questa la seconda linea di attualità che vorrei sottolineare – riguarda l’esistenza di un modello europeo di rapporti tra Stato e religioni. È una domanda che, in un tempo di rinascenti spinte nazionalistiche (la parola alla moda è “sovraniste” ma il contenuto è lo stesso), ha acquistato un nuovo significato. È possibile individuare un modello europeo che indichi i limiti entro cui le specificità di ciascun paese debbono essere contenute? Oppure siamo destinati ad un futuro di frammentazioni su basi nazionali, di cui ciò che è accaduto in Ucraina con la divisione delle Chiese ortodosse sarebbe soltanto il primo passo? Sono domande che toccano direttamente natura, estensione e contenuto del diritto di libertà religiosa, che storicamente è stato fondato su una separazione tra cittadinanza e religione (come ricordato all’inizio della seconda parte di questo volume) rimessa in discussione dal processo di “culturalizzazione” della religione. In questo nuovo contesto politico e culturale la libertà religiosa è un diritto che va riconosciuto a tutti in uguale misura, come sembrava pacifico fino a non molti anni or sono, oppure il suo godimento può essere graduato in base alla nazionalità delle persone? È nel cercare le risposte a questi interrogativi che il diritto ha bisogno dell’apporto della storia e della politica e quindi trae giovamento da libri che, come quello scritto dall’autrice, intelligentemente combinano tutti questi elementi.

Bottoni, R., Diritto e fattore religioso nello spazio europeo, Giappichelli Editore, Torino 2019: 258 [http://hdl.handle.net/10807/137076]

Diritto e fattore religioso nello spazio europeo

Bottoni, Rossella
2019

Abstract

PREFAZIONE DI SILVIO FERRARI: Questo libro si colloca nella migliore tradizione italiana di studio delle relazioni tra Stato e religioni, una tradizione che, dopo Francesco Ruffini (opportunamente richiamato in apertura del volume), ha avuto i suoi principali rappresentanti in Arturo Carlo Jemolo e Francesco Margiotta Broglio. Nella scia aperta da questi maestri, gli studi di storia e sistemi dei rapporti tra Stato e Chiesa (tale era l’intitolazione tradizionale di questo ambito di ricerca e di insegnamento) hanno avuto alterna fortuna tra i cultori del diritto ecclesiastico, talvolta poco attenti ai rapporti che legano il diritto alla storia e alla politica. Le ricerche in questo campo, però, non sono mai state abbandonate per merito, tra gli altri, di Romeo Astorri dalla cui scuola esce Rossella Bottoni. È quindi il caso di accogliere con soddisfazione la pubblicazione di questo scritto, che riprende un filone tradizionale dell’indagine ecclesiasticistica modernizzandolo in due direzioni. La prima è l’apertura all’Europa, all’Unione europea in primo luogo ma con corposi riferimenti alla Turchia, alla Russia e ad altri paesi extra-UE che fanno già intravedere la fecondità di un’estensione dell’indagine allo spazio più largo degli Stati membri del Consiglio d’Europa, come promesso nell’introduzione al volume. Questa dimensione europea attraversa tutto il libro, tanto la sua prima parte – dedicata ai sistemi di relazione tra Stati e comunità religiosa – quanto la seconda in cui si tratta una serie di questioni che sono al centro degli interessi ecclesiasticistici, dai simboli religiosi alle regole alimentari, dall’insegnamento della religione al diritto di famiglia. In entrambi i casi la problematica è affrontata con un approccio transnazionale, che mira a far emergere analogie e differenze a livello europeo. La domanda sottostante a tutto il volume – ed è questa la seconda linea di attualità che vorrei sottolineare – riguarda l’esistenza di un modello europeo di rapporti tra Stato e religioni. È una domanda che, in un tempo di rinascenti spinte nazionalistiche (la parola alla moda è “sovraniste” ma il contenuto è lo stesso), ha acquistato un nuovo significato. È possibile individuare un modello europeo che indichi i limiti entro cui le specificità di ciascun paese debbono essere contenute? Oppure siamo destinati ad un futuro di frammentazioni su basi nazionali, di cui ciò che è accaduto in Ucraina con la divisione delle Chiese ortodosse sarebbe soltanto il primo passo? Sono domande che toccano direttamente natura, estensione e contenuto del diritto di libertà religiosa, che storicamente è stato fondato su una separazione tra cittadinanza e religione (come ricordato all’inizio della seconda parte di questo volume) rimessa in discussione dal processo di “culturalizzazione” della religione. In questo nuovo contesto politico e culturale la libertà religiosa è un diritto che va riconosciuto a tutti in uguale misura, come sembrava pacifico fino a non molti anni or sono, oppure il suo godimento può essere graduato in base alla nazionalità delle persone? È nel cercare le risposte a questi interrogativi che il diritto ha bisogno dell’apporto della storia e della politica e quindi trae giovamento da libri che, come quello scritto dall’autrice, intelligentemente combinano tutti questi elementi.
Italiano
Monografia o trattato scientifico
Giappichelli Editore
Bottoni, R., Diritto e fattore religioso nello spazio europeo, Giappichelli Editore, Torino 2019: 258 [http://hdl.handle.net/10807/137076]
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