Oggi siamo abituati a considerare il teatro come la fusione di diversi aspetti: il testo, la regia e la recitazione. In realtà, quanto adesso ci appare scontato, è frutto di una radicale trasformazione che maturò in Italia alla fine dell‘Ottocento (per la precisione tra iI 1860 e il 1890). Come ci mostra Gaetano Oliva in questo suo libro, infatti, prima era l‘attore a dominare: si costruiva le parti, si organizzava la regia e spesso modifica-va come meglio credeva il testo in modo da poter primeggiare. Era molto comune che i testi di Shakespeare o Ibsen o Cechov venissero tagliati e assemblatati in funzione delle esigenze dell‘attore (che spesso ne cambia-va anche ¡I finale, pur di poter contare su una chiusa ad effetto). Fu solo nella seconda metà del XIX secolo che cominciò a delinearsi la nuova figura del drammaturgo professionista, che non era al servizio stabile di una compagnia, né voleva scrivere per attori o per capocomici, ma intendeva produrre testi originali. Il tramonto del Grande Attore lasciò lo spazio alla nascita di una nuova figura: quella del regista. Questi era l‘esperto addetto alla supervisione generale dell‘opera ed era colui che acquisiva iI compito di interpretare l‘idea dell‘autore, ponendosi come intermediario tra il testo e l‘attore. La letteratura teatrale italiana e l‘arte dell‘attore ricostruisce un passaggio storico delicato e complesso che porta a una concezione radicalmente nuova di teatro: quella che conosciamo noi oggi.

Oliva, G., La letteratura teatrale italiana e l'arte dell'attore. 1860-1890, UTET, Novara 2011: 330 [http://hdl.handle.net/10807/134129]

La letteratura teatrale italiana e l'arte dell'attore. 1860-1890

Oliva, Gaetano
2011

Abstract

Oggi siamo abituati a considerare il teatro come la fusione di diversi aspetti: il testo, la regia e la recitazione. In realtà, quanto adesso ci appare scontato, è frutto di una radicale trasformazione che maturò in Italia alla fine dell‘Ottocento (per la precisione tra iI 1860 e il 1890). Come ci mostra Gaetano Oliva in questo suo libro, infatti, prima era l‘attore a dominare: si costruiva le parti, si organizzava la regia e spesso modifica-va come meglio credeva il testo in modo da poter primeggiare. Era molto comune che i testi di Shakespeare o Ibsen o Cechov venissero tagliati e assemblatati in funzione delle esigenze dell‘attore (che spesso ne cambia-va anche ¡I finale, pur di poter contare su una chiusa ad effetto). Fu solo nella seconda metà del XIX secolo che cominciò a delinearsi la nuova figura del drammaturgo professionista, che non era al servizio stabile di una compagnia, né voleva scrivere per attori o per capocomici, ma intendeva produrre testi originali. Il tramonto del Grande Attore lasciò lo spazio alla nascita di una nuova figura: quella del regista. Questi era l‘esperto addetto alla supervisione generale dell‘opera ed era colui che acquisiva iI compito di interpretare l‘idea dell‘autore, ponendosi come intermediario tra il testo e l‘attore. La letteratura teatrale italiana e l‘arte dell‘attore ricostruisce un passaggio storico delicato e complesso che porta a una concezione radicalmente nuova di teatro: quella che conosciamo noi oggi.
Italiano
Monografia o trattato scientifico
UTET
Oliva, G., La letteratura teatrale italiana e l'arte dell'attore. 1860-1890, UTET, Novara 2011: 330 [http://hdl.handle.net/10807/134129]
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