Nell’ultimo decennio sono incrementati i progetti sportivi a sostegno dell’inclusione sociale di persone socialmente svantaggiate come bambini con difficoltà di adattamento, immigrati, disabili e donne (Dukic, McDonald, & Spaaij, 2017). Tale esplosione di progetti mette in luce una mitizzazione da parte della società moderna nei confronti dello sport che viene idealmente rappresentato come un valido strumento per la risoluzione di situazioni complesse e diversificate problematiche sociali come appunto l’inclusione sociale. In termini di ricerca questo si traduce in una scarsa riflessione sulle condizioni progettuali e attuative che consentono allo sport, mezzo potente ma non per questo salvifico, di diventare uno strumento efficace di inclusione (Coalter, 2002). All’interno di questo panorama, la sfida centrale dello sport per l’inclusione sociale sembra essere quella di inserirsi nei tessuti comunitari e territoriali degli utenti ai quali i progetti si rivolgono per promuovere l’inclusione in gruppi e contesti organizzativi a diversi livelli (la squadra sportiva, il club, l’oratorio, il quartiere, la scuola), creando così capitale sociale come esito del progetto a diversi livelli e tra più parti (Gozzoli & D’Angelo, 2017). A tal proposito, molti studi in ambito sportivo si soffermano sullo sviluppo dei legami sociali dei singoli, pochi si interessano di ampliare lo sguardo alla rete che si crea attorno agli enti che accolgono progetti di questo tipo (Dacombe, 2013). Proprio in questo quadro teorico si inserisce il presente contributo.

D'angelo, C., Gozzoli, C., Corvino, C., Sviluppare reti sociali inclusive e sostenibili attraverso la pratica sportiva: una ricerca in Lombardia, in Albanesi, C. B. D. &. N. C. (ed.), Comunità Imperfette. Dalle dinamiche disgregative al decision making comunitario, Creatice Commons Attribuzione, Palermo 2019: 175- 179. 10.6092/unibo/amsacta/6104 [http://hdl.handle.net/10807/132076]

Sviluppare reti sociali inclusive e sostenibili attraverso la pratica sportiva: una ricerca in Lombardia

D'Angelo, Chiara;Gozzoli, Caterina;Corvino, Chiara
2019

Abstract

Nell’ultimo decennio sono incrementati i progetti sportivi a sostegno dell’inclusione sociale di persone socialmente svantaggiate come bambini con difficoltà di adattamento, immigrati, disabili e donne (Dukic, McDonald, & Spaaij, 2017). Tale esplosione di progetti mette in luce una mitizzazione da parte della società moderna nei confronti dello sport che viene idealmente rappresentato come un valido strumento per la risoluzione di situazioni complesse e diversificate problematiche sociali come appunto l’inclusione sociale. In termini di ricerca questo si traduce in una scarsa riflessione sulle condizioni progettuali e attuative che consentono allo sport, mezzo potente ma non per questo salvifico, di diventare uno strumento efficace di inclusione (Coalter, 2002). All’interno di questo panorama, la sfida centrale dello sport per l’inclusione sociale sembra essere quella di inserirsi nei tessuti comunitari e territoriali degli utenti ai quali i progetti si rivolgono per promuovere l’inclusione in gruppi e contesti organizzativi a diversi livelli (la squadra sportiva, il club, l’oratorio, il quartiere, la scuola), creando così capitale sociale come esito del progetto a diversi livelli e tra più parti (Gozzoli & D’Angelo, 2017). A tal proposito, molti studi in ambito sportivo si soffermano sullo sviluppo dei legami sociali dei singoli, pochi si interessano di ampliare lo sguardo alla rete che si crea attorno agli enti che accolgono progetti di questo tipo (Dacombe, 2013). Proprio in questo quadro teorico si inserisce il presente contributo.
Italiano
Comunità Imperfette. Dalle dinamiche disgregative al decision making comunitario
9788898010943
Creatice Commons Attribuzione
D'angelo, C., Gozzoli, C., Corvino, C., Sviluppare reti sociali inclusive e sostenibili attraverso la pratica sportiva: una ricerca in Lombardia, in Albanesi, C. B. D. &. N. C. (ed.), Comunità Imperfette. Dalle dinamiche disgregative al decision making comunitario, Creatice Commons Attribuzione, Palermo 2019: 175- 179. 10.6092/unibo/amsacta/6104 [http://hdl.handle.net/10807/132076]
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