l panorama radiofonico italiano sul finire degli anni Settanta è caratterizzato dal proliferare di emittenti radiofoniche private, nate dalla spinta politica, culturale e imprenditoriale dei decenni precedenti1 . A seguito della rivoluzione culturale degli anni Sessanta e Settanta, della riforma della Rai del 1975 e della sentenza della Corte costituzionale del 1976 (n. 202), l’etere si riempie di emittenti locali che riescono a insidiare il primato della Rai. Nel 1978 sorgono in Italia 2.550 emittenti radiofoniche: alcune emittenti sono l’espressione di gruppi di estrema sinistra extraparlamentare nati sull’onda lunga del ’68, in altri casi si tratta di attività editoriali amatoriali e di intrattenimento nate in contesti locali2 . Sul finire degli anni Settanta, Milano si conferma il focolaio di idee, ma anche di fondi economici, da cui nascono molte piccole emittenti di informazione e intrattenimento. Ma anche al di fuori del capoluogo lombardo si sviluppano varie emittenti locali fondate tra il 1975 e il 1976 e che verso la fine degli anni Settanta (in alcuni casi) si consolidano in vere e proprie iniziative editoriali. Crescono in particolar modo tra il 1978 e gli anni successivi le emittenti ‘di intrattenimento’, più interessate al rock inglese che alle manifestazioni politiche. Diversi sono i nomi di radio commerciali che si formano in quegli anni e che poi diventano emittenti di punta del panorama commerciale radiofonico. È in questo contesto che la radiofonia italiana si affaccia agli anni Ottanta, pronta a stabilizzare alcune tendenze del decennio precedente ma anche in procinto di affrontare innovazioni di natura tecnologica e culturale.
Carlo, S., Dal beat ai byte. L’evoluzione della radio, in Grasso, A. (ed.), Storia della comunicazione e dello spettacolo in Italia, Volume III. I media alla sfida della convergenza (1979-2012), Vita e Pensiero, Milano 2017: 193- 201 [http://hdl.handle.net/10807/117099]
Dal beat ai byte. L’evoluzione della radio
Carlo, Simone
2017
Abstract
l panorama radiofonico italiano sul finire degli anni Settanta è caratterizzato dal proliferare di emittenti radiofoniche private, nate dalla spinta politica, culturale e imprenditoriale dei decenni precedenti1 . A seguito della rivoluzione culturale degli anni Sessanta e Settanta, della riforma della Rai del 1975 e della sentenza della Corte costituzionale del 1976 (n. 202), l’etere si riempie di emittenti locali che riescono a insidiare il primato della Rai. Nel 1978 sorgono in Italia 2.550 emittenti radiofoniche: alcune emittenti sono l’espressione di gruppi di estrema sinistra extraparlamentare nati sull’onda lunga del ’68, in altri casi si tratta di attività editoriali amatoriali e di intrattenimento nate in contesti locali2 . Sul finire degli anni Settanta, Milano si conferma il focolaio di idee, ma anche di fondi economici, da cui nascono molte piccole emittenti di informazione e intrattenimento. Ma anche al di fuori del capoluogo lombardo si sviluppano varie emittenti locali fondate tra il 1975 e il 1976 e che verso la fine degli anni Settanta (in alcuni casi) si consolidano in vere e proprie iniziative editoriali. Crescono in particolar modo tra il 1978 e gli anni successivi le emittenti ‘di intrattenimento’, più interessate al rock inglese che alle manifestazioni politiche. Diversi sono i nomi di radio commerciali che si formano in quegli anni e che poi diventano emittenti di punta del panorama commerciale radiofonico. È in questo contesto che la radiofonia italiana si affaccia agli anni Ottanta, pronta a stabilizzare alcune tendenze del decennio precedente ma anche in procinto di affrontare innovazioni di natura tecnologica e culturale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.