Tra l’xi e il xii secolo, il linguaggio affettivo aveva rappresentato il legame dell’uomo con Dio riferendosi all’idea di amore parentale propria della spiritualità bernardina o, più in generale, cistercense, che intendeva Cristo come sposo, figlio, padre e fratello. Fu quello un «teatro d’amore» che si condensò soprattutto in due immagini, quella dell’abbraccio sensuale e profondamente emotivo di Bernardo al crocefisso e quella del pianto di sua Madre ai piedi della croce. Francesco andò oltre e si fece «teatro della nudità», ponendo al centro l’esperienza concreta dell’imitazione di Gesù crocefisso inteso come spoliazione di maestà e gloria divina discesa nel vivere umano. Per consentire il passaggio tra Cristo e l’uomo e suscitare così lo stimolo all’imitazione, fu necessario elaborare un linguaggio attraverso il quale la visione mistica dei secoli precedenti superava la logica puramente ostensiva e si traduceva in «reale» (e realistica) visione delle violenze nel loro concreto accadere; allo stesso modo, l’abbraccio condiviso nella prospettiva affettiva delle relazioni si tramutava in un’esperienza reale di partecipazione. L’Uomo-Gesù e la sua storia furono, dunque, i due elementi attorno ai quali si andò costruendo un nuovo significato del teatro della passione il quale veniva a fondarsi sulla misericordia come amore incarnato, continuamente offerto e perennemente ricevuto.
Bino, C. M., Teatro francescano. «Fare come» per «farsi come»: il teatro della nudità e la drammatica della conformazione, in M. Bartoli, W. B. A. M. (ed.), Storia della Spiritualità francescana. Secoli XIII-XVI, EDB Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 2017: 277- 294 [http://hdl.handle.net/10807/106135]
Teatro francescano. «Fare come» per «farsi come»: il teatro della nudità e la drammatica della conformazione
Bino, Carla MariaPrimo
2017
Abstract
Tra l’xi e il xii secolo, il linguaggio affettivo aveva rappresentato il legame dell’uomo con Dio riferendosi all’idea di amore parentale propria della spiritualità bernardina o, più in generale, cistercense, che intendeva Cristo come sposo, figlio, padre e fratello. Fu quello un «teatro d’amore» che si condensò soprattutto in due immagini, quella dell’abbraccio sensuale e profondamente emotivo di Bernardo al crocefisso e quella del pianto di sua Madre ai piedi della croce. Francesco andò oltre e si fece «teatro della nudità», ponendo al centro l’esperienza concreta dell’imitazione di Gesù crocefisso inteso come spoliazione di maestà e gloria divina discesa nel vivere umano. Per consentire il passaggio tra Cristo e l’uomo e suscitare così lo stimolo all’imitazione, fu necessario elaborare un linguaggio attraverso il quale la visione mistica dei secoli precedenti superava la logica puramente ostensiva e si traduceva in «reale» (e realistica) visione delle violenze nel loro concreto accadere; allo stesso modo, l’abbraccio condiviso nella prospettiva affettiva delle relazioni si tramutava in un’esperienza reale di partecipazione. L’Uomo-Gesù e la sua storia furono, dunque, i due elementi attorno ai quali si andò costruendo un nuovo significato del teatro della passione il quale veniva a fondarsi sulla misericordia come amore incarnato, continuamente offerto e perennemente ricevuto.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.