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    <title>IRIS Tipologia:</title>
    <link>https://hdl.handle.net/10807/261621</link>
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    <pubDate>Wed, 27 May 2026 23:45:04 GMT</pubDate>
    <dc:date>2026-05-27T23:45:04Z</dc:date>
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      <title>PITTORI A MILANO DOPO LA PESTE DEL 1630: L'EREDITA' DI CERANO</title>
      <link>https://hdl.handle.net/10807/331978</link>
      <description>Titolo: PITTORI A MILANO DOPO LA PESTE DEL 1630: L'EREDITA' DI CERANO
Autori: Ferrari, Emma
Abstract: La tesi propone una ricostruzione delle vicende storico-artistiche milanesi nel ventennio successivo alla peste del 1630, evento tradizionalmente interpretato come momento di frattura e di conclusione di una stagione culturale. Ribaltando tale prospettiva, la ricerca assume l’epidemia quale punto di avvio di una nuova fase della storia artistica cittadina, indagando il modo in cui la tragedia ha inciso sulla cultura lombarda senza interromperne la vitalità, ma anzi contribuendo a generare condizioni di continuità e riorganizzazione della produzione artistica.&#xD;
Il lavoro si concentra in particolare sulla generazione di pittori attivi nella Milano post-peste, figure spesso marginalizzate dalla storiografia, tra cui Melchiorre Gherardini, Gerolamo Chignoli, Carlo Biffi, Ercole Procaccini il giovane, interpretate come portatrici di una sopravvivenza culturale fondata sull’eredità di Cerano e sull’influenza del lascito borromaico. Attraverso l’analisi delle biografie, dei cantieri artistici, delle dinamiche di committenza e collezionismo, la ricerca mira a verificare l’esistenza di un orientamento complessivo delle arti in ambito cittadino, interrogandosi sul rapporto tra persistenze formali e nuovi assetti culturali.&#xD;
Il lavoro articola intorno a un primo capitolo che propone una ricognizione dello stato degli studi dedicati alla Milano del Seicento e alla sua produzione artistica – significativamente cresciuti durante gli scorsi decenni – teso a problematizzare i fondamentali snodi critici. Il secondo capitolo pone le premesse della ricerca, mettendo a fuoco il contesto, influenzato in particolare dall’eredità di Federico Borromeo e Cerano, entro cui i protagonisti dell’indagine sorgono e si formano. Seguono i capitoli centrali, dedicati ai pittori attivi in Milano dal 1630 e sino alla metà del secolo, dei quali è presentata l’attività innanzitutto attraverso l’osservazione delle biografie (capitolo 3), premessa fondamentale per comprenderne i rapporti reciproci e l’azione nel contesto milanese. La città di Milano e l’attività degli artisti ivi operanti sono quindi osservati e descritti a partire dallo studio dei più significativi cantieri che li videro impegnati (capitolo 4), arrivando a proporre un quadro verosimile, dotato di una cronotassi sinora mai così precisa. Infine, l’analisi è completata da alcune considerazioni in merito alla fortuna di tali artisti, ponderata a partire dall’osservazione dei più importanti committenti e collezionisti del contesto milanese che rivelarono di apprezzarne l’opera (capitolo 5), al fine di restituire uno spaccato del contesto non solo artistico, ma più latamente storico e culturale di Milano nell’epoca oggetto di analisi. &#xD;
La ricerca si basa su una ricognizione critica della bibliografia, sull’analisi sistematica delle fonti e su un’ampia indagine archivistica in ambito nazionale e internazionale, che ha permesso di precisare cronologie e di restituire un quadro coerente del panorama artistico milanese tra il 1630 e la metà del secolo. Emergono così i tratti di una fase storica, che è possibile comprendere grazie alla chiave interpretativa privilegiata dell’eredità ceranesca, non caratterizzata da radicali innovazioni, ma dalla fondamentale funzione di snodo: un momento in cui gli elementi di continuità con il passato assumono un valore strutturale e preparatorio per gli sviluppi successivi.
Abstract: The dissertation reconstructs the historical and artistic developments in Milan in the twenty years following the plague of 1630, an event traditionally interpreted as a moment of rupture and the conclusion of a cultural season. Challenging this perspective, the research considers the epidemic as the starting point of a new phase in the city’s artistic history, investigating how the tragedy affected Lombard culture without interrupting its vitality, and indeed contributing to conditions of continuity and reorganization in artistic production.&#xD;
The study focuses in particular on the generation of painters active in post-plague Milan, often marginalized in the historiography, including Melchiorre Gherardini, Gerolamo Chignoli, Carlo Biffi, and Ercole Procaccini the Younger. These figures are interpreted as carriers of a cultural survival rooted in the legacy of Cerano and the influence of the Borromean inheritance. Through the analysis of biographies, artistic workshops, patronage dynamics, and collecting practices, the research seeks to verify the existence of an overarching orientation in the city’s arts, exploring the relationship between formal continuities and emerging cultural frameworks.&#xD;
The dissertation is structured around a first chapter that reviews the state of scholarship on seventeenth-century Milan and its artistic production—significantly expanded in recent decades—problematising the main critical nodes. The second chapter lays the foundations of the study, highlighting the context shaped particularly by the legacy of Federico Borromeo and Cerano, in which the protagonists of the investigation emerged and were trained. The central chapters are devoted to the painters active in Milan from 1630 to the mid-century, presenting their work primarily through biographical observation (chapter 3), a crucial prerequisite for understanding their mutual relationships and activity within the Milanese context. The city of Milan and the artists’ activity are then examined through the study of the most significant workshops in which they were involved (chapter 4) culminating in a credible and precise chronological reconstruction never before achieved. Finally, the analysis is completed with considerations on the reception of these artists, assessed through the most important Milanese patrons and collectors who appreciated their work (chapter 5), aiming to provide a comprehensive view not only of the artistic, but also the broader historical and cultural, context of Milan in this period.&#xD;
The methodology is based on an extensive critical review of the existing bibliography, complemented by systematic examination of documentary sources and wide-ranging archival research in Italian and international institutions. The discovery of previously unknown documents and artworks has enabled the clarification of chronologies, professional networks, and workshops, offering a detailed and coherent vision of the Milanese artistic landscape between 1630 and the mid-century. The findings reveal a historical phase not marked by radical innovation, but by a key role in which elements of continuity with the past assume structural importance and prepare the ground for subsequent developments.</description>
      <pubDate>Fri, 08 May 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">https://hdl.handle.net/10807/331978</guid>
      <dc:date>2026-05-08T00:00:00Z</dc:date>
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      <title>TECNOLOGIA, LAVORO, INDIVIDUO E FAMIGLIA: LE MOBILE TECHNOLOGIES COME SPAZIO PER COMPRENDERE LE POTENZIALITA' DI ALLEANZA E CONFLITTO TRA LA VITA FAMILIARE E IL LAVORO</title>
      <link>https://hdl.handle.net/10807/332137</link>
      <description>Titolo: TECNOLOGIA, LAVORO, INDIVIDUO E FAMIGLIA: LE MOBILE TECHNOLOGIES COME SPAZIO PER COMPRENDERE LE POTENZIALITA' DI ALLEANZA E CONFLITTO TRA LA VITA FAMILIARE E IL LAVORO
Autori: Paolino, Emilia
Abstract: Il presente lavoro indaga il ruolo delle tecnologie mobili nella ridefinizione dei confini tra vita lavorativa e vita familiare, analizzandone le implicazioni sul benessere individuale e sulla performance (lavorativa e non) nei due domini. Inserendosi nel dibattito sul work–life balance e sulle trasformazioni organizzative dell’era digitale, lo studio assume come cornice teorica la Conservation of Resources Theory e la Boundary Theory, proponendo una lettura integrata dei processi di consumo e rigenerazione delle risorse personali.&#xD;
In particolare, il lavoro sviluppa e testa un modello quantitativo che esplora gli effetti della Technology Intrusion — intesa come utilizzo delle tecnologie mobili per scopi lavorativi fuori dall’orario canonico — su due dimensioni importanti: il Family-related Guilt e la Task Closure. Tali variabili mediano, rispettivamente, gli esiti nel dominio familiare (Non-work Performance e Non-work Exhaustion) e nel dominio lavorativo (Productivity ed Engagement). Il modello include inoltre le Boundary Management Tactics come variabile moderatrice.&#xD;
L’indagine empirica, condotta su un campione di 150 lavoratori statunitensi con partner convivente, evidenzia un effetto ambivalente della Technology Intrusion. Da un lato, essa aumenta la percezione di produttività e di engagement grazie alla possibilità di chiudere task lavorativi anche fuori orario; dall’altro, incrementa il senso di colpa nei confronti della famiglia e contribuisce a una riduzione della performance extra-lavorativa e a un aumento dell’esaurimento emotivo nel dominio familiare. Le strategie individuali di gestione dei confini si rivelano in grado di attenuare gli effetti negativi, ma anche di ridurre parzialmente i benefici percepiti in ambito lavorativo.&#xD;
Il contributo della ricerca è duplice. Sul piano teorico, amplia la comprensione dei meccanismi attraverso cui l’iperconnessione digitale genera simultaneamente empowerment ed erosione delle risorse. Sul piano manageriale e pedagogico, offre indicazioni per la costruzione di pratiche organizzative e formative orientate a un uso più consapevole e generativo della tecnologia, valorizzando la persona nella sua interezza — lavoratore e membro di una famiglia — in una prospettiva di sostenibilità organizzativa e sociale.
Abstract: This research investigates the role of mobile technologies in reshaping the boundaries between work and family life and examines their implications for individual well-being and performance across both domains. Positioned within the broader debate on work–life balance and digital transformation, the study integrates the Conservation of Resources Theory and Boundary Theory to provide a multidimensional understanding of how personal resources are consumed and regenerated in digitally mediated contexts.&#xD;
The study develops and empirically tests a quantitative model exploring the effects of Technology Intrusion — defined as the use of mobile technologies for work-related purposes outside regular working hours — on two mediating variables: Family-related Guilt and Task Closure. These mediators, in turn, influence family-domain outcomes (Non-work Performance and Non-work Exhaustion) and work-domain outcomes (Productivity and Engagement), respectively. Boundary Management Tactics are introduced as a moderating variable.&#xD;
Data were collected from a sample of 150 U.S.-based employees living with a partner. &#xD;
Findings reveal the ambivalent nature of Technology Intrusion. On the one hand, it enhances perceived productivity and engagement by enabling task completion beyond standard working hours. On the other hand, it increases feelings of guilt toward the family, reduces non-work performance, and contributes to emotional exhaustion in the family domain. Boundary management strategies mitigate negative outcomes but may simultaneously reduce perceived work-related benefits.&#xD;
The study contributes theoretically by clarifying the mechanisms through which digital hyperconnectivity simultaneously fosters empowerment and resource depletion. From managerial and educational perspectives, it provides actionable insights for designing organizational policies and training interventions to promote more conscious and generative use of technology. Ultimately, the research emphasizes the importance of recognizing individuals as whole persons — workers and family members — within sustainable organizational and social systems.</description>
      <pubDate>Fri, 08 May 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">https://hdl.handle.net/10807/332137</guid>
      <dc:date>2026-05-08T00:00:00Z</dc:date>
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      <title>ENTI LOCALI, SCUOLE E COMUNITA' PER PREVENIRE LA DISPERSIONE SCOLASTICA. VERSO POLICY DI SISTEMA PER INTERVENTI CONTESTUALIZZATI</title>
      <link>https://hdl.handle.net/10807/331977</link>
      <description>Titolo: ENTI LOCALI, SCUOLE E COMUNITA' PER PREVENIRE LA DISPERSIONE SCOLASTICA. VERSO POLICY DI SISTEMA PER INTERVENTI CONTESTUALIZZATI
Autori: Ravasi, Ilaria
Abstract: Il presente studio si colloca nell’ambito della pedagogia sperimentale e indaga il problema della dispersione scolastica, tema centrale sia per la ricerca scientifica sia per le politiche europee e italiane. La letteratura individua almeno tre fattori di rischio (ascritti, di contesto e motivazionali) e promuove azioni di prevenzione, presentando  tuttavia un gap di ricerca rispetto al ruolo delle alleanze educative territoriali guidate dagli Enti Locali.&#xD;
L’obiettivo della tesi è indagare come tali alleanze possano contribuire alla prevenzione alla dispersione scolastica. Lo studio si concentra sul progetto Scuole Aperte, attivo a Bergamo dal 2016, e si articola attorno a due domande di ricerca: (a) come sono strutturate le alleanze territoriali con capofila l’Ente Locale? (b) quali metodologie di progettazione educativa sono adottate all’interno di tali alleanze?&#xD;
La ricerca adotta un disegno di Design Research integrato con l’analisi tematica riflessiva applicata a fonti documentali secondarie (delibere comunali e documentazione scolastica). Il percorso di ricerca si sviluppa in tre fasi: analisi/esplorazione, design e valutazione; le ultime due sono state elaborate in forma prototipale e la fase di design è stata supportata da mappe delle congetture (Sandoval, 2014).&#xD;
I risultati evidenziano alcune criticità e potenzialità delle alleanze territoriali: la presenza di linguaggi istituzionali differenti tra Ente Locale e scuole; la dipendenza dall’orientamento collaborativo del dirigente scolastico; il ruolo centrale ma prevalentemente operativo dei comitati genitori; i limiti della normativa nazionale e la carenza di pratiche strutturate di monitoraggio e valutazione.&#xD;
Lo studio contribuisce a colmare un gap nella letteratura, mettendo in luce punti di forza e criticità delle alleanze territoriali guidate dagli Enti Locali e offrendo indicazioni per lo sviluppo di modelli di progettazione educativa più coerenti, partecipativi e valutabili.
Abstract: This study is situated within the field of experimental pedagogy and addresses the issue of school dropout, a topic that has gained increasing attention in both scientific research and European and Italian educational policies. The literature identifies several risk factors – including ascribed, contextual, and motivational factors – and promotes preventive actions, while highlighting a research gap concerning the role of local educational alliances led by Local Authorities.&#xD;
The aim of this dissertation is to investigate how such territorial alliances can contribute to the prevention of school dropout. The study focuses on the “Scuole Aperte” project, active in Bergamo since 2016, and is guided by two research questions: (a) how are local alliances structured when coordinated by a Local Authority? and (b) which educational design methodologies are adopted within these alliances?&#xD;
The research adopts a Design Research framework integrated with reflexive thematic analysis applied to secondary documentary sources, including municipal resolutions and school documentation. The research process develops through three phases: analysis/exploration, design, and evaluation. The latter two phases were developed in a prototypical form, while the design phase was supported by conjecture maps.&#xD;
The findings highlight both critical issues and potentialities of territorial alliances: the presence of different institutional languages between Local Authorities and schools; the influence of the school principal’s collaborative orientation; the central but predominantly operational role of parents’ committees; the limits of national regulations; and the lack of structured monitoring and evaluation practices.&#xD;
This study contributes to addressing a gap in the literature by identifying strengths and weaknesses of territorial alliances led by Local Authorities and by providing insights for the development of more coherent, participatory, and evaluable educational design models.</description>
      <pubDate>Fri, 08 May 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">https://hdl.handle.net/10807/331977</guid>
      <dc:date>2026-05-08T00:00:00Z</dc:date>
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      <title>PERCORSI STORICI DELL'ESERCIZIO CINEMATOGRAFICO RURALE. IL CASODELLA PROVINCIA DI PAVIA</title>
      <link>https://hdl.handle.net/10807/331041</link>
      <description>Titolo: PERCORSI STORICI DELL'ESERCIZIO CINEMATOGRAFICO RURALE. IL CASODELLA PROVINCIA DI PAVIA
Autori: Pacchiarotti, Sebastiano
Abstract: La tesi si occupa di storia dell’esercizio cinematografico italiano, con specifico riferimento al contesto extra-urbano, rurale e provinciale, a lungo trascurato dalla tradizionale storiografia nazionale. Caso di studio specifico è la storia del cinema nel territorio tipicamente rurale della provincia di Pavia, dall’era fascista al boom economico, dagli anni Trenta alla fine degli anni Sessanta. Lo studio si propone di affrontare tre obiettivi: considerare la specificità della sala cinematografica rurale in rapporto alla storia nazionale del moviegoing; armonizzare approccio macrostorico e microstorico; analizzare l’esercizio della provincia di Pavia attraverso il metodo comparativo, in modo da evidenziare tendenze generali e idiosincrasie del territorio preso in esame. Il lavoro si articola in tre sezioni. La prima sezione ricostruisce la letteratura nazionale e internazionale sulla storia della sala cinematografica. La New Cinema History costituisce la cornice teorica principale: si considerano i principi teorici, i contributi specificamente dedicati al cinema rurale, nonché le metodologie principali (quali l’uso di strumenti di geovisualizzazione e del metodo comparativo). In ambito nazionale, la letteratura è divisa in quattro filoni: studi sulla struttura dell’esercizio italiano; studi sul rapporto tra esercizio e istituzioni; studi sul cinema cattolico; studi sulle funzioni sociali della sala cinematografica. La seconda sezione illustra le fonti consultate nella ricerca d’archivio: fonti Macro (istituzioni centralizzate: pubblicazioni SIAE, pubblicazioni di settore, registri dell’Archivio Centrale dello Stato e archivi di associazioni di categoria), Meso (fonti provinciali: fonti della Prefettura e della Camera di Commercio), Micro (fonti locali: archivi comunali). La terza sezione ricostruisce la storia del cinema in provincia di Pavia in tre momenti storici: l’epoca fascista, il Dopoguerra, il periodo del boom economico. Ogni epoca è illustrata da una serie di mappe realizzate con il software Palladio, per mostrare la diffusione e le caratteristiche delle sale nella provincia. L’approccio comparativo è utilizzato dividendo la provincia di Pavia nei suoi tre territori storici (Pavese, Lomellina, Oltrepò) e considerando le caratteristiche specifiche di ogni territorio così come le tendenze generali della sala cinematografica rurale.
Abstract: The thesis delves into the history of Italian cinema exhibition, with a specific focus to the non-urban, rural and provincial context, long neglected by traditional national historiography. A specific case study is constituted by the moviegoing history in the typically rural territory of the province of Pavia, from the Fascist era to the economic boom, from the Thirties to the late-Sixties. The thesis aims to deal with three goals: to consider the specificity of rural movie theatres in relation to the national moviegoing history; to harmonize macro and microhistorical approaches; and to analyze cinema exhibition in the province of Pavia through the comparative method, in order to highlight general tendencies as well as local idiosyncrasies of the territory under scrutiny. The thesis is divided into three sections. The first section traces national and international literature about cinema exhibition historiography. New Cinema History constitutes the main framework: theoretical principles, studies specifically devoted to rural cinema, as well as the main methodologies (such as the use of geovisualization tools and the comparative method) are considered. On the national level, the literature is divided into four pillars: studies on cinema exhibition structures; studies on the relationship between cinema and institutions; studies on Catholic cinema; and studies on the social functions of the movie theatre. The second section illustrates the archival sources recollected for the present study: sources on a Macro level (centralized institutions: SIAE publications, specialized press, registers of the Central State Archive, category association archives), on a Meso level (provincial sources: Prefecture and Chamber of Commerce), and Micro level (local sources: municipal archives). The third section traces the cinema exhibition history in the province of Pavia by considering three periods: the Fascist era, the Post-war period, and the economic boom. Each period is illustrated by a series of maps created with the Palladio software, in order to show the spread and features of movie theatres in the province. The comparative approach is used by dividing the province of Pavia in its three historical sub-regions (Pavese, Lomellina, Oltrepò) and by considering the specific features of each territory as well as the general tendencies of rural cinema exhibition.</description>
      <pubDate>Wed, 06 May 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">https://hdl.handle.net/10807/331041</guid>
      <dc:date>2026-05-06T00:00:00Z</dc:date>
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