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    <title>IRIS Macrotipologia:</title>
    <link>https://hdl.handle.net/10807/261620</link>
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    <pubDate>Sat, 27 Jun 2026 04:31:49 GMT</pubDate>
    <dc:date>2026-06-27T04:31:49Z</dc:date>
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      <title>ROTTURE INSTAURATRICI E MUTAMENTO SOCIALE NELLE PERIFERIE URBANE. PROSPETTIVE TEORICHE E CASI STUDIO</title>
      <link>https://hdl.handle.net/10807/338470</link>
      <description>Titolo: ROTTURE INSTAURATRICI E MUTAMENTO SOCIALE NELLE PERIFERIE URBANE. PROSPETTIVE TEORICHE E CASI STUDIO
Autori: Casartelli, Samuele
Abstract: In che modo degli eventi di rottura possono produrre “novità” da un punto di vista sociale? E la rottura influenza, e in che modo, il “nuovo” che da essa si genera? A partire da queste domande, la tesi studia il processo che, dall'irrompere di un evento, storico o biografico, conduce alla nascita di pratiche socialmente significative che si consolidano nel tempo, ricevono un effettivo riconoscimento sociale e generano effetti di mutamento nei territori marginali in cui prendono forma. La chiave di lettura è il concetto di «rotture instauratrici» elaborato da Michel de Certeau (1971; 2020): momenti di rottura che, a certe condizioni, avviano un'instaurazione, ovvero un processo di generazione e consolidamento di nuove pratiche. Nella riflessione certiana l'evento, situabile tanto sul piano macro-sociale quanto su quello biografico, è dotato di un «significato proprio» e di «conseguenze reali», che il ricercatore deve saper svelare anche quando resta nascosto o non tematizzato. Tale concetto si intreccia con la riflessione dell'autore sui margini come luoghi di conoscenza e sull'inventività delle pratiche quotidiane, e risulta finora privo di applicazioni empiriche in letteratura sociologica: la tesi ne verifica la validità ermeneutica e la possibilità di utilizzo nell'analisi di casi studio, portando negli studi sulle periferie la dimensione temporale ed evenemenziale del mutamento, spesso lasciata in secondo piano rispetto a quella spaziale.&#xD;
L'obiettivo è conoscitivo: comprendere se e a quali condizioni si dia un rapporto, nel divenire storico-sociale, tra eventi di rottura e nascita di pratiche socialmente significative, senza alcuna pretesa di valutazione d'impatto. Il lavoro si articola in una parte teorica, dedicata alla riflessione sociologica sul mutamento sociale, al pensiero di de Certeau e all'analisi del concetto di “rotture instauratrici”, oltre che alle prospettive sociologiche sulle periferie; e in una parte empirica costruita su due casi studio: l'Associazione Medicina Solidale a Tor Bella Monaca (Roma) e la Fondazione di comunità San Gennaro al Rione Sanità (Napoli). La metodologia combina racconti di vita, interviste semi-strutturate, analisi documentale, analisi tematica e analisi del discorso.&#xD;
Dall'analisi emerge che alcuni eventi di rottura storico-biografici hanno influito in maniera decisiva nella nascita e nello sviluppo delle organizzazioni analizzate. Inoltre, la comparazione dei casi ha mostrato l’importanza di un tempo di incubazione pluriennale, sostenuto da relazioni informali e di amicizia, in cui l’evento di rottura è stato interpretato in maniera condivisa e riflessiva; le pratiche nate da questo lavorìo si sono poi confrontate con autorità plurali, istituzionalizzandosi per poter durare, e hanno comportato dei rischi significativi che gli attori hanno scelto di assumere. Lungo tutto il percorso l'evento iniziale ha continuato a operare, secondo una dinamica di “fedeltà all'origine” che ha orientato le forme stesse del mutamento. &#xD;
Il concetto di rotture instauratrici si dimostra dunque un’interessante chiave ermeneutica per leggere i processi in cui la nascita del “nuovo” si intreccia ad eventi di rottura, pur con dei limiti sociologicamente significativi. I margini – urbani e simbolici – si confermano luoghi forieri di potenzialità. Anche per la ricerca sociologica, essi rinnovano l'invito certiano alla necessità di «un'attenzione pronta alla sorpresa» (de Certeau, 2025, p. 25).
Abstract: How can rupture events produce "novelty" from a social point of view? And does the rupture influence, and in what way, the "new" that arises from it? Starting from these questions, the thesis studies the process that leads from the irruption of an event, historical or biographical, to the birth of socially significant practices that consolidate over time, receive effective social recognition, and generate effects of change in the marginal territories where they take shape. The interpretive key is the concept of "instaurating ruptures" («ruptures instauratrices») developed by Michel de Certeau (1971; 2020): moments of rupture which, under certain conditions, set in motion an instauration, that is, a process of generation and consolidation of new practices. In Certeau's reflection, the event, which may be situated on the macro-social as well as on the biographical level, is endowed with a "meaning of its own" and "real consequences" that the researcher must be able to reveal even when it remains hidden or unthematized. This concept is interwoven with the author's reflection on the margins as places of knowledge and on the inventiveness of everyday practices, and has so far found no empirical application in the sociological literature: the thesis tests its hermeneutic validity and its usability in case-study analysis, bringing into the study of urban peripheries the temporal and evental dimension of change, often overshadowed by the spatial one.&#xD;
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The objective is cognitive in nature: to understand whether, and under what conditions, a relationship exists in historical-social becoming between rupture events and the birth of socially significant practices, with no claim to impact evaluation. The work is organized into a theoretical part, devoted to the sociological reflection on social change, to de Certeau's thought and to the analysis of the concept of "instaurating ruptures", as well as to sociological perspectives on urban peripheries; and an empirical part built on two case studies: the Associazione Medicina Solidale in Tor Bella Monaca (Rome) and the Fondazione di Comunità San Gennaro in the Rione Sanità (Naples). The methodology combines life stories, semi-structured interviews, documentary analysis, thematic analysis and discourse analysis.&#xD;
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The analysis shows that certain historical-biographical rupture events had a decisive influence on the birth and development of the organizations studied. Moreover, the comparison of the cases revealed the importance of a years-long incubation period, sustained by informal relationships and friendship, in which the rupture event was interpreted in a shared and reflexive manner; the practices born of this labour then had to confront plural authorities, institutionalizing themselves in order to endure, and entailed significant risks that the actors chose to take on. Throughout this trajectory, the initial event continued to operate, according to a dynamic of "fidelity to the origin" that shaped the very forms of change.&#xD;
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The concept of instaurating ruptures thus proves to be an interesting hermeneutic key for reading processes in which the birth of the "new" is interwoven with rupture events, albeit with sociologically significant limits. The margins – urban and symbolic – are confirmed as places laden with potentiality. For sociological research too, they renew Certeau's invitation to maintain "an attention ready for surprise" (de Certeau, 2025, p. 25).</description>
      <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">https://hdl.handle.net/10807/338470</guid>
      <dc:date>2026-06-15T00:00:00Z</dc:date>
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      <title>L'ANIMA IN CORSIA: UNO STUDIO QUALITATIVO SULLA SPIRITUALITA' NELLE CURE PALLIATIVE IN ITALIA</title>
      <link>https://hdl.handle.net/10807/338861</link>
      <description>Titolo: L'ANIMA IN CORSIA: UNO STUDIO QUALITATIVO SULLA SPIRITUALITA' NELLE CURE PALLIATIVE IN ITALIA
Autori: Vanzo, Martina
Abstract: Il progetto di ricerca ha indagato come la spiritualità si manifesta all’interno delle cure palliative in Italia e come questa viene gestita. L’interesse per il tema è nato alla luce di una rassegna della bibliografia che ha mostrato la crescente attenzione nazionale ed internazionale sulla gestione del bisogno spirituale e religioso del paziente all’interno delle istituzioni di cura.&#xD;
La scelta di studiare le cure palliative prende le mosse dal fatto che sono indicate come uno spazio dove erogare una cura spirituale è fondamentale. Il paziente che vi accede, infatti, ha una patologia che non può essere curata e la diagnosi è infausta quindi la presa in carico della persona deve essere totale. C’è il passaggio dal cure al care, questo significa che gli operatori sanitari intervengono, sì per ridurre il sintomo fisico, ma devono anche per garantirne il benessere emotivo, psicologico, relazionale ed anche spirituale.&#xD;
Ho inquadrato il tema alla luce della sociologia della religione per quanto riguarda i concetti di spiritualità e religione restituendo la complessità definitoria di entrambi e per comprendere oggi come questi due si relazionano tra loro. Ho poi sfruttato i principali paradigmi della cura e della malattia offerti dalla sociologia della salute per capire come è possibile il passaggio da una medicina incentrata sulla malattia ad un approccio person-centered.&#xD;
Sono state selezionate due ASL, Torino e Roma, a partire dal fatto che vi fossero presenti due progetti di gestione della diversità religiosa il cui scopo principale è quello di offrire assistenza spirituale e religiosa a pazienti non cattolici. I progetti sono rispettivamente “La cura dello spirito” sull’ASL Città di Torino e “L’accoglienza delle differenze e specificità culturali e religiose nelle strutture sanitarie ospedaliere e territoriali della Regione Lazio. Raccomandazioni per gli operatori sanitari da parte delle comunità religiose” sull’ASL Roma 1. Sono poi state selezionate delle strutture che permettessero di osservare sia la rilevanza di questi progetti, sia la gestione quotidiana del paziente in tutti i modi in cui le cure palliative vengono erogate, ovvero l’ospedale, l’hospice e il domicilio.&#xD;
Sono quindi stati intervistati 47 operatori sanitari (medici, infermieri, operatori-sociosanitari, psicologi, fisioterapisti, ...), ma anche i cappellani che lavorano nelle strutture. Ho usato un approccio di tipo qualitativo con interviste semi-strutturate a bassa direttività.&#xD;
La ricerca ha mostrato come gli operatori sanitari siano di fatto indipendenti rispetto all’istituzione sanitaria in cui lavorano non conoscendo e non essendo condizionati dai progetti in essere. L’attenzione alla sofferenza spirituale del paziente dipende totalmente dalla sensibilità personale sia nel riconoscimento di essa, sia nella sua gestione. Inoltre, si è rilevata una carenza formativa importante sul tema.
Abstract: The research project investigated how spirituality manifests within palliative care in Italy and how it is managed. Interest in this topic arose from a literature review that highlighted growing national and international attention on managing the spiritual and religious needs of patients within healthcare institutions. The choice to study palliative care stems from the fact that it is recognized as a space where providing spiritual care is essential. Indeed, patients entering palliative care have incurable conditions and an unfavorable prognosis; therefore, the management of the individual must be holistic. There is a shift from "cure" to "care," meaning that healthcare professionals intervene not only to alleviate physical symptoms but also to ensure emotional, psychological, relational, and spiritual well-being.&#xD;
The topic was framed through the lens of the sociology of religion regarding the concepts of spirituality and religion, reflecting the definitional complexity of both and exploring how the two relate to one another today. Furthermore, the main paradigms of care and illness provided by the sociology of health were utilized to understand how a transition from a disease-centered medicine to a person-centered approach is possible.&#xD;
Two local health authorities (ASL)—Torino and Roma—were selected because they implemented two distinct projects for managing religious diversity, the primary purpose of which is to offer spiritual and religious assistance to non-Catholic patients. These projects are, respectively, "La cura dello spirito" (The Care of the Spirit) within the ASL Città di Torino, and "L'accoglienza delle differenze e specificità culturali e religiose nelle strutture sanitarie ospedaliere e territoriali della Regione Lazio. Raccomandazioni per gli operatori sanitari da parte delle comunità religiose" (Welcoming Cultural and Religious Differences and Specificities in Hospital and Local Healthcare Facilities of the Lazio Region. Recommendations for Healthcare Workers from Religious Communities) within the ASL Roma 1. Subsequently, facilities were selected to observe both the relevance of these projects and the daily management of patients across all settings in which palliative care is delivered: hospital, hospice, and home care. &#xD;
Thus, 47 healthcare professionals (including physicians, nurses, healthcare assistants, psychologists, and physiotherapists) were interviewed, along with the chaplains working in the facilities. A qualitative approach was employed, using low-directivity, semi-structured interviews.&#xD;
The research showed that healthcare professionals operate, in fact, independently of the healthcare institution they work for, as they are neither aware of nor influenced by the projects in place. Attention to the patient's spiritual suffering depends entirely on personal sensitivity, both in terms of recognizing it and managing it. Furthermore, a significant lack of professional training on the subject was identified</description>
      <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">https://hdl.handle.net/10807/338861</guid>
      <dc:date>2026-06-15T00:00:00Z</dc:date>
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    <item>
      <title>ADOLESCENTI E SCIENZA: PRATICHE CULTURALI E COSTRUZIONE DI SENSO</title>
      <link>https://hdl.handle.net/10807/338687</link>
      <description>Titolo: ADOLESCENTI E SCIENZA: PRATICHE CULTURALI E COSTRUZIONE DI SENSO
Autori: Ricotti, Alessandro
Abstract: La ricerca analizza i processi di ricezione della scienza tra gli adolescenti, esplorando il modo in cui la conoscenza scientifica viene incontrata, interpretata e utilizzata nei contesti della vita quotidiana. Collocandosi nel campo della comunicazione della scienza, il lavoro propone un approccio prasseo-culturalista che integra audience studies e teoria delle pratiche, concependo la scienza non solo come insieme di conoscenze, ma come risorsa simbolica mobilitata per orientare l’azione, costruire identità e attribuire significato all’esperienza sociale.&#xD;
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La ricerca adotta una metodologia qualitativa ispirata alla grounded theory costruttivista e si basa su materiali raccolti in dodici classi di scuole secondarie superiori della Lombardia attraverso discussioni in classe, diari di consumo mediale, interviste e focus group.&#xD;
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I risultati mostrano come gli adolescenti tendano a rappresentare la scienza come fonte privilegiata di verità e affidabilità, sviluppando una fiducia diffusa nei confronti dell’istituzione scientifica. Tale fiducia, tuttavia, appare fragile quando emerge l’incertezza che caratterizza i processi di produzione del sapere scientifico. Parallelamente, la scienza occupa una posizione relativamente marginale nelle pratiche quotidiane di fruizione mediale, pur mantenendo una rilevante funzione simbolica: viene utilizzata per legittimare comportamenti, esprimere valori, definire appartenenze e costruire rappresentazioni di sé e degli altri.&#xD;
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Lo studio contribuisce al dibattito sulla comunicazione pubblica della scienza spostando l’attenzione dai processi di trasmissione del sapere alle pratiche attraverso cui i pubblici ne costruiscono il significato. Mostra così come il rapporto tra adolescenti e scienza sia il prodotto di processi interpretativi situati, nei quali conoscenza, fiducia, identità e cultura si intrecciano continuamente.
Abstract: This dissertation investigates how adolescents receive, interpret, and mobilize science in everyday life. Situated within the field of science communication, it develops a praxeo-cultural approach that combines audience studies and practice theory, conceptualizing science not merely as a body of knowledge but as a symbolic resource employed to orient action, construct identities, and make sense of social experience.&#xD;
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The study adopts a qualitative methodology inspired by constructivist grounded theory and draws on empirical materials collected in twelve upper-secondary school classes in Lombardy, Italy, through classroom discussions, media consumption diaries, interviews, and focus groups.&#xD;
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The findings show that adolescents tend to view science as a privileged source of truth and reliability, displaying widespread trust in scientific institutions. However, this trust appears fragile when confronted with the uncertainty and contingency that characterize scientific knowledge production. At the same time, science occupies a relatively marginal position in adolescents’ everyday media practices, while retaining important symbolic functions. It is mobilized to legitimize behaviours, express values, define group affiliations, and construct representations of the self and others.&#xD;
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The study contributes to science communication research by shifting the focus from the transmission of scientific knowledge to the practices through which audiences construct its meaning. It demonstrates that adolescents’ relationship with science is shaped by situated interpretive processes in which knowledge, trust, identity, and culture are continuously intertwined.</description>
      <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">https://hdl.handle.net/10807/338687</guid>
      <dc:date>2026-06-15T00:00:00Z</dc:date>
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      <title>TRA MODESTIA E MODA. PRATICHE DI ABBIGLIAMENTO E COSTRUZIONE DI IDENTITA' TRA LE GIOVANI MUSULMANE IN ITALIA</title>
      <link>https://hdl.handle.net/10807/338349</link>
      <description>Titolo: TRA MODESTIA E MODA. PRATICHE DI ABBIGLIAMENTO E COSTRUZIONE DI IDENTITA' TRA LE GIOVANI MUSULMANE IN ITALIA
Autori: Abdel Qader, Sumaya
Abstract: Tra modestia e moda. Pratiche di abbigliamento e costruzione di identità tra le giovani musulmane in Italia.&#xD;
Questa ricerca indaga le pratiche vestimentarie delle giovani donne musulmane nate o cresciute in Italia come luogo analitico privilegiato per comprendere i processi di costruzione identitaria, gestione della visibilità e negoziazione dell’appartenenza in un contesto plurale e secolarizzato. Il punto di partenza è una constatazione empirica: l’abbigliamento di queste giovani non è né mera conformità a norme religiose, né semplice inseguimento di tendenze estetiche, ma uno spazio di mediazione quotidiana in cui dimensioni etiche, estetiche e relazionali si compenetrano e producono soggettività situate.&#xD;
La ricerca si fonda su un corpus ampio e stratificato: cento interviste biografiche condotte attraverso racconti di vita, undici testimoni privilegiate, due focus group e un’attività continuativa di osservazione partecipante e non partecipante nell’arco dell’intero percorso dottorale (2023–2025). Con le prime quaranta partecipanti si è condotto un approfondimento ai guardaroba (Woodward 2007). Il campione comprende giovani distribuite prevalentemente nel Nord e nel Centro Italia, appartenenti alla generazione nata tra il 1995 e il 2005.&#xD;
Sul piano metodologico, la ricerca integra la Grounded Theory costruttivista (Charmaz 2014) con l’approccio etnosociologico dei racconti di vita (Bertaux 2008) e con una prospettiva riflessiva che tratta il posizionamento della ricercatrice – donna musulmana, insider dei contesti indagati, come risorsa epistemica e non come variabile da neutralizzare.&#xD;
L’analisi procede per livelli di astrazione progressiva: dalle soglie primarie delle scelte d’abbigliamento (comodità, modestia, contesto), si costruiscono tredici configurazioni strategiche – otto nello spazio pubblico, cinque nella sfera privata – che vengono poi riorganizzate in concetti ponte, categorie teoriche e tre macro-processi trasversali: la gestione strategica della visibilità, la cura di sé e il radicamento identitario, la continuità e trasformazione del sé attraverso i segni.&#xD;
La proposta interpretativa che emerge induttivamente da questo percorso è leggere la modestia come negoziazione situata della visibilità: una categoria core che permette di connettere il livello micro delle pratiche quotidiane con il livello meso e macro delle norme sociali, dei discorsi religiosi e dei regimi di sguardo in cui quelle pratiche si inscrivono. La modestia non è qui intesa come valore morale fisso o norma prescrittiva, ma come pratica incarnata e relazionale, continuamente ridefinita nell’incontro tra corpo, contesto e riconoscimento.&#xD;
Rispetto alla letteratura di riferimento (Badran 2009; Lamrabet 2017, 2025; Lewis 2013, 2015; Mahmood 2005; Tarlo, 2010; ecc.) questo lavoro sposta l’attenzione dalla soggettivazione interiore alla dimensione situata e relazionale della visibilità, e documenta la traduzione della modest fashion in un contesto europeo giuridicamente irrisolto come quello italiano, mostrando come le giovani non consumino (solo) repertori globali ma li riscrivano in pratiche biograficamente radicate. Rispetto alla letteratura italiana sulle seconde generazioni (Acocella &amp; Cigliuti 2016; Acocella &amp; Pepicelli 2015; Acocella 2023; Frisina 2007, 2010a, 2010b, 2025; Pepicelli 2010, 2012, 2016, 2017; ecc.), il lavoro aggiunge una lente specifica sull’abbigliamento come spazio in cui si rende visibile, in forma incarnata e quotidiana, ciò che questa ricerca propone di chiamare cittadinanza vissuta.
Abstract: Between Modesty and Fashion. Dress Practices and Identity Construction among Young Muslim Women in Italy. &#xD;
This study investigates the dress practices of young Muslim women born or raised in Italy as a privileged analytical site for understanding processes of identity construction, visibility management, and negotiation of belonging in a plural and secularised context. The starting point is an empirical observation: the clothing choices of these young women constitute neither mere conformity to religious norms nor simple adherence to aesthetic trends, but rather a space of everyday mediation in which ethical, aesthetic, and relational dimensions intersect to produce situated subjectivities.&#xD;
The research draws on a rich and stratified corpus: one hundred biographical interviews conducted through life story accounts, eleven privileged witnesses, two focus groups, and sustained participant and non-participant observation throughout the entire doctoral period (2023–2025). With the first forty participants, an in-depth wardrobe interview was conducted (Woodward 2007). The sample comprises young women located primarily in Northern and Central Italy, belonging to the generation born between 1995 and 2005.&#xD;
Methodologically, the study integrates constructivist Grounded Theory (Charmaz 2014) with the ethnosociological approach of life stories (Bertaux 2008), within a reflexive framework that treats the researcher’s positionality – as a Muslim woman and insider to the contexts under investigation – as an epistemic resource rather than a variable to be neutralised.&#xD;
The analysis proceeds through successive levels of abstraction: from the primary thresholds structuring clothing choices (comfort, modesty, context), thirteen strategic configurations are identified – eight in public space, five in the private sphere – which are subsequently reorganised into bridging concepts, theoretical categories, and three overarching macro-processes: the strategic management of visibility, self-care and identity rootedness, and the continuity and transformation of the self through signs.&#xD;
The interpretive proposal emerging inductively from this trajectory is to read modesty as the situated negotiation of visibility: a core category that connects the micro-level of everyday practices with the meso- and macro-levels of social norms, religious discourses, and the regimes of the gaze within which those practices are inscribed. Modesty is understood here not as a fixed moral value or prescriptive norm, but as an embodied and relational practice, continuously redefined at the intersection of body, context, and recognition.&#xD;
In dialogue with the international literature (Badran 2009; Lamrabet 2017, 2025; Lewis 2013, 2015; Mahmood 2005; Tarlo 2010; among others), this work shifts attention from interior subjectivation to the situated and relational dimension of visibility, and documents the translation of modest fashion within a European context that remains legally unresolved, as is the case in Italy – showing how young women do not simply consume global repertoires but actively rewrite them into biographically grounded practices. In dialogue with the Italian scholarship on second generations (Acocella &amp; Cigliuti 2016; Acocella &amp; Pepicelli 2015; Acocella 2023; Frisina 2007, 2010a, 2010b, 2025; Pepicelli 2010, 2012, 2016, 2017; among others), the study contributes a specific lens on dress as a space in which what this research proposes to call lived citizenship becomes visible in embodied and everyday form.</description>
      <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">https://hdl.handle.net/10807/338349</guid>
      <dc:date>2026-06-15T00:00:00Z</dc:date>
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