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    <title>IRIS Tipologia:</title>
    <link>https://hdl.handle.net/10807/225</link>
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    <dc:date>2026-04-23T04:07:23Z</dc:date>
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  <item rdf:about="https://hdl.handle.net/10807/333919">
    <title>Del saber al actuar en tiempos de emergencia climática: un enfoque dilemático en la Educación al Aire Libre</title>
    <link>https://hdl.handle.net/10807/333919</link>
    <description>Titolo: Del saber al actuar en tiempos de emergencia climática: un enfoque dilemático en la Educación al Aire Libre
Autori: Luca Lanfranchi
Abstract: This paper proposes a reading of Outdoor Education (OE) through a dilemmatic approach that assumes complexity as a structural condition of contemporary educational experience. In a context marked by the climate crisis and by the permanent tension between what is useful and what is dignified, it argues that mere awareness of the problem does not in itself trigger systemic transformations, since both the epistemic novelty of climate change and the defensive strategies adopted in response to its complexity hinder responsible action. On the basis of this analysis, the paper makes explicit a theoretical framework that understands educational processes as “dilemmatic fields,” in which the choice of one option does not eliminate the alternatives, but rather keeps the tensions alive (Tateo, 2018).&#xD;
After clarifying the notion of dilemma—and distinguishing it from doubt and conflict—it is argued, with Sarid (2022), that a dilemmatic approach occupies an intermediate rationality between the normative and the merely descriptive; it does not seek to “resolve” oppositions, but to inhabit them critically, avoiding both naive simplifications and evasions. In this perspective, two complementary levels are distinguished: (a) education as dilemma, focused on the ethical decisions of teachers and educators in the face of critical incidents and competing forces; and (b) education for dilemma, aimed at equipping students with the tools to deliberate in uncertain scenarios.&#xD;
In line with Birbes (2023; 2025), OE can be understood as a way to reactivate ecological identity, provided that the “outside the classroom” is not reduced to superficial exploration, but becomes ecological study and reflection on experience. This requirement is linked to an autopoietic organization and to “ethical competence” (Damiano, 2007), understood as the narrative and deliberative capacity to reflect on one’s own conduct in situations of uncertainty, with particular reference to the issue of climate change.&#xD;
As an operational contribution, the paper presents a proposal for “ecological orienteering,” which reconfigures the activity in formative terms: the outdoor experience is accompanied by an assessment device that measures not only performance, but also socio-environmental responsibility. Along the route, certain choices of care—for example, stopping to collect litter, even if this entails losing time or positions—are incorporated into the scoring system, so that the dilemma between competing and protecting becomes explicit, observable, and open to discussion. It is argued that this formative architecture turns the dilemma into an object of learning: it makes it possible to record decisions, justify reasons, confront consequences, and deliberate collectively, thus fostering the transition from a merely declarative “knowing the good” to a practiced “doing the good”—that is, toward forms of subjectivation that are responsible and consistent with socio-environmental justice.</description>
    <dc:date>2026-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="https://hdl.handle.net/10807/332120">
    <title>Performance fisiologiche e produttività del vigneto dopo quattro anni di applicazione di una pacciamatura organica secca</title>
    <link>https://hdl.handle.net/10807/332120</link>
    <description>Titolo: Performance fisiologiche e produttività del vigneto dopo quattro anni di applicazione di una pacciamatura organica secca
Autori: Tommaso Frioni; Michelangelo Palombelli; Pier Giorgio Bonicelli; Matteo Gatti; Stefano Poni
Abstract: La gestione del suolo è uno degli aspetti più rilevanti della tecnica colturale in vigneto nel contesto&#xD;
del cambiamento climatico. L’inerbimento protegge dall’ erosione in caso intense piogge, ma aumenta&#xD;
la competizione per acqua e nutrienti nei periodi primaverili-estivi. Inoltre, spesso gli effetti delle&#xD;
differenti tecniche di gestione del suolo sono osservabili solo nel medio-lungo periodo.&#xD;
Il presente studio intende confrontare un controllo (C), basato su inerbimento e lavorazione a file&#xD;
alterne, una pacciamatura organica secca nell’inter-fila (P-IF) e una pacciamatura organica secca&#xD;
localizzata nel sotto-fila (P-SF), in un vigneto di Malvasia di Candia aromatica localizzato nei Colli&#xD;
Piacentini. In P-IF e P-SF una cover crop basata su un mix di graminacee (preponderanti), Phacelia&#xD;
e trifoglio è stata seminata per quattro anni consecutivi (dall’autunno 2020 all’autunno 2023). In&#xD;
primavera, la biomassa è stata terminata con un rullo in P-IF e con una trincia-andanatrice in grado&#xD;
di convogliare i residui trinciati nel sotto-fila in P-SF. Nel 2024 sono stati misurati potenziale idrico&#xD;
pre-dawn (Ψpd) e fogliare a mezzogiorno (Ψmd), e scambi gassosi fogliari in una giornata&#xD;
particolarmente calda, dopo la terminazione degli inerbimenti. Alla vendemmia, è stata caratterizzata&#xD;
produttività unitaria e composizione delle uve, alla fine della stagione sono stati quantificati la&#xD;
superficie fogliare e il peso di potatura.&#xD;
Al 23/7/24, P-IF e P-SF avevano un Ψpd superiore rispetto a C (-0,32MPa e -0,31MPa vs -0,40MPa).&#xD;
Sebbene non siano state osservate differenze significative tra i trattamenti in termini di Ψmd, P-SF&#xD;
aveva fotosintesi e traspirazione fogliari superiori rispetto a C (+14% e +25%). Anche P-IF esibiva&#xD;
traspirazione e conduttanza stomatica rispetto a C (+25% e +9%). Alla vendemmia, P-SF aveva una&#xD;
resa per ceppo superiore rispetto a C (+8%), per via del maggior peso medio del grappolo e della&#xD;
bacca (+19% e +12%). Sebbene non siano state riscontrate differenze tra i trattamenti in termini di&#xD;
zuccheri nelle uve, P-SF aveva un’acidità titolabile superiore (+6%).</description>
    <dc:date>2025-01-01T00:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="https://hdl.handle.net/10807/332119">
    <title>Ruolo della prolina e del genotipo sull’adattamento della vite a stress idrici ricorrenti</title>
    <link>https://hdl.handle.net/10807/332119</link>
    <description>Titolo: Ruolo della prolina e del genotipo sull’adattamento della vite a stress idrici ricorrenti
Autori: Harsh Tiwari; Filippo Del Zozzo; Stefano Poni; Tommaso Frioni
Abstract: In vigneto, le viti sono frequentemente soggette a ripetuti periodi di scarsa disponibilità idrica. Si&#xD;
hanno poche informazioni sulle risposte genotipiche e sui meccanismi di adattamento allo stresso&#xD;
ossidativo dopo ripetuti episodi di stress idrico. Questo studio vuole valutare l’effetto di deficit idrici&#xD;
ricorrenti su viti in vaso di cultivar Sangiovese (SG) e Montepulciano (MP). 18 viti per cultivar sono&#xD;
state assegnate ai seguenti trattamenti: i) applicazione di uno stress idrico precoce fino a un potenziale&#xD;
idrico pre-dawn (Ψpd) di circa -1,0 MPa dal 19 giugno al 7 luglio 2024 (SIP); ii) assenza di stress&#xD;
idrico nello stesso periodo (noSIP). Dopo lo stress, tutte le viti sono state irrigate e sottoposte a un&#xD;
secondo periodo di stress idrico progressivo e più severo dal 7 al 13 agosto 2024, seguito da una&#xD;
nuova irrigazione. Ogni giorno dal 7 al 14 agosto 2024, sono stati misurati Ψpd e gli scambi gassosi&#xD;
fogliari e analizzati i livelli di prolina e di perossido di idrogeno sulle foglie. Il 7 agosto 2024, la&#xD;
concentrazione di prolina delle foglie SIP era significativamente più alta rispetto a noSIP sia in SG&#xD;
che MP, con quantità maggiori in SG. Durante il secondo periodo di stress idrico, le viti SG noSIP&#xD;
hanno mantenuto tassi fotosintetici fogliari (A) più alti di SG SIP, senza differenze di Ψpd (-1,2 MPa&#xD;
al picco di stress). Nelle viti MP, SIP aveva Ψpd più alto rispetto a noSIP (-0,8 vs -1,2 MPa al picco&#xD;
di stress). I tassi di A erano più alti in SIP (da +1 a +4 μmol m⁻² s⁻¹), così come l’efficienza di uso&#xD;
dell’acqua. La conduttanza stomatica era simile tra i trattamenti MP. Nelle viti SG, alla fine del&#xD;
periodo di stress, le foglie noSIP presentavano una maggiore concentrazione di prolina e un rapporto&#xD;
Fv/Fm più alto, oltre a una minore concentrazione di perossido di idrogeno rispetto alle foglie SIP,&#xD;
mentre in MP non sono state riscontrate differenze significative. Dopo l’irrigazione finale, SG noSIP&#xD;
ha mostrato valori più elevati di A e Fv/Fm rispetto a SG SIP.&#xD;
Lo studio dimostra che esiste una differenza varietale nel controllo della prolina, e un marcato effetto&#xD;
varietale nell’adattamento a stress idrici ricorrenti.</description>
    <dc:date>2025-01-01T00:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="https://hdl.handle.net/10807/332118">
    <title>Nuovo sensore a cella di carico per la misurazione in continuo dello stato idrico della vite</title>
    <link>https://hdl.handle.net/10807/332118</link>
    <description>Titolo: Nuovo sensore a cella di carico per la misurazione in continuo dello stato idrico della vite
Autori: Filippo Del Zozzo; Tommaso Frioni; Ginevra Canavera; Eugenio Magnanini; Stefano Poni
Abstract: Misurare in modo affidabile, continuo ed economico lo stato idrico della vite rappresenta una sfida&#xD;
nel contesto del riscaldamento globale. Lo studio fornisce la prima calibrazione di un nuovo sensore&#xD;
a cella di carico (CC) applicato al tronco della vite e che genera un output elettrico in mV. La&#xD;
calibrazione del sensore è stata condotta per 47 giorni (dal 24 agosto al 9 ottobre 2022) su sei viti&#xD;
mature di Cabernet Sauvignon coltivate in campo e ben irrigate, racchiuse in camere di polietilene&#xD;
trasparenti per monitorare la traspirazione a chioma intera delle viti (Tvite). Per ampliare la variabilità&#xD;
dei valori di traspirazione, metà delle viti è stata cimata in post-allegagione, lasciando otto foglie&#xD;
principali. Le correlazioni tra la media giornaliera di Tvite e la massima variazione giornaliera della&#xD;
CC (massimo – minimo giornaliero) sono risultate deboli, considerando tutte le giornate del periodo&#xD;
di misurazione, indipendentemente dall’inclusione di giorni piovosi o nuvolosi. Al contrario, le&#xD;
correlazioni tra il valore medio di Tvite e la CC (calcolata come la differenza tra il massimo&#xD;
giornaliero e la lettura istantanea registrata dall’alba fino alle 17:00 circa) su 27 giorni&#xD;
prevalentemente sereni hanno mostrato un’alta correlazione (R² = 0,95–0,97) in entrambi i trattamenti&#xD;
della chioma. Le stesse regressioni applicate a dati mediati su quattro giorni prevalentemente nuvolosi&#xD;
hanno mantenuto un’accuratezza simile (R² = 0,93-0,94). I sensori si sono rivelati sufficientemente&#xD;
sensibili per rilevare le differenze indotte dalla riduzione della chioma e della Tvite dovuta alla&#xD;
potatura precoce dei germogli. Il costo ridotto (circa 12 euro) e l’installazione semplice e&#xD;
completamente non invasiva, incoraggiano ulteriori valutazioni in termini di sensibilità alla fenologia,&#xD;
alla cultivar, allo stato idrico e a specie diverse dalla vite.</description>
    <dc:date>2025-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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