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  <title>IRIS Macrotipologia:</title>
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  <updated>2026-04-24T04:43:36Z</updated>
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    <title>L'IMPERO ASBURGICO E L'IDEA FEDERALE: PROGETTI E RIFORME PER LA SOLUZIONE DELLE QUESTIONI NAZIONALI E DELLE CRISI INTERNAZIONALI NELLA MITTELEUROPA TRA SECONDO OTTOCENTO E PRIMO NOVECENTO</title>
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    <updated>2026-04-12T19:14:13Z</updated>
    <published>2026-03-31T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Titolo: L'IMPERO ASBURGICO E L'IDEA FEDERALE: PROGETTI E RIFORME PER LA SOLUZIONE DELLE QUESTIONI NAZIONALI E DELLE CRISI INTERNAZIONALI NELLA MITTELEUROPA TRA SECONDO OTTOCENTO E PRIMO NOVECENTO
Autori: Tosoni, Stefano
Abstract: La tesi esamina l’evoluzione dell’idea federale all’interno dell’Impero asburgico nel periodo compreso tra il 1848 e il 1918, ponendo al centro dell’analisi l’interazione strutturale tra politica interna, riforme istituzionali e dinamiche di politica estera. In un contesto statuale caratterizzato da una profonda frammentazione etnico-nazionale, la Monarchia degli Asburgo fu chiamata a confrontarsi, nel corso del XIX secolo, con la necessità di ridefinire il proprio assetto costituzionale al fine di garantire la coesione interna e preservare il proprio ruolo nel sistema delle potenze europee. In tale quadro, la questione nazionale e il dibattito sul federalismo rappresentarono uno dei principali fattori di tensione e, al contempo, uno dei più rilevanti ambiti di sperimentazione politico-istituzionale.&#xD;
Obiettivo della ricerca è quello di colmare una persistente lacuna storiografica, offrendo una ricostruzione sistematica dei progetti federali, delle riforme costituzionali e delle concessioni amministrative adottate o elaborate dalla Monarchia asburgica, analizzandone il contenuto normativo, le finalità politiche e l’impatto istituzionale. Il lavoro si distingue dalla letteratura esistente da un lato per l’adozione di una prospettiva integrata, volta a superare la tradizionale separazione analitica tra politica interna e politica estera, mettendo in luce le reciproche influenze tra le crisi internazionali, le strategie diplomatiche e i processi di riforma domestica; e dall’altro per l’uso di fonti inedite che contribuiscono a far luce sul contenuto delle riforme istituzionali adottate nel tentativo di porre rimedio al persistente problema delle nazionalità e alla definizione del lungo percorso dello Stato asburgico sul sentiero del federalismo che ha portato poi alla nascita della Repubblica Federale d’Austria.&#xD;
Dal punto di vista metodologico, la tesi si colloca all’intersezione tra storia costituzionale, storia delle istituzioni politiche e storia delle relazioni internazionali. L’indagine si fonda su un’ampia e approfondita analisi di fonti primarie mai analizzate in precedenza, comprendenti legislazione imperiale, atti governativi, protocolli ministeriali e corrispondenza diplomatica, nonché materiali archivistici conservati nei principali archivi austriaci. A tali fonti si affianca l’esame critico della storiografia nazionale e internazionale esistente, al fine di valutare continuità, discontinuità oltre che la bontà delle interpretazioni consolidate sul trascurato tema del federalismo asburgico.&#xD;
L’analisi segue uno sviluppo diacronico che prende avvio dalle prime elaborazioni federaliste emerse nel contesto delle rivoluzioni del 1848 e del Reichstag di Kremsier, proseguendo attraverso il periodo del neoassolutismo, gli esperimenti costituzionali degli anni Sessanta dell’Ottocento e il Compromesso austro-ungarico del 1867. Particolare attenzione è riservata ai tentativi di superamento del dualismo, alle politiche di concessione adottate nella fase matura della Duplice Monarchia e ai progetti di riforma elaborati negli ultimi decenni di vita dell’Impero. Un ruolo centrale è attribuito ai programmi di trasformazione federale promossi dagli eredi al trono, in particolare dall’Arciduca Francesco Ferdinando, e successivamente ripresi dall’Imperatore Carlo I, con specifico riferimento al progetto degli “Stati Uniti della Grande Austria”. &#xD;
Nel complesso, la tesi propone quindi una rilettura dell’esperienza asburgica che problematizza l’interpretazione teleologica del crollo dell’Impero, mostrando come il federalismo rappresentò una reale opzione di riforma e di sopravvivenza statuale. Il presente elaborato si propone inoltre come un primo contributo volto a colmare la lacuna storiografica del complesso rapporto centro-periferia nel multietnico Impero d’Austria, delineando il profilo peculiare della politica asburgica, perennemente oscillante tra soluzioni più centralistiche o federalistiche, individuando quindi delle tendenze divenute poi prassi ereditate dagli Stati successori, che ancor oggi coniugano centralismo e federalismo in formule istituzionali alquanto particolari. Studiare questa vicenda significa andare oltre la condanna storica e l’affermazione secondo cui la monarchia asburgica fu una prigione dei popoli, concezioni che hanno caratterizzato per lungo tempo, e in parte caratterizzano anche oggi, la storiografia e il ricordo dell’Impero. Significa, inoltre, riconoscere che la convivenza di pluralità culturali e linguistiche non è solo un problema del passato, ma una sfida permanente.
Abstract: The thesis examines the evolution of the federal idea within the Habsburg Empire between 1848 and 1918, placing at the centre of the analysis the structural interaction between domestic politics, institutional reform and foreign policy dynamics. In a state framework characterised by profound ethno-national fragmentation, the Habsburg Monarchy was compelled, over the course of the nineteenth century, to redefine its constitutional order to secure internal cohesion and preserve its position within the European balance of power. Within this context, the national question and the debate on federalism represented both a major source of tension and one of the most significant arenas of political and institutional experimentation.&#xD;
The primary aim of the research is to address a persistent historiographical gap by offering a systematic reconstruction of the federal projects, constitutional reforms and administrative concessions adopted or devised by the Habsburg Monarchy. It analyses their normative content, political objectives and institutional impact. The study distinguishes itself from the existing literature in two principal respects. First, it adopts an integrated perspective designed to overcome the traditional analytical separation between domestic and foreign policy, highlighting the reciprocal influences between international crises, diplomatic strategies and processes of internal reform. Secondly, it makes use of previously unpublished sources that shed new light on the substance of the institutional reforms introduced in an attempt to resolve the enduring problem of the nationalities, and to define the long trajectory of the Habsburg state along a federal path that ultimately led to the establishment of the Federal Republic of Austria.&#xD;
From a methodological standpoint, the thesis is situated at the intersection of constitutional history, the history of political institutions and the history of international relations. The investigation is grounded in an extensive and in-depth analysis of primary sources hitherto unexplored, including imperial legislation, governmental acts, ministerial protocols and diplomatic correspondence, as well as archival materials preserved in the principal Austrian archives. These sources are complemented by a critical examination of the existing national and international historiography, with a view to assessing continuities, discontinuities and the validity of established interpretations concerning the often-neglected issue of Habsburg federalism.&#xD;
The analysis follows a diachronic development beginning with the earliest federalist formulations that emerged in the context of the Revolutions of 1848 and the Kremsier Reichstag, continuing through the period of neo-absolutism, the constitutional experiments of the 1860s and the Austro-Hungarian Compromise of 1867. Particular attention is devoted to attempts to overcome dualism, to the policies of concession adopted during the mature phase of the Dual Monarchy, and to the reform projects elaborated in the final decades of the Empire’s existence. A central role is attributed to the programmes of federal transformation promoted by the heirs to the throne, in particular Archduke Franz Ferdinand, and subsequently taken up by Emperor Charles I, with specific reference to the project of the “United States of Greater Austria”.&#xD;
Overall, the thesis advances a reinterpretation of the Habsburg experience that calls into question the teleological reading of the Empire’s collapse, demonstrating that federalism constituted a genuine option for reform and state survival. The present study further seeks to provide an initial contribution towards addressing the historiographical lacuna concerning the complex centre–periphery relationship within the multi-ethnic Austrian Empire. In so doing, it delineates the distinctive profile of Habsburg political practice, which was perpetually oscillating between more centralist and more federal solutions and identifies patterns that subsequently crystallised into institutional practices inherited by the successor states, many of which continue to combine centralism and federalism in highly distinctive constitutional arrangements. Study this historical trajectory is to move beyond the retrospective condemnation and the assertion that the Habsburg Monarchy was merely a “prison of peoples” — interpretations that have long shaped, and in part continue to shape, both historiography and public memory of the Empire. It also entails recognising that the coexistence of cultural and linguistic plurality is not merely a question of the past, but an enduring and structural challenge.</summary>
    <dc:date>2026-03-31T00:00:00Z</dc:date>
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    <title>IL RUOLO DEGLI ESECUTIVI MONOCRATICI NELLO SVILUPPO DELL'AMMINISTRAZIONE DELL'AMBIENTE: I CASI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E CANCELLIERE TEDESCO DAL 1972 AL 1986</title>
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    <updated>2026-04-12T19:14:10Z</updated>
    <published>2026-03-31T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Titolo: IL RUOLO DEGLI ESECUTIVI MONOCRATICI NELLO SVILUPPO DELL'AMMINISTRAZIONE DELL'AMBIENTE: I CASI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E CANCELLIERE TEDESCO DAL 1972 AL 1986
Autori: Di Gregorio, Ludovica
Abstract: La ricerca ambisce ad indagare il ruolo dell’esecutivo monocratico di Italia e Germania (Presidente del Consiglio e Cancelliere) per l’istituzione degli apparati amministrativi dell’ambiente tra il 1972 e il 1986. In particolare, essa intende fornire una ricostruzione storica comparata in chiave storico-istituzionale dei processi e pressioni sul fronte nazionale ed internazionale che hanno contribuito alla creazione dei Ministeri dell’Ambiente in entrambi i paesi nel 1986. L’analisi mette in evidenza come Presidente del Consiglio e Cancelliere siano state le figure chiave per l’inserimento di obiettivi di politica ambientale nei rispettivi Paesi, determinandone anche la priorità o, specialmente nella seconda metà degli anni Settanta, la subordinazione a settori ritenuti più centrali come la crescita economica e l’espansione del nucleare. Con riferimento agli anni Ottanta emergono due tendenze opposte, che portarono però al medesimo risultato: in Germania, l’esecutivo non ritenne necessaria la creazione di un ministero autonomo fino al disastro di Chernobyl, quando dovette cedere alle forti pressioni politiche; in Italia, invece, il governo fin dal 1983 ambì ad istituire un dicastero interamente dedicato all’ambiente, realizzato nel 1986. Per comprendere meglio la portata della materia ecologica sulle istituzioni nazionali, è stato dedicato spazio anche all’indagine delle relazioni tra il governo centrale e i livelli regionali (per il caso italiano) e statali (per il caso tedesco). Si è osservato, infatti, che l’attuazione del regionalismo italiano e lo sviluppo del federalismo tedesco siano stati sollecitati anche da questo ambito di policy, che ha portato ad una ridefinizione del ruolo dello stato centrale. L’integrazione delle osservazioni sul livello del governo centrale con quelle sulle relazioni centro-periferia ha fatto emergere in particolare il ruolo delle tradizioni e delle prassi istituzionali sulla creazione di nuovi apparati amministrativi: mentre la Germania è riuscita ad operare una rottura con le esperienze precedenti, l’Italia ha continuato a servirsi della legislazione e organismi relativi alla gestione dell’ambiente risalenti all’epoca pre-repubblicana. In questo contesto è possibile affermare che la maggiore innovatività e flessibilità del sistema tedesco ha permesso di sfruttare a pieno le potenzialità offerte dalla dimensione ambientale, come la capacità di influenza, non solo nel contesto politico nazionale, ma anche internazionale.
Abstract: This research aims to investigate the role of the monocratic executive in Italy and Germany (President of the Council and the Chancellor) in the establishment of administrative frameworks for the environment between 1972 and 1986. Specifically, it intends to provide a comparative historical reconstruction, from a institutional perspective, of the national and international processes and pressures that contributed to the creation of Ministries of the Environment in both countries in 1986. The analysis highlights how the Prime Minister and the Chancellor served as the key figures for integrating environmental policy goals into their respective countries, determining their priority or, particularly in the second half of the 1970s, their subordination to sectors deemed more central, such as economic growth and nuclear expansion. With reference to the 1980s, two opposing trends emerge that nonetheless led to the same result: in Germany, the executive did not consider the creation of an autonomous ministry necessary until the Chernobyl disaster, when it had to yield to intense political pressure; in Italy, conversely, the government had aspired to establish a department entirely dedicated to the environment since 1983, a goal realised in 1986. To better understand the impact of ecological matters on national institutions, space has also been dedicated to investigating the relations between the central government and regional levels (for the Italian case) and state levels (for the German case). It was observed, indeed, that the implementation of Italian regionalism and the development of German federalism were also spurred by this policy area, leading to a redefinition of the role of the central state. The integration of observations at the central government level with those on center-periphery relations has highlighted, in particular, the role of institutional traditions and practices in the creation of new administrative bodies: while Germany succeeded in breaking with previous experiences, Italy continued to utilise legislation and bodies related to environmental management dating back to the pre-Republican era. In this context, it can be argued that the greater innovativeness and flexibility of the German system allowed it to fully exploit the potential offered by the environmental dimension, such as the capacity for influence not only in the national political context but also internationally.</summary>
    <dc:date>2026-03-31T00:00:00Z</dc:date>
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    <title>THE EUROPEAN CLIMATE-NEUTRAL CITY AS A SOCIOTECHNICAL IMAGINARY. POLICY, TECHNOLOGY, AND IMAGINATION IN URBAN CLIMATE CHANGE MITIGATION</title>
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    <updated>2026-04-12T19:14:08Z</updated>
    <published>2026-03-31T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Titolo: THE EUROPEAN CLIMATE-NEUTRAL CITY AS A SOCIOTECHNICAL IMAGINARY. POLICY, TECHNOLOGY, AND IMAGINATION IN URBAN CLIMATE CHANGE MITIGATION
Autori: Bracchi, Caterina
Abstract: L’obiettivo della presente ricerca è stato quello di indagare le modalità attraverso cui le città stanno implementando le proprie strategie climatiche, con particolare attenzione alla mitigazione dei cambiamenti climatici, intesa come l’insieme degli sforzi necessari a ridurre drasticamente la concentrazione di gas serra (GHG) nell’atmosfera, al fine di raggiungere la neutralità climatica o emissioni nette pari a zero entro un determinato anno (Seto et al., 2021). Sebbene gli sforzi di mitigazione urbana siano spesso interpretati prevalentemente come una sfida di natura tecnologica e di sviluppo, la ricerca prende le mosse dall’assunto secondo cui il percorso verso la neutralità climatica urbana costituisce piuttosto una transizione sociotecnica, che interessa tutti gli aspetti della vita urbana e che può essere sostenuta attraverso innovazioni tecniche e tecnologiche (Frantzeskaki et al., 2017). Alla luce degli effetti pervasivi che le transizioni verso la neutralità climatica possono avere sulla struttura (sociale) urbana, la presente ricerca va oltre l’analisi tradizionale delle politiche pubbliche, adottando l’approccio teorico e metodologico degli immaginari sociotecnici (sociotechnical imaginaries, STIs) (Jasanoff &amp; Kim, 2009; 2015). Il lavoro si è quindi proposto di indagare se le città europee, nel loro percorso verso la neutralità climatica nell’ambito della Mission Horizon Europe “Climate-neutral and Smart Cities”, stiano effettivamente delineando uno specifico immaginario sociotecnico della città climate-neutral, e quale sia il discorso, la narrazione principale che informa tale immaginario in relazione alla città europea del futuro.&#xD;
Il lavoro è strutturato in due sezioni principali. I primi tre capitoli ripercorrono l’evoluzione storica del ruolo della città nel contesto della protezione ambientale e dello sviluppo sostenibile, ricostruendo una sorta di genealogia (Foucault, 1977) della città climate-neutral tra letteratura accademica e policy globali, oltre a presentare il quadro teorico degli immaginari sociotecnici. I due capitoli successivi costituiscono la parte più interpretativa e analitica della ricerca e si basano su un’analisi del discorso dei documenti di policy elaborati nel quadro della Mission europea “Climate-neutral and Smart Cities”, condotta attraverso la lente degli STIs e con il supporto del software di analisi qualitativa Nvivo. L’analisi si dimostra conclusiva e conferma l’ipotesi principale secondo cui la neutralità climatica urbana, nel contesto europeo, rappresenti molto più di un semplice obiettivo di politica ambientale. Essa configura piuttosto un immaginario sociotecnico della futura città europea, fondato sugli ottimistici assunti della modernizzazione ecologica, secondo i quali le problematiche esistenti o emergenti legate alla giustizia e alle disuguaglianze possono essere affrontate principalmente attraverso la semplice partecipazione, dando priorità quindi a obiettivi ambientali e di sviluppo.
Abstract: The goal of the present research has been to investigate how cities are implementing their climate strategies with a particular focus on climate change mitigation, understood as the efforts needed to drastically reduce the concentration of GHGs in the atmosphere, to reach climate neutrality or net-zero emissions by a given year (Seto et al., 2021). While urban mitigation efforts are often understood as a mainly technological and development challenge, the research departs from the assumption that the road to urban climate neutrality is rather a sociotechnical transition, affecting all aspects of urban life, to be aided through technical and technological advancements (Frantzeskaki et al., 2017). Given the all-encompassing effects that climate neutrality transitions can have in the urban (social) structure, this research goes beyond traditional policy analysis, by adopting the theoretical and methodological approach of sociotechnical imaginaries (STIs) (Jasanoff &amp; Kim, 2009; 2015). The present work has been aimed, therefore, at investigating whether European cities in their road to climate neutrality through the Horizon Europe Mission “Climate-neutral and Smart Cities” are indeed envisioning a specific sociotechnical imaginary of the climate-neutral city, and what the main discourse informing this STI entails for the European city of the future.&#xD;
The work is structured into two main sections. The first three chapters retrace the historical evolution of the role of the city in the context of environmental protection and sustainable development, by developing a sort of genealogy (Foucault, 1977) of the climate-neutral city between scholarship and global governance, as well as presenting the theoretical framework of sociotechnical imaginaries. The following two chapters present the more interpretative-analytical part of the research, based on a discourse analysis of the policy documents developed in the framework of the European “Climate-neutral and Smart Cities” Mission, through the lens of STIs, conducted with the support of the QDA software Nvivo. The analysis is conclusive and confirms the main hypothesis that urban climate neutrality in the European context indeed represents more than a simple environmental policy goal, but rather the sociotechnical imaginary of the future European city, one based on the optimistic ecological modernisation assumptions, whereby existing or arising issues of justice and inequalities can primarily be tackled through participation, while connecting environmental and development objectives.</summary>
    <dc:date>2026-03-31T00:00:00Z</dc:date>
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    <title>MILKING PROCESSES AND TECHNOLOGIES IN DAIRY CATTLE AND BUFFALOES: EFFECTS ON UDDER HEALT, MILK QUALITY, AND FARM EFFICIENCY</title>
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    <updated>2026-04-10T05:18:56Z</updated>
    <published>2026-04-01T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Titolo: MILKING PROCESSES AND TECHNOLOGIES IN DAIRY CATTLE AND BUFFALOES: EFFECTS ON UDDER HEALT, MILK QUALITY, AND FARM EFFICIENCY
Autori: Pascarella, Lorenzo
Abstract: La mungitura rappresenta un punto cruciale in cui convergono fisiologia animale, tecnologia dell’impianto, qualità del latte ed economia aziendale. Alterazioni della stabilità del vuoto, della pulsazione o del tempo di stacco del gruppo possono trasformare un’operazione routinaria in una fonte di stress del capezzolo, peggioramento della qualità del latte e inefficienza del processo. Tali criticità assumono particolare rilievo quando protocolli di mungitura sviluppati per la vacca da latte vengono trasferiti ad altre specie senza un’adeguata validazione. In questo contesto, il presente PhD ha prodotto evidenze specie-specifiche sui processi di mungitura nella bovina da latte e nella bufala mediterranea, traducendole in un sistema di monitoraggio operativo e data-driven. L’obiettivo è stato valutare gli effetti dei parametri di mungitura e della dinamica del flussi di latte su indicatori di salute della mammella, composizione del latte ed efficienza, definendo al contempo soglie applicabili in per la consulenza pratica.&#xD;
Gli studi nell’ambito di questo PhD hanno integrato i dati di campo del Servizio Controllo Mungitura di AIA con misurazioni strumentali. Nella bufala mediterranea, i dati di controllo statico della mungitura e controlli funzionali hanno evidenziato come un’inadeguata riserva utile del vuoto, limiti significativamente le prestazioni dell’impianto e sia associata a una riduzione di produzione e a un incremento di cellule somatiche (SCS). Escludendo i sistemi di mungitura tecnicamente inadeguati, livelli intermedi di vuoto (41-45 kPa) hanno mostrato il miglior compromesso tra efficienza e qualità del latte, mentre un rapporto di pulsazione 70:30 è risultato associato a valori inferiori di SCS senza penalizzare la produzione. Anche l’adozione dello stacco automatico del gruppo e di configurazioni specifiche della sala di mungitura si sono dimostrate vantaggiose.&#xD;
L’analisi delle curve di flusso nella bufala mediterranea ha mostrato che l’emissione del latte è prevalentemente concentrata nella fase iniziale (66%), mentre il machine-on time risulta frequentemente eccessivo (29% di sovramungitura), indicando una gestione dello stacco non ottimale e un margine di miglioramento nella riduzione dello stress del capezzolo.&#xD;
Nelle vacche di razza frisona, Milking-Time Tests (MTT) integrati con i dati di controllo funzionale hanno mostrato che una sovramungitura prolungata è associata a un aumento delle SCS e a una riduzione del contenuto in grasso del latte, mentre l’instabilità del vuoto influenza negativamente la qualità del latte indipendentemente dal livello di vuoto assoluto. I valori più favorevoli di SCS e lattosio sono stati osservati entro un range intermedio di vuoto al tubo corto del latte, confermando che il vuoto al di sotto del capezzolo e la sua stabilità rappresentano determinanti fondamentali della performance di mungitura. Le mandrie più grandi e produttive hanno generalmente mostrato tempi di mungitura più brevi e minore sovramungitura, probabilmente per la maggior attenzione nell’uso delle tecnologie di mungitura aziendali; tuttavia, un milk let-down più elevato ha evidenziato una stimolazione non ottimale degli animali, verosimilmente legata al maggiore carico di lavoro nelle routine delle grandi aziende. &#xD;
Complessivamente, i risultati ottenuti evidenziano che, quando tecnologia e settaggi di mungitura rispettano la fisiologia di eiezione lattea, i parametri di monitoraggio acquisiscono una chiara interpretabilità biologica e diventano strumenti di diagnostica preventiva, con ricadute positive su benessere animale, qualità del latte ed efficienza aziendale. In questa prospettiva, la precision milking emerge come una disciplina capace di integrare efficienza, salute della mammella e sostenibilità entro un quadro realmente evidence-based per la moderna zootecnia da latte.
Abstract: Milking is a key point where animal physiology, machine engineering, milk quality, and farm economics converge. Deviations in vacuum stability, pulsation, or detachment timing can make an operation a source of teat stress, reduced milk quality, and inefficiency. These issues are critical when protocols developed for dairy cows are transferred to other species without adequate validation. This PhD generated species-specific evidence on milking processes in dairy cattle and Mediterranean buffaloes and translated it into an operational, data-driven monitoring system. The aim was to assess the effects of milking settings and milk-flow dynamics on udder health proxies, milk composition, and efficiency, and to define practical on-farm thresholds.&#xD;
The research combined field data from the AIA Milking Control Service with instrumental measurements under commercial conditions. Dry-test and test-day data in Mediterranean buffalo showed that inadequate effective vacuum reserve significantly limited system performance and was associated with lower milk yield and lactose and higher somatic cell score (SCS). After excluding technically inadequate systems, intermediate vacuum levels (41-45 kPa) provided the best compromise between efficiency and milk quality, while a 70:30 pulsation ratio was associated with lower SCS without penalizing production. Automatic cluster removal and herringbone parlours adoptions were advantageous.&#xD;
Milk-flow curve analysis in Mediterranean buffalo showed milk release is front-loaded (66%), whereas machine-on time is often excessive (29% overmilking), indicating suboptimal detachment management and scope to reduce teat stress.&#xD;
In Holstein cows, harmonized Milking-Time Tests (MTT) with test-day data showed that prolonged overmilking was associated with higher SCS and lower milk fat content, while vacuum instability negatively affected milk quality independently of vacuum level. The most favourable SCS and lactose occurred within an intermediate range of short milk tube vacuum during main flow, confirming that under-teat vacuum and its stability are crucial determinants of performance. Larger, more productive herds generally showed shorter milking times and less overmilking, suggesting more refined machine settings; however, higher milk let-down indicated suboptimal pre-stimulation, likely due to greater workload. The PhD led to the design of an IoT-oriented national monitoring tool integrating machine tests, milk-flow data, and sensor-based measurements into a standardized decision-support system.&#xD;
Overall, these findings highlight that, when milking technology and settings align with the physiological dynamics of milk ejection, monitoring parameters gain biological interpretability and support preventive diagnostics, improving animal welfare, milk quality, and farm efficiency. In this perspective, precision milking emerges as a discipline integrating efficiency, udder health, and sustainability within an evidence-based framework for modern dairy farming.</summary>
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